Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14509 del 10/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14509 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DIOTALLEVI GIOVANNI

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SORBO PAOLO N. IL 06/11/1976
avverso la sentenza n. 1460/2011 CORTE APPELLO di ANCONA, del
31/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNI
DIOTALLEVI;

Data Udienza: 10/03/2015

attenuanti generiche.
Osserva la Corte che il ricorso è manifestamente infondato.
In particolare, per quanto concerne la mancata assoluzione dell’imputato, sì rileva che la
motivazione dei Giudici di merito è piena ed esaustiva, coerente con le risultanze processuali e
con i principi enunciati da questa Corte.
In particolare, merita di essere ricordato che nel campo della ricerca dattiloscopica non c’è
alcuna distinzione tra impronte digitali e papillari, lasciate da altra parte della mano, poiché
anche le impronte palmari sono dotate di una propria individualità, sono immutabili nel tempo
e permettono raffronti di identità assolutamente significativi. ( sent. n.10567 del 05.07.1985 rv.171037) Inoltre, quando non vi siano dubbi sulla correttezza dei metodi di rilevazione
seguiti dagli appositi organi l’identificazione dattiloscopica può bastare anche da sola, quale
elemento concludente di prova indiziaria, secondo il principio del libero convincimento del
giudice, a dare la certezza della commissione del fatto delittuoso ad opera del prevenuto. (
sent.n.7753 del 25.02.1983 – rv.160364).
Orbene, uniformandosi a tale giurisprudenza, che la Corte condivide, i Giudici di merito hanno
giustamente fondato la prova della responsabilità dell’imputato sull’impronta da contatto
papillare rilevata sulla busta di nylon, sottolineando attraverso un iter argomentativo scevro da
vizi di logicità, che la perfetta impressione della stessa sulle pieghe della busta non poteva che
collocare il momento del contatto in un momento temporale immediatamente anteriore a
quello del suo abbandono.
Per quanto concerne, invece, la supposta negazione delle circostanze attenuanti, deve essere
sottolineato che, come si evince dalla lettura del dispositivo, esse sono state concesse in
equivalenza con la contestata recidiva, secondo una motivazione peraltro corretta ( si veda
pag. 7 della sentenza).
Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso è inammissibile
Ne consegue, per il disposto dell’art.616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una
somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in
Euro 1000;
PQM
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
di Euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.
rzo 2015

Considerato che:
Sorbo Paolo ricorre avverso la sentenza emessa in data 31.03.2014 dalla Corte di appello
di Ancona con la quale, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Fermo del
20.10.2010, veniva condannato alla pena di mesi dieci di reclusione ed euro duecento di multa,
concesse le circostanze attenuanti generiche equivalenti alla contestata recidiva; e,
chiedendone l’annullamento, si duole dell’omessa motivazione sia in relazione alla mancata
assoluzione dal reato ex artt. 110, 628 co.1 e co.3, sia della mancata concessione delle

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