Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14542 del 18/03/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 6 Num. 14542 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
1. Montinaro Nicola, nato a Vernole il 16/08/1966
avverso l’ordinanza del 02/12/2014 del Tribunale di Lecce
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal componente Anna Petruzzellis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Mauro Iacoviello, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Lecce, con ordinanza del 02/12/2014, ha accolto il
riesame proposto nell’interesse di Montinaro Nicola, con riferimento all’ordinanza
di custodia cautelare in carcere disposta nei suoi confronti dal Gip di quel
Tribunale con provvedimento del 10/11/2014, in relazione al reato di cui all’art.
416 bis cod. pen., confermandola per le ulteriori imputazioni di cui agli artt. 73 e
74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309.
2. La difesa del Montinaro ha proposto ricorso con il quale si lamenta
violazione di cui all’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen. con
particolare riferimento alla mancata individuazione degli indizi.
In particolare si deduce l’erronea interpretazione delle dichiarazioni del
collaborante Manna, che si assume faccia riferimento all’odierno ricorrente senza
individuare il suo collegamento con il coimputato Pepe.
Si contesta la valenza di indizio attribuita dal giudicante ad un incontro
registrato tra Pepe e l’odierno ricorrente in luogo pubblico, ancorché preceduto
dall’indicazione fornita al primo di recarsi in quel luogo, poiché la natura del

Data Udienza: 18/03/2015

stupefacenti, oltre che una serie di conversazioni, sia pur intervenute un anno
dopo, intercettate nella sala colloqui ove Pepe Antonio era astretto, nelle quali,
riferendosi sempre a rapporti di debito credito inerenti il traffico di stupefacenti,
si fa ripetutamente riferimento ad un unico Nicola, fino a qualificarlo in una
occasione connessa, come Nicola Montinari.
La valutazione complessiva del Tribunale che, collegando i vari elementi,
giunge a desumere la riferibilità dell’indicazione nominativa all’interessato risulta

indiziario richiesto nella fase.
Si deve infatti valutare la convergenza delle indicazioni rese da Manna
rispetto all’osservazione specifica dei rapporti tra l’interessato ed il gruppo Pepe,
tratta non da un incontro casuale, come mostra di ritenere la difesa, ma
programmato attraverso comunicazioni telefoniche tra persone collegate con
Marco Pepe (cugino del conversante Monaco, che preannuncia l’invio del parente,
e Cafaro, in contatto con Montinaro), oltre che il costante riferimento ad un
Nicola che, proprio in quanto citato con il solo nome di battesimo non può che
essere l’unico gravitante stabilmente nel gruppo a cui è possibile attribuire con
quel nominativo.
Una significativa conferma di tale ricostruzione è stata tratta da una
conversazione tra Francesco Pepe e William Monaco, inerente rapporti debitori,
nel corso della quale il primo parla di un alterco con Nicola Montinari, e da quella
intercorrente il giorno dopo tra Antonio Pepe, detenuto, e la moglie, avente ad
oggetto il medesimo episodio, ove la persona che stava subendo l’attacco viene,
come al solito, identificato con il solo nominativo Nicola.
Il complesso di tali elementi ha condotto il Tribunale a ritenere la
convergenza indiziaria a carico dell’interessato, con riferimento all’imputazione di
partecipazione all’associazione di cui all’art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, non
attribuendo alcun rilievo all’indicazione della diversa vocale finale del cognome,
che può indurre nell’espressione parlata e scritta a facili errori, con valutazione
in fatto che risulta sorretta da coerente e logica motivazione, e risulta
conseguentemente insuscettibile di censure.
4. Nello stesso senso deve concludersi anche con riferimento all’eccepita
violazione di legge, riguardante l’assenza di elementi di conferma dell’ipotesi
associativa, per contestare la quale il ricorso analizza solo parte dei dati indiziari,
omettendo la considerazione dei plurimi dati di riscontro circa la correlazione
economica esistente tra l’azione illecita ascritta al ricorrente e quella del gruppo
Pepe, evincibile non solo dal coinvolgimento di questi nel recupero del credito per
la cessione di stupefacenti presso tale Egidio attraverso una compensazione
3

Cassazione VI sez. pen 4402/2015

completa ed immune da vizi logici, oltre che sufficiente a delineare il quadro

punto di incontro non faceva desumere in maniera univoca il collegamento di
Montinaro con l’azione illecita eventualmente programmata dal Pepe. La
genericità del dato non poteva essere arricchita dalla conversazione, richiamata
nel provvedimento, attinente al bilancio sull’attività illecita svolta in quel giorno,
per la mancanza di riferimenti concreti sia alla specifica attività illecita, che al
coinvolgimento dell’interessato nel suo svolgimento.
Si contesta inoltre l’interpretazione fornita dal Tribunale ad un complesso di

conversazioni captate in ambiente carcerario tra Pepe Antonio ed il figlio Marco,
ove si fa riferimento a Nicola ed in un caso a Nicola Montinari. Sul punto si
contesta l’associazione di tale indicazione con la persona dell’interessato, svolta
malgrado la diversa indicazione del cognome, e sulla base di una pretesa unicità
di collegamenti tra Pepe e persone con il medesimo nome di battesimo
dell’odierno ricorrente, che non è dato desumere da alcun altro elemento di
riscontro. In particolare, quelli evidenziati dal Tribunale al riguardo, sono privi di
valenza dimostrativa, per la lontananza nel tempo delle conversazioni in
ambiente carcerario, che risultano registrate oltre un anno dopo le pur
contestate diverse identificazioni.
3. Con ulteriore motivo si contesta violazione di cui all’art. 606 comma 1
lett. b) cod. proc. pen., quanto alla sussistenza di indizi sulla partecipazione alla
compagine associativa finalizzata alla cessione di stupefacenti, che si ritiene
possibile trarre dall’interessamento di Pepe per individuare una modalità di
recupero di un credito di Montinaro, e spiegabile in maniera alternativa rispetto
all’inserimento del creditore nel contesto associativo.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
2. L’impugnazione, nel riproporre gli elementi di fatto posti a fondamento
del gravame di merito, non si confronta con il contenuto dell’ordinanza, per
individuarne i vizi richiamati nel’art. 606 comma 1 lett. e) ma ripropone le
medesime censure già che sollecitano in questa fase una nuova determinazione
riguardo alla consistenza indiziaria, così proponendo censure estranee all’ambito
di cognizione di questa Corte.
3. Il provvedimento infatti richiama le dichiarazioni del collaborante che
colloca l’interessato nell’orbita del gruppo illecito facente capo a Pepe Antonio, ed
individua il riscontro a tali affermazioni, la cui complessiva credibilità risulta
essere stata oggetto di esame già nel provvedimento impositivo della misura, da
un incontro registrato tra l’interessato ed un componente della famiglia Pepe
che, sulla base dell’intercettazione, si è rivelato essere collegato al traffico di

2

Cessazione VI sez. pen 4402/2015

(P

possibile solo in conseguenza di costanti rapporti economici, ma proprio dai
dissidi insorti con altri componenti di quella famiglia sulla sottrazione dell’odierno
ricorrente agli obblighi di pagamento, di cui vi è ampia traccia nelle ultime due
conversazioni analizzate nel provvedimento impugnato, rispetto al cui contenuto
la difesa non opera nessuna prospettazione di alternativa chiave di lettura, ad
ulteriore conferma della loro univocità interpretativa, e della correttezza di

5. L’accertamento di inammissibilità del ricorso impone la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma indicata in
dispositivo e ritenuta equa, in favore della Cassa delle ammende, in applicazione
dell’art. 616 cod. proc. pen.
La persistenza dello stato di custodia in carcere impone che, a cura della
Cancelleria, si eseguano le comunicazioni di cui all’art. 94 comma 1 ter disp. att.
cod. proc. pen.
P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle
ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter
disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 18/03/2015

quanto ritenuto dal Collegio in argomento.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA