Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14523 del 12/02/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 14523 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: PATERNO’ RADDUSA BENEDETTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MASSA ROSARIA N. IL 08/04/1973
avverso la sentenza n. 20138/2013 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
21/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. BENEDETTO PATERNO’ RADDUSA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
;
che ha concluso per ..5200- re..4

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv. i

Data Udienza: 12/02/2015

Ritenuto in fatto
1.Massa Rosaria, giudicata dal Gup del Tribunale di Napoli con il rito abbreviato, è
stata condannata ad anni quattro di reclusione perchè ritenuta colpevole delle
imputazioni mosse alla stessa, ricondotte all’egida degli artt. 81 , 368 e 390
cod.proc.pen., aggravate ex art. 7 legge 203/91.
Tanto per aver favorito la latitanza di Zagaria Michele , esponente di vertice del clan
dei casalesi, aiutandolo a sottrarsi alla esecuzione di due diversi titoli cautelari
emessi in suo danno oltre che dell’ordine di carcerazione reso in esito alla

Il tutto fornendo al suddetto alloggio e supporto logistico presso la sua residenza in
Casa pesenna

2. Interposto appello, la Corte di Appello di Napoli, confermato il giudizio di
responsabilità, ha riconosciuto all’imputata le generiche e per l’effetto ridotto la
pena.

3. Avverso la sentenza di appello ha interposto ricorso per cassazione la Massa
tramite il difensore fiduciario. E lamenta violazione di legge e vizio di motivazione in
ordine alla ritenta sussistenza dell’aggravante ex art. 7 legge 203/91 avuto
riguardo agli elementi addotti a sostegno della ritenuta consapevolezza, in capo alla
ricorrente, di voler favorire la consorteria criminale capeggiata dallo Zagaria,
essendosi rifugiata la Corte dietro elementi fattuali non cristallizzati dal tenore
delle intercettazioni in atti e che al più davano conto di contatti con i familiari dello
Zagaria motivati da interessi diversi da quelli della agevolazione della consorteria
retta dal latitante. Il tutto in ulteriore contraddizione rispetto al ruolo di primaria
rilevanza ascritto nel favorire la latitanza dello Zagaria al marito della ricorrente a
dimostrazione di una sostanziale estraneità della stessa rispetto a causali
finalisticamente rivolte a favorire oltre che lo Zagaria , la consorteria di riferimento.
Si lamenta, ancora, motivazione inadeguata nel non espandere nel massimo la
riduzione prevista per le generiche e nell’ancorare la pena ad ambiti evidentemente
lontani dai minimi edittali.
Considerato in diritto

1. I motivi sui quali riposa il ricorso sono manifestamente infondati e impongono la
declaratoria di inammissibilità del gravame.

‘ 2. Nella sentenza impugnata , la Corte distrettuale si richiama in astratto
all’orientamento di questa Corte (Sez. 5, n. 6199 del 30/11/2010, Mazzola, rv.
249297; Sez. 5, sentenza n. 17979 del 05/03/2013, Iamonte, rv. 255517; Sez. 2,
1

definitività della condanna all’ergastolo sempre emessa nei confronti dello Zagaria.

sentenza n. 26589 del 26/05/2011, Laudicina, rv. 251000; Sez. 5, sentenza n.
42018 del 22/09/2009, Iuliano, rv. 245401; Sez. 5, sentenza n. 41063 del
24/06/2009, rv. 245386) in forza al quale, avuto riguardo al tema della
applicazione dell’aggravante ex art. 7 legge 203/91 ove correlata al reato di
favoreggiamento, viene affermata una sorta di automatismo logico deduttivo tra la
posizione di vertice del soggetto favorito da una condotta di ausilio elusivo e la
strumentalità della condotta, destinata ad esondare gli ambiti dell’immediato
interesse del soggetto favorito per apparire al contempo funzionale anche alla

2.1. Malgrado siffatto richiamo, nel corpo della motivazione i Giudici distrettuali,
lungi dall’aderire effettivamente a siffatto automatismo argomentativo, indicano,
con rigorosa puntualità, diversi momenti fattuali, con correlati sviluppi logici, dai
quali emerge, siccome compiutamente comprovata, la strumentalità dell’azione di
favoreggiamento resa dalla ricorrente anche in favore del clan capeggiato dallo
Zagaria, nella certa consapevolezza di tanto in capo alla imputata, prescindendo
dalla primarietà del ruolo svolto nella occasione dal marito della stessa.
2.2. Il tutto sostanzialmente in aderenza con l’orientamento più volte espresso da
questa sezione della Corte che , in tema di favoreggiamento personale, per la
configurabilità dell’aggravante speciale di cui all’art. 7 D.L. n. 152 del 1991 ritiene
necessario – quale che sia la posizione associativa del favorito – che la condotta
valga oggettivamente ad agevolare anche l’attività dell’associazione mafiosa di
riferimento, e che di tale obiettiva funzionalità l’agente sia consapevole (Sez. 6, n.
9735 del 10/12/2013 – dep. 27/02/2014, Megale, Rv. 259106;Sez. 6, Sentenza n.
19300 ,del 11/02/2008, Caliendo, rv. 239556; Sez. 6, Sentenza n. 13457 del
28/02/2008, Sirignano, rv. 239412; Sez. 6, Sentenza n. 294 del 08/11/2007,
Volpe, rv. 238399).
In tale ottica viene ordinariamente dato risalto ai sostegni non occasionali, resi
garantendo soluzioni logistiche strumentali per consentire al favorito possibili
contatti con i sodali in direzione di una protrazione senza soluzioni di continuità,
della sua funzione associativa. E si rimarca, ancora, l’importanza rivestita dal
soggetto all’interno del clan di riferimento e la risonanza del ruolo e della relativa
personalità criminale negli specifici ambiti territoriali ove si svolge l’azione di
favoreggiamento.
2.3. Proprio in linea con tale ricostruzione teorica, in sentenza risultano
puntualizzati una serie di dati fattuali, estranei ad ogni rivisitazione in questa sede
in mancanza di un comprovato travisamento del materiale probatorio di riferimento,
destinati a cristallizzare i profili oggettivi e soggettivi tipicamente costitutivi della
aggravante contestata. In particolare si fa cenno :

2

organizzazione criminale di riferimento.

alla caratura criminale dello Zagaria, al vertice dell’associazione di riferimento,
ruolo, per quel che qui immediatamente interessa, mantenuto anche nel corso
della latitanza favorita anche dalla Massa;
alla durata della latitanza, protrattasi per lungo tempo, tale da rendere l’ausilio
elusivo riscontrato estraneo ad ogni episodicità e occasionalità ;
ai lavori di ristrutturazione del immobile nel quale venne ospitato il ricorrente ,
interno alla casa di abitazione della Massa, che diedero luogo ad una radicale
modifica del relativo cespite proprio per favorire al massimo la funzionalità

in termini da neutralizzare le verifiche esterne al contempo garantendo i contatti
con i sodali proprio in funzione della prosecuzione dell’attività di direzione del
gruppo;
alle connotazioni logistiche della latitanza garantita al ricorrente dalla condotta della
ricorrente, realizzata all’interno del paese dello Zagaria, ove viveva la famiglia dello
stesso, favorendo, già per ciò solo, i contatti con tale ambito in una cornice di
riferimento nella quale, proprio grazie al coinvolgimento dei familiari del latitante
nel gruppo facente capo allo Zagaria quest’ultimo riusciva a mantenere posizione
apicale all’interno del clan di riferimento, malgrado le difficoltà correlate alla
latitanza;
l’ambito territoriale di riferimento della condotta, nel quale il rilievo apicale della
posizione della Zagaria non poteva sfuggire ad alcuno;
soprattutto e infine, il dato, non contraddetto nel ricorso, dell’attivarsi della Massa
per contattare un sodale dello Zagaria nell’imminenza di una operazione di polizia
che lo riguardava, segno definitivo di una indiscussa consapevolezza della
funzionalità dell’agevolazione destinata a superare gli ambiti dell’ausilio
immediatamente rivolto solo allo Zagaria e non anche agli interessi
dell’associazione dallo stesso capeggiata.
Da qui la manifesta infondatezza del primo motivo.

4. Sorte non diversa, infine, tocca al motivo sulla determinazione della pena,
risultando la relativa motivazione puntualmente ancorata al disvalore da ascrivere
al fatto, sostanziatosi nell’aver favorito, e per lungo tempo, la latitanza di un
soggetto all’apice della consorteria di riferimento consentendo allo stesso
continuativi momenti di contatto con gli altri intranei. Argomentazione, questa, da
ritenersi evidentemente immune da censure rispetto alla scelta adottata nel
determinare la misura sia della pena che della riduzione garantita per le generiche

3

dell’ausilio garantito al latitante, risultando la relativa soluzione logistica configurata

5. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna della ricorrente al
pagamento delle spese processuali e di una somma , determinata in via equitativa e
liquidata come da dispositivo, in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di euro 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 12 febbraio 2015

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