Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14552 del 27/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14552 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RUSSO FILIPPO N. IL 18/03/1937
avverso la sentenza n. 1868/2008 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 19/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 27/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore Generale i i i ersona del Dott.
che ha concluso per te ÌO

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 27/11/2014

RILEVATO IN FATTO
Con l’impugnata sentenza, per quanto ancora d’interesse, fu confermato il giudizio di penale
responsabilità espresso dal tribunale di Palmi nei confronti di RUSSO Filippo in ordine ad un
duplice reato di falso materiale in atto pubblico di fede privilegiata per avere esso Russo, secondo
l’accusa, nella qualità di dirigente della struttura di pronto soccorso di un ente ospedaliero,
alterato il registro di protocollo dell’anno 2000:
– modificando l’oggetto di quanto era ivi annotato al n. 1266 (capo H);
amministrativo addetto alla tenuta del medesimo registro, una missiva a firma di esso imputato
(capo I).
Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la difesa del Russo denunciando:
1)con riferimento ad entrambi i capi d’imputazione, vizio di motivazione sull’assunto che, “a fronte
delle specifiche censure mosse dal Russo alle argomentazioni addotte dal tribunale di Palmi a
fondamento della sentenza di condanna”, il giudice d’appello si sarebbe “limitato a confermare lo
sviluppo motivazionale della sentenza del primo giudice (ben riassunta nella decisione qui
impugnata) e a riproporla tout court, ignorando, in concreto, i rilievi difensivi contenuti nell’atto
d’appello”;
2)con riferimento al solo addebito di cui al capo H, inosservanza dell’art. 482 c.p. ed erronea
applicazione dell’art. 476 c.p., unitamente a vizio di motivazione, per essere stata ritenuta la
qualificabilità del fatto come reato di falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale,
nonostante che la condotta attribuita all’imputato esulasse del tutto dalle sue funzioni
pubblicistiche, non avendo egli competenza alcuna in ordine alla tenuta del registro di protocollo.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il primo motivo di ricorso è inammissibile per assoluta ed evidente genericità, giacchè, a fronte di
una motivazione quale è quella offerta dalla corte territoriale, la quale, fungi dall’appiattirsi sulla
sentenza di primo grado, ha sottoposto a nuova ed autonoma valutazione le acquisite risultanze
probatorie, per trarre da esse, in modo del tutto logico e consequenziale, il convincimento della
penale responsabilità dell’imputato, le proposte doglianze, nel lamentare la pretesa carenza
motivazionale nella quale sarebbero incorsi i giudici di secondo grado, per non aver preso in
esame “i rilievi difensivi contenuti nell’atto di appello”, non forniscono la benché minima
indicazione su quale sarebbe stato lo specifico contenuto di tali rilievi.
E’ invece da ritenere ammissibile e fondato il secondo motivo di ricorso giacchè, in effetti,
mentre con riguardo al falso di cui al capo I, corretto deve ritenersi l’inquadramento del fatto sotto
le previsioni dell’art. 476 c.p., attesa la non contestata esistenza del concorso tra l’attuale
ricorrente e l’Amoroso, le cui funzioni pubblicistiche avevano ad oggetto proprio la tenuta del
registro di protocollo, non altrettanto può dirsi con riguardo al falso di cui al capo H, ascritto al
solo Russo, non avendo questi commesso il fatto nell’esercizio delle sue funzioni pubblicistiche di
dirigente del servizio di pronto soccorso e quindi esulando la riconducibilità del medesimo
all’ambito della sua competenza funzionale; il che esclude quindi la configurabilità del contestato

-protocollando falsamente in entrata, in concorso con Amoroso Guerino, impiegato

reato di cui all’art. 476 c.p., dovendosi invece ravvisare la meno grave ipotesi di cui all’art. 482 c.p.,
in relazione al medesimo art. 476. Relativamente a tale ipotesi deve però rilevarsi, attesa la data
del commesso reato (30 ottobre 2002) l’intervenuta maturazione del termine di prescrizione
massimo, individuabile, secondo la nuova e più favorevole disciplina, in quello di anni otto e mesi
quattro, cui vanno aggiunti mesi cinque e giorni venti di sospensione. Conseguentemente la
sentenza impugnata va annullata senza rinvio limitatamente al reato di cui al capo H, come sopra
riqualificato, e va eliminata la relativa pena, individuabile, secondo il computo effettuato dal
giudice di primo grado, in quella di mesi due di reclusione applicati a titolo di aumento per la

P. Q. M.
Annulla la sentenza impugnata limitatamente al capo H perché, riqualificato il medesimo come
reato ex artt. 476 e 482 c.p., lo stesso è estinto per prescrizione ed elimina la relativa pena di mesi
due di reclusione inflitta a titolo di aumento per continuazione. Rigetta nel resto il ricorso.
Così deciso in Roma, il 27 novembre 2014.

ritenuta continuazione.

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