Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14543 del 31/03/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 14543 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: FIDELBO GIORGIO

SENTENZA

sul ricorso proposto dalla persona offesa Gennaro PERSICO, nato a Casoria
(NA) 1’11.7.1953, nel procedimento a carico di Daniela Goi e Claudia Dosi;
avverso l’ordinanza del 4 febbraio 2014 emessa dal giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Milano;
visti gli atti, l’ordinanza impugnata e il ricorso;
letta la requisitoria del sostituto procuratore generale M.G. Fodaroni, che ha
concluso per il rigetto del ricorso;
udita la relazione del consigliere Giorgio Fidelbo.

PREMESSO che con l’ordinanza in epigrafe indicata, emessa nell’udienza
prevista dall’art. 409 comma 2 c.p.p. a seguito dell’opposizione della persona
offesa, il G.i.p. del Tribunale di Milano ha disposto l’archiviazione del
procedimento a carico di Daniela Goi e Claudia Dosi, in relazione ai reati di
calunnia e di diffamazione;
che contro il provvedimento di archiviazione ha proposto ricorso per
cassazione Gennaro Persico, in qualità di persona offesa, deducendo la
violazione del contraddittorio, in quanto il giudice avrebbe disposto

Data Udienza: 31/03/2015

l’acquisizione della consulenza tecnica disposta dal Tribunale per i minorenni
nel corso del procedimento relativo all’affidamento della minore Angela Greta
Persico, nipote della persona offesa, senza concedere alcun termine a difesa
per poter esaminare la documentazione, nonché censurando la decisione del
giudice assunta in assenza di ogni attività investigativa nei confronti delle
indagate;

una memoria difensiva in cui chiedono l’inammissibilità del ricorso;

RITENUTO che, come correttamente osservato nella requisitoria scritta del
procuratore generale, nella specie non ricorre alcuna ipotesi di nullità prevista
dall’art. 127 c.p.p. che, ai sensi dell’art. 409 comma 6 c.p.p., renderebbe
possibile il ricorso per cassazione contro il provvedimento di archiviazione;
che, infatti, nella specie è stato assicurato pienamente il contraddittorio
nell’udienza fissata a seguito dell’opposizione proposta dalla persona offesa;
che non si comprende in cosa sia consistita la dedotta violazione del
contraddittorio dal momento che il provvedimento impugnato non menziona
affatto la consulenza tecnica cui il ricorrente ha fatto riferimento, sicché
l’acquisizione di tale documentazione non risulta aver avuto alcuna influenza
sulla decisione che ha portato all’archiviazione della denuncia, archiviazione
che si è basata sulle relazioni dei servizi sociali, di cui si assumeva la portata
lesiva, e sui provvedimenti del Tribunale per i minorenni allegati dalla stessa
persona offesa;

RITENUTO, infine, che le censure dirette a contestare l’ordinanza in ordine
alla ritenuta infondatezza della notizia di reato devono ritenersi inammissibili,
in quanto il provvedimento di archiviazione è ricorribile in cassazione solo nei
casi di nullità di cui all’art. 127 comma 5 c.p.p.;

CONSIDERATO, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile,
con conseguente condanna del ricorrente, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., al
pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi che possano
far ritenere non colpevole la causa di inammissibilità del ricorso, anche a
versare in favore della Cassa delle ammende una somma di denaro, che si
ritiene equo determinare in euro 1.000,00

2

che le indagate, tramite il comune difensore di fiducia, hanno depositato

P. Q. M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa
delle ammende.

Il Consig ere estensore

Il Presidente

Così deciso il 31 marzo 2015

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