Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14522 del 12/02/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 14522 Anno 2015
Presidente: AGRO’ ANTONIO
Relatore: PATERNO’ RADDUSA BENEDETTO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
D’AMICO ALESSANDRO N. IL 28/09/1976
avverso la sentenza n. 232/2007 CORTE APPELLO di L’AQUILA, del
23/09/2011
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. BENEDETTO PATERNO’ RADDUSA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. c4-. e re.12.31•
L L d-4-1
che ha concluso per „129_
2

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 12/02/2015

Ritenuto in fatto e diritto
1. Tratto a giudizio con diverse imputazioni ( associazione a delinquere semplice ,
truffa , falso materiale in scrittura privata , ricettazione e calunnia) D’Amico
Alessandro veniva condannato dal Tribunale di Teramo limitatamente alle
contestazioni di cui al capo B ( i falsi e le truffe posti in danno delle imprese meglio
precisate nel capo di rubrica, con esclusione di quella relativa alla Colluori) e C (
limitatamente al falso ed alla truffa posta in danno di Melchiorre e relativamente
alla ricettazione dell’assegno consegnato al Brocco).

procedere rispetto ai falsi e le truffe contestati e ritenuti in primo grado perchè
estinti per prescrizione.
Ha rideterminato di conseguenza le pene, riducendole.
3. Propone ricorso l’imputato tramite il fiduciario evidenziando che l’imputato non
aveva riportato condanna per la calunnia di cui al capo D come emergente dal testo
del dispositivo e che la Corte dunque non avrebbe potuto considerare alcuna pena
in aggiunta a quella relativa alla ricettazione di cui al capo C , l’unica sopravvissuta
alla prescrizione.
4. Il ricorso è fondato.
5. E’ pacifico che la sentenza di primo grado, nel relativo dispositivo non recava
statuizione di condanna quanto al capo D; questo in aperto contrasto con la
motivazione laddove, nel computare la condanna , veniva invece considerato anche
il capo D apportando per lo stesso un mese di reclusione in continuazione .
6. Nel proporre appello , l’imputato contestava la condanna per la calunnia di cui al
capo D nel merito senza sollevare il tema del conflitto tra dispositivo e motivazione;
e la Corte territoriale, verosimilmente tratta in inganno dall’erroneo tenore del
motivo di appello, ha valutato nel merito la relativa responsabilità, confermando di
fatto la sentenza di primo grado sul punto.
Tanto,

malgrado l’assoluta sinteticità della

motivazione, lo si

ricava

inequivocabilmente dal calcolo della pena. Ed infatti, essendo intervenuta la
prescrizione per tutti i reati diversi dalla ricettazione contestata al capo C , la pena
andava rideterminata considerando unicamente detto reato, residuato alle ragioni di
condanna confermate in primo grado.
Per contro, seppur senza alcun dettaglio anche con riferimento all’ipotesi di reato
più grave, risulta applicata la continuazione, il che lascia logicamente presuppore la
conferma della pena avuto riguardo alla calunnia di cui al capo D.
7. Ritiene/ invece/ la Corte che i Giudici distrettuali, anche d’ufficio, avrebbero dovuto
rilevare siffatto contrasto e, in assenza di appello della parte pubblica, far prevalere
il dispositivo sulla motivazione ad esso incompatibile. Per l’effetto, andava esclusa
la quota di pena relativa alla calunnia di cui al capo D, rimodulando il trattamento

2. Interposto appello, la Corte di Appello di l’Aquila ha dichiarato non doversi

sanzionatorio solo sull’unico reato per il quale poteva fondarsi la condanna , id st la
citata ricettazione indicata al capo C.
8. A tanto in coerenza provvederà il Giudice del rinvio in esito all’annullamento della
statuizione impugnata.
PQM
Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena e
rinvia per nuovo giudizio sul punto alla Corte di Appello di Perugia.
Così deciso il 12 febbraio 2015
Il Presidente

Il Consigliere estensore

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