Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14507 del 10/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14507 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DIOTALLEVI GIOVANNI

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
RICCHIUTI ANTONIO N. IL 26/09/1985
avverso la sentenza n. 481/2012 CORTE APPELLO SEZ.DIST. di
TARANTO, del 25/03/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNI
DIOTALLEVI;

Data Udienza: 10/03/2015

Roma, 10 arzo 2010

:3r PorrA TA

Considerato che:
Ricchiuti Antonioi. ricorre avverso la sentenza emessa in data 25.03.2014 dalla Corte di
appello di Leccecóril . 211.1A‘Wriiva condannato alla pena di mesi due di reclusione ed euro
trecento di multa, con il beneficio della sospensione condizionale, per il reato a lui ascritto ex
art. 648 c.p.; e, chiedendone l’annullamento, lamentava la mancata assunzione di una decisiva
prova testimoniale, l’illogicità e contraddittorietà della motivazione in merito alla penale
responsabilità del ricorrente nonché la prescrizione del reato.
Osserva la Corte che il ricorso è manifestatamente infondato e, pertanto, da considerarsi
inammissibile.
Per quanto concerne la mancata assunzione della prova testimoniale ( richiesta formulata in
sede di appello) questa Corte rileva che i Giudici di merito hanno provveduto a motivare in
modo pieno ed esaustivo nonché perfettamente aderente alle risultanze processuali.
Nello specifico, occorre sottolineare, innanzitutto, che la richiesta di acquisizione di prova
testimoniale non è stata formulata in contestualità con quella di rinnovazione dell’istruttoria
dibattimentale, circostanza che i Giudici hanno giustamente valutato come indice
dell’irrilevanza della doglianza difensiva.
La Corte territoriale, aderendo alla consolidata giurisprudenza secondo cui il giudice di appello,
a fronte di specifica richiesta di parte di rinnovazione del dibattimento, se intende respingere la
stessa, ha l’obbligo di dare conto dell’assenza di decisività degli incombenti proposti e cioè
dell’inidoneità degli stessi ad eliminare contraddizioni nei dati già raccolti o ad inficiare la
valenza di questi. Sentenza n. 1249 del 26/09/2013 Rv. 25758) ha comunque motivato tale
decisione alla luce delle valutazioni eseguite, da cui non è emerso alcun tipo di collegamento
tra il teste e l’imputato.
Per quanto concerne la doglianza circa la illogicità della motivazione osserva la Corte che con
il ricorso, in apparenza si deducono vizi della motivazione ma, in realtà, si prospetta una
valutazione delle prove diversa e più favorevole al ricorrente” ciò che non è consentito nel
giudizio di legittimità. Si prospettano, cioè, questioni di mero fatto che implicano una
valutazione di merito preclusa in sede di legittimità, a fronte di una motivazione esaustiva,
immune da vizi di logica, coerente con i principi di diritto enunciati da questa Corte, come
quella del provvedimento impugnato che, pertanto, supera il vaglio di legittimità. (Cass. sez. 4,
2.12.2003, Elia ed altri, 229369; SU n° 12/2000, Jakani, rv 216260). Deve sottolinearsi, in
particolare, che í Giudici di merito hanno ritenuto penalmente responsabile l’imputato sulla
base di valutazioni compiute in modo aderente alle risultanze processuali ( si veda in
particolare il riferimento al mancato disconoscimento della firma ed il fatto che essa presenta
ictu ocull evidenti analogie con quella apposta sul mandato conferito al difensore).
Infine, la doglianza circa la prescrizione del reato è inammissibile per violazione dell’art.591
lettera c)in relazione all’art.581 lettera c) cod. proc. pen. in quanto priva di una critica
necessariamente specifica e puntuale al provvedimento impugnato. Peraltro, preme
sottolineare che il reato commesso nel giugno 2005 si estinguerà solo nel giugno 2015.
Alla luce delle suesposte dichiarazioni il ricorso deve dichiararsi inammissibile perché
manifestatamente infondato.
Ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una
somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in
Euro 1000;
PQM
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di Euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.

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