Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14526 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 14526 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: PETRUZZELLIS ANNA

SENTENZA
sul ricorso proposto da
1. Presotto Nicola, nato a Pordenone il 21/12/1965
avverso la sentenza del 08/07/2014 della Corte d’appello di Trieste
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal componente Anna Petruzzellis;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Francesco Mauro Iacoviello, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. La Corte d’appello di Trieste, con sentenza del 08/07/2014, ha
confermato la pronuncia del Tribunale di Pordenone del 22/09/2011, che aveva
affermato la responsabilità di Presotto Nicola in relazione al reato di cui all’art.
385 cod. pen.
2. La difesa di Presotto ha proposto ricorso con il quale lamenta violazione di
cui all’art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen. per mancata applicazione del
nuovo istituto della sospensione del procedimento per messa alla prova
dell’imputato, essendosi ritenuto dalla Corte territoriale invalicabile il limite
temporale per la proposizione dell’istanza fissato nell’art. 464 bis cod. proc.
pen.; conseguentemente si impugna l’ordinanza pronunciata sul punto dalla
Corte territoriale.
Richiamata l’ordinanza di questa Corte di rimessione della questione di
diritto al vaglio delle sezione unite, si sollecita l’annullamento dell’ordinanza
impugnata e la restituzione degli atti al giudice di merito per la valutazione
sull’istanza.

Data Udienza: 18/03/2015

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.
2. Deve preliminarmente richiamarsi l’interpretazione univoca che è stata
offerta alla disposizione di cui all’art. 464 bis cod. proc. pen., che ha ritenuto
l’istituto incompatibile con il sistema delle impugnazioni per la mancanza di una
specifica disciplina transitoria (Sez. F, n. 35717 del 31/07/2014, Ceccaroni, Rv.
259935 e successivamente, da ultimo, Sez. 6, Sentenza n. 47587 del

disciplina oltre il giudizio di primo grado in quanto la richiesta di messa alla
prova è procedimento alternativo allo svolgimento del giudizio di merito, e può
concludersi con l’accertamento di estinzione del reato solo all’esito del corretto
svolgimento della prova, in alternativa all’accertamento di responsabilità (Sez. F,
Sentenza n. 42318 del 09/09/2014 , imp. Valmaggi, Rv. 261096).
Tale univoca chiave interpretativa risulta confermata dall’intervento della I.
11/08/2014 n. 118 che al suo art. 1 ha aggiunto alla precedente novella l’art. 15
bis che espressamente pone all’applicazione della nuova disciplina in tema di
messa alla prova un limite temporale alla proposizione dell’istanza, individuabile
nella pronuncia del dispositivo del giudizio di primo grado.
La normativa richiamata, se pur sopraggiunta alla data in cui la richiesta
venne formulata dall’interessato nel presente procedimento, si pone quale norma
di interpretazione autentica delle precedenti disposizioni, nel solco di quanto già
statuito da questa Corte, con particolare riferimento alla natura alternativa del
procedimento rispetto all’accertamento di responsabilità, esplicitata dagli effetti
di sospensione processuale e della decorrenza del termine di prescrizione.
Sopraggiunto tale accertamento, ancorché in via non definitiva, si verifica
una preclusione all’accesso alla disciplina alternativa, avente esigenze deflattive,
non più apprezzabili se esercitate nei gradi di impugnazione.
Del resto il dubbio interpretativo che aveva causato 41( remissione dellat•
questione di diritto alla cognizione delle Sezioni Unite di questa Corte con
ordinanza della Sez. 4, n. 30559 del 2014, citata nel ricorso, è stato di fatto
superato con la restituzione del fascicolo alla cognizione della sezione feriale, che
ha deliberato nel solco della richiamata deliberazione.
3. Per completezza si deve rilevare che nella fattispecie l’impugnazione di
merito era stata proposta esclusivamente dal rappresentate dell’accusa,
circostanza che aveva reso immutabile il giudizio sulla responsabilità, sicché la
sollecitazione alla definizione alternativa si poneva in quadro di incompatibilità
specifica nel presente procedimento.

2

Cassazione VI sez. pen 53818/2014

22/10/2014, imp. Calamo, Rv. 261255), concludendosi per l’inapplicabilità della

La relativa istanza risulta inoltre proposta in grado d’appello esclusivamente
dal difensore, e non appariva quindi immediatamente riconducibile alla volontà
dell’interessato, secondo quanto espressamente richiesto dall’art. 464 bis comma
3 cod. proc. pen. che dispone “La volontà dell’imputato é espressa
personalmente o per mezzo di procuratore speciale e la sottoscrizione é
autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3”, per il mancato

anche sotto questo profilo, l’applicazione della disposizione invocata.
4. All’accertamento di inammissibilità del ricorso, consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma indicata in
dispositivo, in favore della Cassa delle ammende, in applicazione dell’art. 616
cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di € 1.000 in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso il 18/03/2015

rispetto delle forme in esso prescritte. La circostanza rendeva non ammissibile,

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