Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14541 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 14541 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
1. Tipaldi Gaetano, nato a Napoli il 05/08/1946
avverso l’ordinanza del 14/11/2014 del Tribunale di Napoli
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal componente Anna Petruzzellis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Mauro Iacoviello, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. Il Tribunale di Napoli, con ordinanza del 14/11/2014, ha respinto
l’appello proposto nell’interesse di Tipaldi Gaetano, avverso l’ordinanza di
custodia cautelare in carcere disposta nei suoi confronti dal Tribunale di quella
città con provvedimento del 17/10/2014, all’esito del dibattimento nel corso del
quale l’interessato aveva riportato condanna alla pena di anni venti di reclusione
in relazione ai reati di cui all’art. 416 bis e 629 cod. pen.
2. La difesa del Tipaldi ha proposto ricorso con il quale si lamenta violazione
di cui all’art. 606 comma 1 lett. c) cod. proc. pen. con riferimento al mancato
rispetto dei termini perentori fissati dall’art. 309 comma 9 cod. proc. pen. per la
decisione, resi imperativi dalla qualificazione quale riesame dell’impugnazione
proposta.
Premesso in fatto che, per le medesime contestazioni, l’interessato aveva
subito la custodia cautelare in carcere tra il novembre 2010 e 2011, e
successivamente era stato sottoposto all’obbligo di dimora, mutato in obbligo di
firma, si ritiene che la misura disposta all’esito del dibattimento deve

Data Udienza: 18/03/2015

considerarsi nuova, e non aggravamento delle precedenti disposizioni, sulla base
di quanto richiesto dal P.m., ai sensi dell’art. 275 comma 1 bis cod. proc. pen.
Richiamati i collegamenti tra la disposizione citata e quella di cui all’art. 307
comma 2 lett b) cod. proc. pen. si rileva che, mentre i criteri dettati da
quest’ultima disposizione impongono di ricercare, per l’emissione della misura,
elementi concreti dai quali desumere il pericolo di fuga, la diversa disposizione di
cui all’art. 275 comma 1 bis cod. proc. pen. richiede una rivalutazione delle

di adeguatezza della misura applicata.
Nel concreto l’ampiezza argomentativa espressa dal Tribunale su tutti tali
elementi propende nel far ritenere applicata la misura in forza di tale più ampia
disposizione, valutazione che, pur nella ritenuta diversa qualificazione, ha
caratterizzato anche il provvedimento oggetto di impugnazione.
Tali elementi consentono, secondo la ricostruzione offerta, di qualificare
l’impugnazione quale riesame, con le richiamate conseguenze in tema di
inefficacia della misura.
3. Con ulteriore motivo si contesta violazione di cui all’art. 606 comma 1
lett. c) ed e) cod. proc. pen. ove si ritenga emesso ai sensi dell’art. 307 comma
2 lett b) cod. proc. pen. in quanto si è pervenuti all’emissione del provvedimento
in mancanza del requisito del pericolo di fuga, in relazione alla cui concretezza
manca l’indicazione di elementi di conferma, a parte quelli che si riferiscono
esclusivamente all’entità della sanzione, circostanza valutata inidonea a fornire
dimostrazioni concrete al riguardo.
4. Con ulteriore motivo si deduce violazione di cui all’art. 606 comma 1 lett.
c) ed e) cod. proc. pen., con riferimento alla mancanza di elementi di valutazione
sull’adeguatezza della misura applicata.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
2. Indubbia è la qualificazione dell’impugnazione proposta nel grado di
merito quale appello, con le conseguenze in tema di assenza di termini di
inefficacia del provvedimento. Come già chiarito in narrativa nella specie si è in
presenza della nuova emissione di misura precedentemente scaduta per
decorrenza dei termini, disposta in ossequio alla norma di cui all’art.307 comma
2 lett.b) cod. proc. pen. e non in relazione alla disposizione di cui all’art. 275
comma 2 cod. proc. pen. riferibile all’ipotesi di prima emissione della misura, a
seguito della pronuncia di condanna.

Cessazione VI sez. pen 3k7/2015

esigenze cautelari, riguardanti il pericolo di reiterazione, oltre che la valutazione

La difesa desume il difforme inquadramento giuridico del provvedimento
dalla testuale indicazione del P.m. in sede di richiesta, oltre che dal richiamo al
pericolo di reiterazione operato dal Tribunale in sede di emissione della misura
l’avvenuta applicazione dell’art. 275 comma 2 cod. proc. pen. in luogo che della
disposizione richiamata, ma la qualificazione del provvedimento non può che
avvenire in forza dell’effettiva situazione di fatto che registra l’intervento di un

nella fase di emissione della misura, superata solo dal decorso del termine
massimo, che irragionevolmente verrebbe nuovamente posto in discussione a
seguito di un accertamento dibattimentale di responsabilità, che delimita la fase
della valutazione a tale ultimo aspetto.
Poiché la natura dell’atto emesso non può che valutarsi sulla base dello
sviluppo processuale effettivo, a prescindere da imprecisioni contenute nelle
richieste di emissione o nella motivazione del provvedimento, deve escludersi
che in questa sede possa ritenersi attivato il procedimento di riesame nei
confronti di una misura di cui è stato disposto il ripristino.
3. Altrettanto infondati sono i rilievi mossi nel ricorso alla valutazione
concreta del pericolo di fuga dell’interessato, posto che il Tribunale nel
provvedimento impugnato ha posto in luce, oltre che la notevole entità della
pena a cui l’interessato è stato condannato, anche il contesto associativo al quale
egli risulta aver partecipato, in funzioni apicale, i mezzi a disposizione del gruppo
criminoso di cui l’interessato risulta aver fatto parte, che già hanno garantito la
latitanza ad altri sodali, oltre che la particolare personalità dell’interessato, che è
risultato aver trasgredito alle prescrizioni impostegli con precedenti
provvedimenti giudiziali, all’esito della scarcerazione per decorrenza dei termini,
atti riferibili ad accadimenti recenti, che hanno dato conto dell’attualità dei suoi
legami con ambienti criminali.
L’approfondita analisi svolta contraddice in fatto l’assunto in ragione del
quale si lamenta l’intervenuta considerazione in via esclusiva dell’entità della
pena, al fine di svolgere la prognosi richiamata, smentita nei fatti.
4. Manifestamente infondata è la censura sulla mancata valutazione di
adeguatezza di altre più gradate misure, in presenza della presunzione di cui
all’art. 275 comma 3 cod. proc. pen. operante in riferimento all’accertamento di
responsabilità per il reato di cui all’art. 461 bis cod. pen. in relazione al quale
l’attualità del pericolo, oltre a non essere contraddetta da allegazioni difensive al
riguardo, risulta nel provvedimento specificamente richiamata con riferimento ai
riscontrati recenti contatti dell’interessato con ambienti criminali.

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Cassazione VI sez. pen 1687/2015

giudicato cautelare sulla valutazione dei gravi indizi e delle esigenze cautelari

5. All’accertamento di inammissibilità del ricorso, consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma indicata in
dispositivo, in favore della Cassa delle ammende, in applicazione dell’art. 616
cod. proc. pen.
La persistenza della custodia in carcere dell’interessato impone che, a cura
della Cancelleria, si provveda agli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle
ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 comma 1 ter
disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 18/03/2015

disp. att. cod. proc. pen.

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