Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14563 del 17/09/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14563 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: POSITANO GABRIELE

Data Udienza: 17/09/2014

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI NAPOLI
nei confronti di:
PANICO DOMENICO N. IL 01/01/1972
MONTELEONE LUIGI N. IL 16/03/1966
SPOSITO VINCENZO N. IL 15/12/1973
avverso l’ordinanza n. 1140/2014 TRIB. LIBERTA’ di NAPOLI, del
27/02/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

<43/ Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dr Gioacchino Izzo, conclude chiedendo l'accoglimento del ricorso del P.M. Per gli indagati è presente l'Avvocato Domenico Ciruzzi in sostituzione dell'Avv. Marco Campora, il quale chiede dichiararsi l'inammissibilità del ricorso nei confronti di Monteleone e, RIT E N UTO IN FATTO 1. Nell'ambito di un'indagine avente ad oggetto azioni di guerriglia urbana (blocchi stradali, portuali e ferroviari, occupazione di uffici pubblici, di luoghi sacri e museali, invasione e/o devastazione di sedi di partiti politici, rovesciamento e incendio di cassonetti dei rifiuti, deposito di rifiuti sulle pubbliche vie, danneggiamenti e incendi di autobus pubblici, di arredi urbani ed autovetture, minacce a personalità politiche e delle Forze dell'Ordine) posti in essere a partire dal mese di marzo 2010 - condotte perduranti fino a febbraio 2014 - nella città di Napoli e nel suo hinterland, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ha ritenuto di individuare un ristretto numero di 25 soggetti che, operando all'interno del Movimento di disoccupati napoletani, denominato B.R.O.S. (acronimo di Budget Individuali per il Reiserimento Occupazionale e Sociale), hanno dato vita ad una vera e propria associazione a delinquere finalizzata ad ottenere, con forme violente di lotta, il ripristino di scelte amministrative corrispondenti a politiche sociali di tipo assistenzialistico, a condizionare e paralizzare il Piano di Lavoro varato dall'Amministrazione regionale, ad ottenere posti nella pubblica amministrazione in spregio alle ordinarie procedure di assunzione, a condizionarle le scelte dell'Amministrazione comunale in materia di organizzazione e gestione del servizio pubblico di raccolta dei rifiuti. 2. Aderendo alla richiesta della pubblica accusa, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha emesso, in data 4/2/2014 e integrata il 24-2-2014, ordinanza applicativa degli arresti domiciliari nei confronti di alcuni indagati, tra cui Sposito Vincenzo; ha disposto l'obbligo di non allontanamento dal comune di dimora abituale e di non allontanamento dall'abitazione dalle ore 8,00 alle ore 14,00 nei confronti di altri dieci soggetti, tra cui Panico Domenico e Monteleone Luigi: tutti indagati per associazione a delinquere (capo A della rubrica), oltre che per vari reati fine. 3. Il Tribunale del Riesame di Napoli, investito dall'impugnazione degli indagati, ha confermato l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza per la gran parte dei reati fine contestati ed ha annullato l'ordinanza, per tutti gli indagati, in relazione al reato di associazione a delinquere, ritenuto insussistente. Ha anche annullato l'ordinanza in comunque, il rigetto nei confronti degli altri indagati. relazione al capo T/bis (false dichiarazioni sulle generalità e falso per induzione) e in relazione al capo V (violenza privata nei confronti del sindaco De Magistris). Ha sostituito per tutti, ad eccezione che per Panico Domenico, la misura degli arresti domiciliari con l'obbligo di non allontanamento dal comune di dimora abituale e di non allontanamento dall'abitazione dalle ore 8,00 alle ore 14,00. 4. Il Tribunale, dopo aver passato in rassegna gli elementi strutturali dell'associazione a delinquere e ribadito - sulla base di giurisprudenza di legittimità - che per la un'organizzazione apposita, essendo sufficiente l'uso di una struttura preesistente alla ideazione criminosa e già adibita a finalità lecite, ha escluso che gli elementi acquisiti siano idonei a dimostrare, oltre che le plurime condotte illecite addebitate a taluni degli indagati, anche la realizzazione di un accordo diretto dar vita ad uno specifico ed autonomo organismo associativo di natura criminale, distinto dal Movimento dei disoccupati organizzati. Ha escluso anche che la struttura (lecita) di appartenenza sia stata piegata, in via generale, ad una scelta di tipo criminale. 5. A tal fine ha richiamato - ravvisando identità di situazioni suscettibili di identica lettura - la motivazione di una precedente ordinanza, emessa nel 2003, del Giudice delle indagini preliminari dello stesso Tribunale di Napoli, il quale aveva osservato che i gruppi di disoccupati avevano come scopo del loro agire, e prima ancora del riunirsi in associazione, non già la commissione di reati, bensì quello di ottenere un posto di lavoro per i loro aderenti, talché i plurimi delitti commessi andavano imputati - allora, come ora - ai singoli associati riuniti in occasionali unità plurisoggettive, e non alla struttura associativa. Ha aggiunto che le condotte delittuose accertate nel presente procedimento sono senza dubbio collegate da un medesimo disegno criminoso e spinte dal fine di condizionare le scelte degli amministratori locali, anche con la violenza e la minaccia, ma non costituiscono anche "reati fine" di un programma criminoso precostituito, che si risolva nella commissione di delitti. Non diversamente da quanto ritenuto dal giudice dell'ordinanza impugnata, il Tribunale osserva che "gli esiti dell'attività di indagine attestano l'esistenza di una capillare struttura di uomini e mezzi ed una precisa ripartizione di ruoli all'interno dei vari gruppi che compongono il movimento; tuttavia, le azioni di volta in volta compiute appaiono spesso, anche alla luce dell'attività di intercettazione, frutto di decisioni isolate, prese da singoli aderenti alle varie compagini associative in attuazione di una strategia sempre diversa e destinata a mutare o, comunque, a modellarsi in relazione alle diverse risposte ricevute dagli amministratori locali". Tanto è confermato, conclude, dall'innalzamento del livello dello scontro all'indomani dell'impostazione - da parte della Giunta regionale uscita dalle elezioni del 2010 - di una politica del lavoro basata sul finanziamento alle imprese invece che sulla erogazione di sussidi: fatto che depone ancor più per lo stretto collegamento tra le azioni di dissenso (sostanziatisi in fatti reato) e la concreta vicenda configurabilità di un'associazione siffatta la legge non richiede la creazione di politica, smentendo viceversa la tesi di una organizzazione strutturalmente dedita alla commissione di delitti. 6. Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso per Cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli per illogicità e contraddittorietà della motivazione. Lamenta, innanzitutto, che sia stato travisato il senso dell'accusa (condivisa dal GIP), la quale non mira a dimostrare che l'intero Movimento dei disoccupati, denominato B.R.O.S., "sia stato piegato a una scelta di tipo criminale", ma imputabili ad un nucleo criminale interno al Movimento - e le linee guide del Movimento stesso. Sottolinea, poi, la differenza dei fatti di cui all'imputazione provvisoria, e le prove ad essi relative, rispetto a quelli oggetto di altro procedimento conclusosi con sentenza di non luogo a procedere del Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Napoli del 30/6/2005, in quanto questa volta le indagini - che si sono avvalse, a differenza delle precedenti, anche di intercettazioni telefoniche e audio-video ambientali - <>. Ed hanno
consentito di disvelarne la strategia del gruppo criminale, finalizzata all’ottenimento mediante il ricorso sistematico alla violenza – di un trattamento speciale, indebitamente
preferenziale (per esempio: impiego nella raccolta dei rifiuti; assunzione in aziende
partecipate; ecc.), e quindi illegittimo, perché contrastante con gli interessi
dell’amministrazione pubblica e con quelli di altre categorie di aspiranti lavoratori.
Imputa pertanto al Tribunale del riesame una lettura atomistica e frazionata degli

che vi è un evidente collegamento tra i fatti illeciti oggetto del presente procedimento –

elementi probatori raccolti, che l’ha portato a ritenere frutto di decisioni isolate le azioni
delittuose poste in essere da membri del Movimento, oltre che un palese travisamento
della prova, desumibile dalla lettura dell’ordinanza genetica e delle intercettazioni in
essa riportate (da tali intercettazione emerge chiaramente, sostiene il ricorrente, “che a
deliberare previamente in sede, ad eseguire in piazza, ed a coordinare anche di persona
i dettagli della materiale attuazione dei fatti criminosi è sempre una ristretta cerchia di
soggetti coincidente con gli indagati per il reato di associazione per delinquere” e che è
smentita la tesi del Tribunale, secondo cui tali fatti criminosi sarebbero il frutto “di
decisioni isolate prese dai singoli aderenti alle varie compagini associative in attuazione
di una strategia sempre diversa”). V

7. Lamenta, infine, che Tribunale abbia escluso il carattere illecito dell’associazione sulla
base della finalità perseguita dagli indagati – quella di ottenere sussidi e posti di lavoro
– confondendo, in tal modo, il movente (soggettivo) dell’azione delittuosa con il fine
dell’associazione criminale.
8. Con memoria depositata in data 30/6/2014 i difensori di Panico, Monteleone e Sposito
chiedono la dichiarazione di inammissibilità del ricorso del Pubblico Ministero o, in
subordine, il suo rigetto, rilevando che, nelle more del procedimento, nei confronti di

Monteleone Luigi la misura interdittiva era divenuta inefficace.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Preliminarmente va dichiarato inammissibile il ricorso proposto nei confronti di
Monteleone Luigi per mancanza di correlazione con la motivazione dell’ordinanza
impugnata che ha annullato il provvedimento nei confronti di Monteleone per un motivo
del tutto diverso da quello esaminato dal ricorrente, in considerazione dell’inefficacia
della misura conseguente all’inutile decorso del termine di dieci giorni ex art. 309,
comma 10, c.p.p: motivo con il quale il ricorso del PM non si confronta.
2. Per il resto il ricorso è fondato. Con riferimento al capo a), occorre premettere che
appare fuori fuoco il richiamo dell’orientamento giurisprudenziale menzionato
dall’ordinanza impugnata, secondo cui deve escludersi la configurabilità del reato di
associazione per delinquere allorquando i singoli componenti di un ufficio o di
un’organizzazione, con finalità e scopi leciti, pongano in essere attività illecite e manchi
del tutto la prova di un collegamento tra tali fatti illeciti e le direttive generali impartite
dai responsabili dell’organizzazione stessa (Sez. 6, n. 34489 del 30/01/2013, Casula,
Rv. 256122), in quanto, nel caso di specie, il collegamento degli indagati con la
federazione dei movimenti di disoccupati si esaurisce nella parziale identità soggettiva
dei componenti e, in termini molto lati, nella finalità ultima delle azioni perseguite.
3. Già in questa prima prospettiva si coglie un’evidente lacuna argonnentativa
dell’ordinanza che si esamina, giacché, attraverso l’introduzione di una limitazione non
presente nella fattispecie delineata dall’art. 416 cod. pen., si attribuisce centrale
rilevanza al perseguimento di finalità lecite da parte della preesistente struttura,
finendo con lo svalutare del tutto, e con chiara contraddittorietà logica, i dati,
riconosciuti dalla medesima ordinanza impugnata, ossia: a) che “le condotte delittuose
emerse nel corso del presente procedimento, poste in essere da più persone riunite,
sono senza dubbio collegate da un medesimo disegno criminoso e spinte dal fine di
condizionare le scelte degli amministratori locali, anche con l’uso di violenza e
minaccia”; b) che l’attività di indagine aveva attestato “l’esistenza di una capillare
struttura di uomini e mezzi ed una precisa ripartizione di ruoli all’interno dei vari gruppi
che compongono il movimento”.

4

4. Pur in presenza di siffatta struttura e dell’indicata ripartizione dei ruoli, il Tribunale
ritiene di valorizzare in senso contrario il fine, perseguito dagli associati, di tutelare,
tramite “l’interlocuzione con gli organi politici e la pressione esercitata sui
rappresentanti delle diverse amministrazioni locali, la posizione dei propri appartenenti,
al fine di ottenere posti di lavoro e/o sussidi economici”.
5. E tuttavia, l’esistenza di una varietà di risposte alle decisioni assunte dagli organi
amministrativi locali non esclude affatto la prefigurazione, sin dall’origine, del

sono mossi dal preordinato disegno di influire anche con la violenza o la minaccia sulle
determinazioni degli amministratori), il cui fine “politico” ultimo non ne altera la natura,
così come non altera la qualificazione della struttura preordinata (anche) al compimento
di tali atti.
6. A fronte di tali carenze motivazionali, anche la conclusione del carattere estemporaneo
delle decisioni relative ai singoli atti delinquenziali finisce per non confrontarsi con le
obiettive risultanze delle intercettazioni, dalle quali emerge la chiara prefigurazione del
disegno criminoso (“ci vuole il morto… Il morto non deve essere uno in mezzo a noi, ma
deve essere uno della controparte…”), peraltro riconosciuto come esistente dallo stesso
Tribunale e corroborato anche dal numero dei concreti episodi illeciti contestato, così
come la programmazione delle azioni di guerriglia.
7. Ma soprattutto non coglie il dato che la mutevolezza delle specifiche risposte
delinquenziali, rispetto alla concreta situazione istituzionale non incide sulla esistenza di
un più vasto programma criminoso, per la commissione di una serie indeterminata di
delitti, con la permanenza di un vincolo associativo tra i partecipanti, anche
indipendentemente ed al di fuori dell’effettiva commissione dei singoli reati
programmati (si veda, ad es., Sez. 2, n. 933 del 11/10/2013 – dep. 13/01/2014,
Debbiche Helmi, Rv. 258009).
8. In conclusione, con riferimento alle posizioni degli indagati Sposito e Panico, l’ordinanza
impugnata va annullata, nei limiti di cui in motivazione, con rinvio al Tribunale di Napoli
per nuovo esame.
P.Q.M.
Annulla l’ordinanza impugnata limitatamente al capo a) nei confronti di Panico Domenico e
Sposito Vincenzo, con rinvio al Tribunale di Napoli per nuovo esame.
Dichiara inammissibile il ricorso del P.M. nei confronti di Monteleone Luigi.
Così deciso in Roma il 17/09/2014
Il Consigliere estensore

DEOSTÀTA C nELLERIA

Il Presidente

compimento di atti delittuosi (rileva proprio il Tribunale, come s’è visto, che gli indagati

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