Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14562 del 17/09/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14562 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: POSITANO GABRIELE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CARIELLO ANTONIO N. IL 12/11/1998
CARTELLO GIUSEPPE N. IL 22/06/1990
avverso l’ordinanza n. 75/2014 TRIB. LIBERTA’ di POTENZA, del
01/04/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 17/09/2014

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dr Gioacchino Izzo, conclude chiedendo il
rigetto dei ricorsi.

RITENUTO IN FATTO

contro l’ordinanza emessa dal Tribunale di Potenza in data 22 aprile 2014, con la quale
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è stata confermata la decisione adottata dal Giudice delle indagini preliminari, in data

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11 marzo 2014, presso il Tribunale di Matera, applicativa della misura cautelare degli
arresti domiciliari nei confronti degli indagati poiché gli stessi, in concorso tra loro,

il

giorno 30 novembre 2013, in Scanzano 3onico, avevano colpito ripetutamente Bucatariu
Laurentiu Nicolae cagionandogli lesioni guaribili in un tempo superiore a 40 giorni, con
l’aggravante dei futili motivi e di avere adoperato sevizie e crudeltà.
2. Con il ricorso la difesa lamenta:

inutilizzabilità delle dichiarazioni della persona offesa Bucatariu Laurentiu poiché lo
stesso avrebbe dovuto essere sentito dall’inizio come indagato;

nullità dell’ordinanza per insufficiente descrizione del luogo e del tempo di commissione
del delitto; nullità dell’ordinanza per mancata indicazione delle esigenze cautelari e dei
gravi indizi;

insussistenza della responsabilità degli indagati per insufficienza delle dichiarazioni rese
dalla persona offesa;

insussistenza dell’aggravante di cui all’articolo 583, primo comma codice penale;

insussistenza delle aggravanti di cui all’articolo 61 n. 1 e n. 4 codice penale;
insussistenza delle condizioni di cui all’articolo 274 del codice di rito, non avendo il
primo giudice esaminato la possibile sussistenza della scriminante della legittima difesa;

errata qualificazione della condotta come lesione e non come esercizio arbitrario delle

1. Il difensore di Caríello Antonio e Cariello Giuseppe propone ricorso per cassazione

proprie ragioni.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. L’ordinanza impugnata non merita censura.
2. Come emerge dal contenuto del provvedimento impugnato in data 10 dicembre 2013 i
Carabinieri di Policoro venivano a conoscenza che Bucatariu Laurentiu Nicolae era stato
vittima di una brutale aggressione da parte dei fratelli Cariello Antonio e Giuseppe e che
l’altro germano, Cariello Andrea, dopo essersi recato presso l’abitazione della persona

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offesa e avere minacciato di morte la compagna di quest’ultimo, Tanese Elena, aveva
lanciato un grosso masso sull’autovettura di proprietà della persona offesa,
danneggiandola.
3. Bucatariu Laurentiu Nicolae il giorno precedente avendo necessità di accompagnare la
Tanese in Ospedale e non avendo carburante a sufficienza, si era recato presso la
macelleria dei propri datori di lavoro per chiedere di poter prelevare il carburante
dall’azienda dei Cariello, come era solito fare. Nell’occasione, invece, era stato colpito al

stato nuovamente minacciato dagli aggressori e, molto dolorante, era riuscito a tornare
a casa, dove era stato accudito dalla propria compagna.
4. Con il primo motivo la difesa deduce l’inutilizzabilità delle dichiarazioni del denunziante
in quanto quest’ultimo, sin dall’inizio, avrebbe dovuto essere sentito come indagato per
reato connesso o collegato.
5. La censura è infondata poiché dalle risultanze processuali emerge che le dichiarazioni
della persona offesa sono state rese in sede di sommarie informazioni, pertanto non
trova applicazione il disposto dell’art. 197 bis c.p.p., ma il dettato dell’art. 63 c.p.p.
Infatti, le dichiarazioni rese da un soggetto quale persona informata dei fatti, quando
assunte in assenza di indizi di una sua possibile responsabilità, restano utilizzabili nei
confronti dei terzi anche se nel prosieguo del procedimento l’interessato assume, in
relazione agli stessi fatti diversamente qualificati, la veste di indagato o imputato (Sez.
6, n. 4422 del 07/10/2004 – dep. 08/02/2005, Sulpizi ed altro, Rv. 231446). La
questione riguarderebbe, al più, eventuali dichiarazioni aventi carattere autoindiziante,
non utilizzabili contro chi le ha rese, ma pienamente utilizzabili contro i terzi,
prevalendo la qualità di teste-parte offesa del reato in relazione al quale si indaga
rispetto a quella di possibile coindagato in reato connesso (Sez. 2, Sentenza n. 283 del
01/10/2013 Ud. (dep. 08/01/2014) Rv. 258105).
6. In ogni caso la doglianza è infondata. Infatti, anche con riferimento al successivo
motivo numero otto, va rilevato che il Tribunale ha adeguatamente evidenziato

volto dagli indagati con un bastone perdendo conoscenza. Dopo essersi ripreso era

l’insussistenza di elementi idonei a far ritenere che il comportamento della persona
offesa possa integrare la fattispecie del furto. Milita in senso contrario, infatti, l’acquisita
presenza dei libretti che dimostrano la sussistenza di un accordo tra la persona offesa e
Cariello Andrea riguardo alla condotta di prelevamento del carburante posta in essere
dalla vittima. Conseguentemente difettando l’elemento materiale e quello soggettivo del
delitto di furto non è possibile configurare la scriminante della legittima difesa (oggetto
dell’ottavo motivo) rispetto alla quale, peraltro, difetterebbe anche il requisito della
proporzionalità sul quale, in nessun modo, il ricorrente si sofferma.
7. Con il secondo motivo il ricorrente deduce la nullità dell’ordinanza cautelare per
insufficiente descrizione del fatto, dell’indicazione del luogo in cui si sarebbe verificatam ,i
l’aggressione e del tempus commissi delicti.

8. Il motivo è destituito di fondamento poiché, nella fase delle indagini preliminari,
l’imputazione è ancora fluida, per cui le precisazioni riguardanti l’esatta collocazione
spaziale e temporale dell’azione illecita possono essere susseguenti al completamento
degli atti di indagine.
9. Con il terzo motivo eccepisce la nullità dell’ordinanza per mancata esposizione delle
specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta
in quanto la motivazione appare basata su elementi teorici.

contiene una precisa indicazione degli elementi indizianti e la specificazione delle
esigenze cautelari, indicate nel pericolo di reiterazione dei reati.
11.Con il quarto motivo deduce l’insussistenza della responsabilità degli indagati, poiché le
dichiarazioni della persona offesa avrebbero dovuto essere supportate da riscontri
concreti, mentre la deposizione del fratello della persona offesa, Bucatariu Ionel
evidenzia alcune contraddizioni.
12 Con il quinto motivo il difensore lamenta il mancato espletamento da parte del Pubblico
Ministero di accertamenti ulteriori in ordine alla sottrazione di gasolio da parte del
Bucatariu verificando, eventualmente, l’esistenza di una cisterna di carburante presso
l’allevamento dei Cariello.
13.Con il sesto motivo deduce l’insussistenza dell’aggravante di cui all’articolo 583, comma
prima del codice penale in quanto dalla certificazione sanitaria emergerebbe un periodo
di malattia contenuto entro i 40 giorni e non superiore a tale termine, come si desume
dalla contestazione.
14. Con il settimo motivo lamenta l’insussistenza delle aggravanti di quegli articoli 61 n. e
n. 4 del codice penale in difetto di una condotta sproporzionata e di un movente
specifico, tale da fondare il riconoscimento delle aggravanti.
15.Con all’ottavo motivo rileva l’assenza dei gravi indizi di colpevolezza, deducendo che il
primo giudice avrebbe dovuto porsi il problema della sussistenza della scriminante della
legittima difesa.

10.La doglianza è infondata poiché la motivazione, lungi dall’essere meramente apparente,

16.Con l’ultimo motivo lamenta l’errata qualificazione della fattispecie in esame, che
avrebbe potuto essere inquadrata, non come lesione, ma come esercizio arbitrario delle
proprie ragioni.
17.1 motivi che precedono, ad eccezione di quelli relativi alle aggravanti (nn. 6 e 7)
possono essere trattati congiuntamente poiché basati sulle medesime censure.
18.Prima di procedere alla disamina specifica di tali residui motivi di ricorso, deve
premettersi che il ruolo di questa Corte non è quello di rivalutare gli indizi posti a base
dell’ordinanza cautelare, né quello di pronunciarsi sull’attendibilità della persona offesa,
bensì più limitatamente quello del controllo di legittimità sull’ordinanza impugnata.
19.La Corte, dunque, si limiterà a verificare che il provvedimento impugnato sia sorretto da
una logica e sufficiente motivazione, anche nelle parti in cui fa riferimento all’ordinanza

Mirv

emessa dal gip, e che il giudizio di gravità indiziarla e di attendibilità delle deposizioni
che ne costituiscono il fondamento sia stato effettuato dal Tribunale del Riesame
operando una corretta interpretazione degli istituti processuali invocati nel ricorso.
20.In nessun caso questa Corte procederà ad una valutazione di merito sugli indizi e sulla
ritenuta attendibilità della persona offesa, compito riservato al giudice per le indagini
preliminari in prima battuta e al Tribunale del Riesame in sede di impugnazione .
21.Ciò premesso, non si deve dimenticare che ci troviamo oggi non in una fase

dell’autorità giudiziaria; il che significa che la valutazione degli indizi di colpevolezza
deve essere condotta con minor rigore rispetto a quanto deve avvenire nell’ambito del
giudizio di condanna. Trattasi di affermazione che trova la sua fonte normativa
nell’articolo 273 del codice di procedura penale che, al comma uno bis, richiama i
commi 3 e 4 dell’articolo 192 e non invece il numero due, che richiede una particolare
qualificazione degli indizi (non solo gravi, ma anche precisi e concordanti). Anche
questa Corte (Cassazione penale , sez. IV, 06 luglio 2007, n. 37878) ha già ricordato
che in tema di misure cautelari personali, la nozione di “gravi indizi di colpevolezza” di
cui all’art. 273 c.p.p. non si atteggia allo stesso modo del termine “indizi” inteso quale
elemento di prova idoneo a fondare un motivato giudizio finale di colpevolezza, che sta
a indicare la “prova logica o indiretta”, ossia quel fatto certo connotato da particolari
caratteristiche (v. art. 192, comma 2, c.p.p.), che consente di risalire a un fatto incerto
attraverso massime di comune esperienza. Per l’emissione di una misura cautelare è
quindi sufficiente qualunque elemento probatorio idoneo a fondare un giudizio di
qualificata probabilità sulla responsabilità dell’indagato in ordine ai reati addebitatigli.
Gli indizi, dunque, ai fini delle misure cautelari, non devono essere valutati secondo gli
stessi criteri richiesti per il giudizio di merito dall’art. 192, comma 2, c.p.p.
22. Deve poi essere rimarcato il fatto che il Tribunale del Riesame non solo ha confermato
l’ordinanza cautelare, ma richiama integralmente anche la ben più dettagliata
motivazione del GIP, per cui la congruità della motivazione deve essere valutata

dibattimentale, ma nell’ambito di una discussione che investe il potere cautelare

considerando il risultato organico e inscindibile derivante dalla fusione delle due
motivazioni, che si integrano a vicenda e non possono essere interpretate
individualmente ai fini della verifica di sussistenza di eventuali vizi logici.
23.Ciò premesso, con riferimento al quarto motivo il Tribunale con motivazione congrua e
ragionevole, che richiama espressamente la giurisprudenza in tema di valutazione di
attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, ha puntualizzato che le
dichiarazioni di Bucatariu sono riscontrate dalle sommarie informazioni rese dal fratello
Ione!, dal contenuto della denunzia sporta dalla compagna, Tanese Elena, oltre che
dalla circostanza oggettiva dell’arrivo della vittima in casa, ferito, e dalle minacce e dal
danneggiamento direttamente percepito dalla Tanese ad opera di Cariello Andrea. La
vicenda trova ulteriore oggettivo riscontro nella documentazione sanitaria costituita dal

44),

referto rilasciato dal Pronto Soccorso dell’ospedale di Policoro. Infine, non ricorre alcuna
incongruenza riguardo alla riferita circostanza che la vittima sarebbe stata
“accompagnata” presso il locale nosocomio, trattandosi di locuzione che non esclude
che tale trasporto fosse avvenuto anche a seguito dell’intervento del 118.
24. Le doglianze oggetto del quinto motivo sono inammissibili, non potendosi prospettare in
questa sede una ricostruzione alternativa fondata sull’eventuale espletamento di
ulteriori indagini da parte del Pubblico Ministero.

processuali è l’ottavo motivo di censura, per quanto già detto in premessa (con
riferimento al primo motivo) e perché il ricorrente non individua gli elementi probatori
sulla base dei quali avrebbe potuto essere fondatamente prospettata l’ipotesi della
legittima difesa. Sotto tale profilo in tema di ricorso per cassazione, la prospettazione
del vizio di motivazione con riferimento a specifici atti del processo, secondo la novella
dell’art. 606, comma primo, lett. e) cod. proc. pen. ad opera della L. n. 46 del 2006,
comporta per il ricorrente l’onere sia di individuazione precisa della collocazione degli
atti nel fascicolo processuale, ove non siano riprodotti nel ricorso e non siano allegati in
copia conforme, sia di dimostrazione che tali atti si trovassero nel fascicolo processuale
al momento della decisione del giudice del merito, che, infine, di indicazione puntuale
della circostanza di fatto asseritamente travisata o non valutata (Cass penale , sez. III,
06 febbraio 2007, n. 12014). Tale onere non è in alcun modo assolto dal ricorrente che
si limita a una teorica e generica prospettazione della configurabilità astratta della
scriminante in oggetto.
26.Analoghe censure vanno riferite all’ultimo motivo di impugnazione, nel quale il
ricorrente si limita ad una astratta prospettazione di una differente qualificazione
giuridica dei fatti, senza alcun collegamento con le emergenze processuali le quali, in
ogni caso, non consentono di ritenere sussistente uno dei presupposti dell’articolo 393
codice penale, e cioè il diritto esistente o fondatamente preteso, che venga contestato
dal soggetto attivo e la conseguente concreta possibilità di ricorrere al giudice.
27.Quanto ai due motivi relativi alle circostanze aggravanti contestate, le doglianze sono
superate dalle puntuali e attente argomentazioni del Tribunale che ha evidenziato che
l’aggravante dei futili motivi e ravvisabile nella condotta, non contestata, di
prelevamento di alcuni litri di gasolio e quella di aver agito con crudeltà, si desume
dagli strumenti utilizzati per provocare le lesioni alla vittima (bastone e forcone) e dalle
parole rivolte dagli indagati in occasione dell’accompagnamento forzoso della persona
offesa, ferita ed insanguinata, alla macchina.
28.Alla pronuncia di rigetto consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna di ciascuno
dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.

25.Nello stesso modo assolutamente generico e del tutto sganciato dalle risultanze

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma il 17/09/2014
Il Presidente

Il Consigliere estensore

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