Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14559 del 18/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14559 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: CAPUTO ANGELO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GALFO CARMELA N. IL 21/10/1970
RIZZA MICHELE N. IL 04/04/1966
avverso la sentenza n. 2578/2005 CORTE APPELLO di CATANIA, del
31/01/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 18/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere
Dott. ANGELO CAPUTO
. .

Data Udienza: 18/12/2014

Udito il Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso questa Corte
di cassazione dott. A. Galasso, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio
per prescrizione.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza deliberata in data 31/01/2014, la Corte di appello di
Catania, in parziale riforma della sentenza del 16/02/2005 nei confronti di

confronti degli imputati in ordine ai reati di inosservanza dell’obbligo di deposito
dei bilanci e delle scritture contabili (capo A) e di bancarotta fraudolenta
documentale (capo B), in relazione al fallimento della ditta individuale di Carmela
Galfo, perché estinti per prescrizione, e confermava la sentenza di primo grado
in ordine alla condanna degli imputati per il reato di bancarotta preferenziale
aggravata ex art. 219, secondo comma, n. 1, I. fall., perché, la prima quale
titolare dell’indicata ditta individuale (dichiarata fallita il 26/10/2000), il secondo
quale gestore di fatto della medesima, allo scopo di favorire la ditta “Ragusana
Bovini di Minardi Maria & C. s.n.c.”. a discapito degli altri creditori, con un atto di
cessione di azienda, cedevano il punto vendita “L’Arte della Carne” per un
corrispettivo di 90 tfian di lire, dei quali 70,5, andavano a compensazione di
fatture non saldate. La Corte di appello, con riguardo alla posizione di Rizza,
aderisce alle conclusioni del primo giudice in ordine al diniego dell’applicazione
delle circostanze generiche, visto il comportamento processuale, la gravità della
condotta e i suoi precedenti penali, mentre per Galfo ritiene che non vi siano
elementi processuali o situazioni in grado di giustificare il giudizio di prevalenza.
La pena in concreto viene così determinata: per Galfo, anni tre di reclusione; per
Rizza, anni tre e mesi due di reclusione (pena base anni tre di reclusione,
aumentata fino alla pena finale per effetto della circostanza aggravante ritenuta
e della recidiva).

2. Avverso l’indicata sentenza della Corte di appello di Catania ha proposto
ricorso per cassazione, nell’interesse di Michele Rizza, il difensore avv. F.
Ricciotti, articolando tre motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173,
comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Il primo motivo denuncia inosservanza o erronea applicazione dell’art. 110
cod. pen. e vizio di motivazione: a fronte dei motivi di appello, che avevano
denunciato il carattere indimostrato della gestione di fatto attribuita a Rizza, mai
dichiarato fallito, la Corte di appello non ha individuato il quid pluris necessario

2

Carmela Galfo e di Michele Rizza, ha dichiarato non doversi procedere nei

perché dalla collaborazione connessa al rapporto di coniugio siano integrati i
presupposti* del concorso nel reato, tanto più che la ditta fallita gestiva due sedi.
Il secondo motivo denuncia inosservanza o erronea applicazione dell’art.
219, secondo comma, n. 1, I. fall. e 597 cod. proc. pen.: la Corte di appello ha
dichiarato la prescrizione del reati di cui ai capi A) e B), mantenendo la
circostanza di cui all’art. 219, secondo comma, n. 1, I. fall., che, invece, avrebbe
dovuto dichiarare insussistente, posto che, come si evince dalla lettura del capo
di imputazione sub C), si tratta di una singola violazione concretizzatasi nella

Il terzo motivo denuncia vizio di motivazione in ordine al diniego
dell’applicazione delle circostanze attenuanti generiche: contraddittoriamente la
sentenza impugnata ha applicato le attenuanti generiche a Galfo, che era titolare
della ditta individuale, e non al ricorrente, né ha valutato gli elementi processuali
dai quali risulta il minimo apporto causale e i remoti precedenti.

3. Avverso la medesima sentenza ha proposto ricorso per cassazione,
nell’interesse di Carmela Galfo, il difensore avv. F. Ricciotti, articolando due
motivi di seguito enunciati nei limiti di cui all’art. 173, comma 1, disp. att. cod.
proc. pen.
Il primo motivo presenta contenuto argomentativo analogo a quello del
secondo motivo del ricorso nell’interesse di Michele Rizza.
Il secondo motivo denuncia vizio di motivazione in ordine al diniego della
prevalenza della circostanze attenuanti generiche: la sentenza impugnata ha
omesso di applicare i criteri di cui all’art. 133 cod. pen., mentre, considerata
l’insussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 219, secondo comma,
n. 1, I. fall., le circostanze attenuanti generiche sono diventate le uniche
circostanze da valutare.
3.1. Sempre nell’interesse di Carmela Galfo, con distinto atto il difensore ha
presentato altro ricorso, denunciando vizi di motivazione in ordine all’elemento
psicologico del reato: l’imputata gestiva all’epoca due macellerie e, attraverso la
cessione di una di esse, non ha inteso favorire i creditori, ma solo preservare i
rapporti con i maggiori fornitori.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. La sentenza impugnata deve essere annullata nei confronti di Carmela
Galfo senza rinvio in quanto il reato alla stessa ascritto è estil per prescrizione,
mentre, per quanto riguarda Michele Rizza, il ricorso deve essere accolto solo in
parte.

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cessione del ramo di azienda a mezzo di atto pubblico.

2. In premessa deve rilevarsi che colgono nel segno le doglianze difensive
circa l’insussistenza della circostanza aggravante di cui all’art. 219, secondo
comma, n. 1, I. fall. (ritenuta dal primo giudice alla luce della dichiarazione di
colpevolezza degli imputati per i tre reati ad essi ascritti): a seguito della
declaratoria di estinzione dei reati di cui ai capi A) e B) (quest’ultimo, peraltro,
punito ben più severamente della bancarotta preferenziale per la quale è stata
confermata la sentenza di primo grado), l’unicità del fatto di bancarotta
preferenziale contestato al capo C) esclude la sussistenza della circostanza

del resto, aveva espressamente correlato alla dichiarazione di colpevolezza degli
imputati per i tre reati ad essi ascritti).
Deve altresì rilevarsi che, in assenza di ulteriori specificazioni, la recidiva
contestata e ritenuta per Michele Rizza deve ritenersi semplice: infatti, la
contestazione della “recidiva di cui all’art. 99 cod. pen.”, senza ulteriori
specificazioni (così come si rileva nella sentenza di primo grado e nel decreto che
dispone il giudizio) , esclude che il giudice possa ritenere la sussistenza di una
tipologia di recidiva diversa e più grave di quella semplice (Sez. 2, n. 5663 del
20/11/2012 – dep. 05/02/2013, Alexa Catalin e altro, Rv. 254692).

3.

Ciò premesso, deve rilevarsi che l’esclusione dell’unica circostanza

aggravante ascritta a Carmela Galfo, comporta, in forza della previgente
disciplina (essendo la sentenza di primo grado intervenuta prima dell’entrata in
vigore della legge n. 251 del 2005, sicché, alla data della novella, il processo
risultava già pendente in grado di appello e, ai sensi dell’art. 10 I. 251 del 2005,
non può trovare applicazione la più favorevole disciplina sopravvenuta),
l’applicazione dell’unica circostanza attenuante ex art. 62 bis cod. pen. e quindi,
considerata la pena comminata per il reato di bancarotta preferenziale,
l’individuazione del termine di prescrizione a norma del previgente art. 157,
primo comma, n. 4, cod. pen.: pertanto, considerata la durata massima
dell’interruzione della prescrizione, il termine ~I di prescrizione deve
essere individuato in sette anni e sei mesi, sicché, anche considerando le
sospensioni intervenute (per i rinvii disposti, in primo grado, alle udienze del
25/06/2003, del 05/05/2004 e del 10/11/2004 e, in secondo grado, all’udienza
del 27/09/2013), esso risulta decorso già all’atto della deliberazione della
sentenza di appello.
Non emergono, alla luce della sentenza impugnata, elementi che debbano
comportare, ex art. 129, comma 2, cod. proc. pen., il proscioglimento nel merito
dell’imputata Al riguardo, occorre osservare che, secondo il consolidato
orientamento di questa Corte, in presenza di una causa di estinzione del reato il

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aggravante della pluralità dei fatti di bancarotta (che la sentenza di primo grado,

giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell’art.
129, comma 2, cod. proc. pen., soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad
escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte
dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo
assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve
compiere al riguardo appartenga più al concetto di “constatazione”, ossia di
percezione ictu °culi, che a quello di “apprezzamento” e sia quindi incompatibile
con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento (Sez. U., n. 35490

denunciati dalla ricorrente, lungi dall’evidenziare elementi di per sé stessi
direttamente indicativi della insussistenza del reato addebitato, risultano in
grado di condurre, al più, ad annullare con rinvio la sentenza impugnata, rinvio
tuttavia inibito, poiché, in presenza di una causa di estinzione del reato, non
sono rilevabili in sede di legittimità vizi di motivazione della sentenza impugnata
in quanto il giudice del rinvio avrebbe comunque l’obbligo di procedere
immediatamente alla declaratoria della causa estintiva (Sez. U, n. 35490 del
28/05/2009 – dep. 15/09/2009, Tettamanti, Rv. 244275).
Pertanto, la sentenza impugnata deve essere annullata nei confronti di
Carmela Galfo senza rinvio per essere il reato estinto per prescrizione.

4. In ordine alla posizione di Michele Rizza, mentre, per quanto si è detto, il
secondo motivo è fondato, il primo motivo non merita accoglimento: rilevando
come dalle risultanze processuali emerga che il ricorrente si occupava
stabilmente di tutte le attività dell’azienda, dava disposizioni sulle attività da
svolgersi, manteneva e dava direttive ai dipendenti, curava i rapporti con i
fornitori e con il proprietario dell’immobile, la Corte di appello ha congruamente
motivato in ordine all’inserimento organico del soggetto con funzioni direttive in
qualsiasi fase della sequenza organizzativa, produttiva o commerciale dell’attività
della società, quali sono i rapporti con i dipendenti, i fornitori o i clienti ovvero in
qualunque settore gestionale di detta attività, sia esso aziendale, produttivo,
amministrativo, contrattuale o disciplinare (Sez. 5, n. 35346 del 20/06/2013 dep. 22/08/2013, Tarantino, Rv. 256534), così dando conto, con motivazione
incensurabile, del ruolo gestorio contestatogli. Né in senso contrario può
argomentarsi sulla base della mancata estensione, nei suoi confronti, del
fallimento dichiarato nei confronti di Galfo, posto che in tema di bancarotta
fraudolenta, pur rappresentando la sentenza dichiarativa di fallimento elemento
costitutivo della fattispecie (in quanto accertativa dello stato di insolvenza e della
qualifica di imprenditore o di amministratore del soggetto attivo), anche
l’eventuale amministratore di fatto può essere chiamato a rispondere del reato,

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del 28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244274). Nel caso di specie, i vizi motivazionali

in concorso, appunto, con il soggetto dichiarato fallito. (Sez. 5, n. 7583 del
06/05/1999 – dep. 11/06/1999, Grossi ed altri, Rv. 213646).
Il terzo motivo è del pari infondato. La Corte di merito ha dato conto delle
ragioni giustificatrici della conferma del diniego dell’applicazione delle circostanze
attenuanti generiche, richiamando, tra l’altro i precedenti penali dell’imputato,
riferimento, questo, idoneo a motivare la statuizione, posto che nell’argomentare
il diniego della concessione delle attenuanti generiche non è necessario che il
giudice prenda in considerazione tutti gli elementi favorevoli o sfavorevoli dedotti

quelli ritenuti decisivi o comunque rilevanti, rimanendo tutti gli altri disattesi o
superati da tale valutazione (Sez. 3, n. 28535 del 19/03/2014 – dep.
03/07/2014, Lule, Rv. 259899), e a mettere in luce la diversità della posizione
del ricorrente rispetto a quella della coimputata.
Pertanto, la sentenza impugnata deve essere annullata nei confronti di Rizza
limitatamente alla circostanza aggravante di cui all’art. 219, secondo comma, n.
1), I. fall., che deve essere esclusa, con rinvio ad altra sezione della Corte
d’appello di Catania per la determinazione della pena, mentre, nel resto, il
ricorso deve essere rigettato.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Galfo Carmela,
perché, esclusa l’aggravante di cui all’art. 219, comma 2, n. 1) legge fall., il
reato è estinto per prescrizione. Annulla nei confronti di Rizza Michele,
limitatamente alla suddetta aggravante, che esclude, con rinvio ad altra sezione
della Corte d’appello di Catania per la determinazione della pena. Rigetta nel
resto il ricorso del Rizza.
Così deciso il 18/12/2014

dalle parti o rilevabili dagli atti, ma è sufficiente che egli faccia riferimento a

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