Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14555 del 05/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14555 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: GUARDIANO ALFREDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Filippini Gianni, nato a Isola Della Scala il 7.10.1969, avverso la
sentenza pronunciata dal tribunale di Verona il 10.12.2012;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. Alfredo Guardiano;
udito il pubblico ministero nella persona del sostituto procuratore
generale dott. Giuseppe Corasaniti, che ha concluso per il rigetto
del ricorso;
udito per il ricorrente l’avv. Cugini Angelo, del Foro di Roma, in
qualità di sostituto processuale dell’avv. Pier Cesare Tacchi
Venturi, del Foro di Verona, che ha concluso per l’accoglimento
del ricorso.

Data Udienza: 05/12/2014

FATTO E DIRITTO

1. Con sentenza pronunciata il 10.12.2012 il tribunale di Verona
confermava la sentenza con cui il giudice di pace di Verona, in

ritenuta di giustizia ed al risarcimento dei danni derivanti da
reato, in relazione ai delitti di cui agli artt. 595; 81, cpv., 594,
c.p., commessi in danno di Masorgo Massimo, di cui ai capi A) e
B) dell’imputazione.
2. Avverso la sentenza del tribunale, di cui chiede l’annullamento,
ha proposto tempestivo ricorso per cassazione l’imputato, a
mezzo del proprio difensore di fiducia, lamentando violazione di
legge e vizio di motivazione con riferimento: 1) alla mancata
considerazione del contenuto delle dichiarazioni del teste
Tambalo, alla luce delle quali trova fondamento la tesi difensiva
dell’applicazione dell’esimente di cui all’art. 599, co. 2, c.p., in
quanto esse, nella parte in cui descrivono alcune condotte del
Masorgo, confermano il convincimento del Filippini che addebitava
al Masorgo, sia pure in parte, il dissesto finanziario della sua
società, per essersi impadronito dei bancali scomparsi e di gasolio
per un valore di 9000,00 euro; 2) al mancato riconoscimento della
scriminante di cui all’art. 596, c.p., di cui il giudice di merito
avrebbe dovuto accertare la sussistenza, tenuto conto della
pendenza a carico del Masorgo di un procedimento penale per una
molteplicità di reati, in materia di truffa e di furto, in cui figura
come persona offesa anche il Filippini, in qualità di titolare della
sua società di trasporti, che, pur essendosi concluso con sentenza
di assoluzione, continua ad essere pendente, avendo il pubblico

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data 21.10.2011 aveva condannato Filippini Gianni alla pena

ministero proposto impugnazione avverso detta sentenza; 3) al
trattamento sanzionatorio, di cui denuncia l’eccessivo rigore,
lamentando, inoltre, il mancato riconoscimento della circostanza
attenuante di cui all’art. 62, co. 1, n. 2, c.p.
3. Il ricorso è fondato e va accolto.

come evidenziato dal ricorrente ed affermato nella motivazione
della sentenza impugnata, pende procedimento penale per i reati
di cui agli artt. 110, 81, cpv., 624, 61, n. 11, c.p.; 81, cpv., 55,
co. 9, d. Igs. n. 231 del 2007, 61, n. 11, c.p.; 110, 81, cpv., 640,
61, n. 11, c.p., che, pur essendosi concluso in primo grado con
una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, compreso il
Masorgo, risulta ancora pendente, avendo il pubblico ministero
proposto appello avverso la pronuncia assolutoria.
Si tratta di ipotesi di reato formulate in relazione ad una serie di
condotte contestate al Masorgo, persona offesa nel procedimento
sorto a carico del Filippini (furto di bancali, destinati al trasporto
merci, appartenenti ad una serie di società, in deposito presso la
ditta di trasporti “GF Trasporti di Filippini Gianni”; utilizzazione per
scopi personali da parte del Masorgo delle carte di credito
intestate al Filippini, destinate al pagamento dei rifornimenti di
carburante degli autoveicoli di proprietà della ditta di
quest’ultimo), che, secondo l’impostazione del ricorrente,
assumono rilievo al fine della operatività delle scriminanti di cui
agli artt. 599 e 596, c.p., nei confronti del Filippini, il quale,
secondo l’assunto accusatorio, ha diffamato ed offeso il Masorgo
attribuendogli, tra l’altro, proprio l’illecito impossessamento dei
bancali depositati presso la sede della ditta dello stesso imputato
e delle somme di denaro che avrebbero dovuto essere destinate

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Si osserva al riguardo che nei confronti della persona offesa,

al pagamento dei rifornimenti di carburante per gli autoveicoli
della suddetta ditta.
Orbene, nell’escludere l’applicabilità delle menzionate esimenti, il
tribunale evidenzia come non vi sia alcuna certezza che i fatti
addebitati al Masorgo siano stati dimostrati, anche perché il

un lato “non può operare la prova liberatoria di cui all’art. 596,
c.p.”, dall’altro anche la scriminante della provocazione non
sarebbe configurabile, stante l’incertezza sulla responsabilità del
Masorgo in ordine ai fatti innanzi indicati (cfr. p. 3 della sentenza
impugnata).
Tale conclusione si fonda, tuttavia, su di un evidente errore in cui
è incorso il giudice di secondo grado, che, nell’interpretare il
contenuto normativo dell’art. 596, c.p., non ha compreso l’esatta
portata delle disposizioni contenute nel secondo e nel terzo
comma del suddetto articolo.
Se è vero, infatti, che non è punibile l’autore di uno dei reati di cui
agli artt. 594 e 595, c.p., quando l’offesa, come nel caso in
esame, consista nell’attribuzione di un fatto determinato, solo se
la verità del fatto è provata o se per esso, la persona a cui il fatto
è attribuito, viene condannata dopo l’attribuzione del fatto
medesimo (sempre che i modi usati non rendano di per se stesse
applicabili le disposizioni dell’art. 594, co. 1, ovvero dell’art. 595,
co. 1, c.p.: cfr. art. 596, co. 4, c.p.), è altrettanto vero che la
prova liberatoria non è esclusa, ma, anzi è ammessa, se per il
fatto attribuito alla persona offesa è tuttora aperto un
procedimento penale, come espressamente previsto dall’art. 596,
co. 3, n. 2), c.p., che elenca, per l’appunto, tutti i casi in cui,
qualora l’offesa consista nell’attribuzione di un fatto determinato,

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relativo procedimento penale risulta ancora pendente, per cui, da

la prova della verità del fatto medesimo è sempre ammessa nel
procedimento penale sorto a carico dell’autore dell’offesa.
Ne consegue che la pendenza del procedimento penale a carico
della persona offesa avrebbe dovuto imporre una rivalutazione
complessiva della condotta del Masorgo, alla luce delle

ancora pendente a suo carico, che il tribunale, benché sollecitato
sul punto dalla difesa dell’imputato, non ha compiuto in maniera
adeguata, in quanto, da un lato ha ritenuto decisiva la circostanza
(che, come si è visto, non lo era affatto) della mancata pronuncia
di una sentenza di condanna a carico del Masorgo; dall’altro, con
formula apodittica, ha affermato che nell’ambito del procedimento
sorto a carico del Filippini, non sia stata dimostrata la verità dei
fatti attribuiti alla persona offesa.
Proprio le dichiarazioni del teste Tambalo, invece, (come
sintetizzate nella motivazione della sentenza impugnata)
avrebbero richiesto al tribunale un maggior impegno
motivazionale.
Quanto riferito dal Tambalo, il quale ha affermato di avere visto il
Masorgo caricare sul furgone del Casarotti, titolare di una delle
ditte presso cui venivano sequestrati i bancali oggetto del furto
contestato nel procedimento sorto nei confronti della persona
offesa, nonché “far passare come fornitura carburante il costo di
un pranzo al ristorante” ed “utilizzare la tessera carburante in un
distributore di Forte Tomba”, dove era ubicata la stazione di
servizio presso la quale, secondo l’ipotesi accusatoria formulata
nel procedimento a carico del Masorgo, quest’ultimo avrebbe fatto
indebito uso della carta di credito aziendale per usi personali,
imponeva una più attenta ed approfondita valutazione da parte

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imputazioni formulate nei suoi confronti nel procedimento penale

del giudice di secondo grado al fine di verificare se ed in quali
limiti eventualmente operino le scriminanti invocate in relazione
alle condotte contestate al ricorrente, in cui, con riferimento alla
diffamazione, l’offesa consiste nell’avere attribuito al Masorgo non
solo di avere “rubato alla ditta Filippini 9000,00 euro di gasolio e

rimasto coinvolto in una rapina, mentre, in ordine all’ingiuria,
l’offesa è circoscritta alla sola attribuzione al Masorgo del furto dei
bancali e dei “soldi del gasolio”.
4. Sulla base delle svolte considerazioni, in accoglimento dei rilievi
difensivi, in cui devono ritenersi assorbite tutte le ulteriori
censure, la sentenza impugnata va, pertanto, annullata, con rinvio
al tribunale di Verona affinché proceda ad un nuovo esame sul
punto, colmando le evidenziate lacune motivazionali.
P.Q.M.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al
tribunale di Verona.
Così deciso in Roma il 5.12.2014.

circa 900 bancali”, ma anche di fare uso di cocaina e di essere

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