Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14484 del 10/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14484 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DIOTALLEVI GIOVANNI

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
POTENZANO VITO N. IL 23/01/1961
avverso la sentenza n. 3332/2012 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 29/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNI
DIOTALLEVI;

Data Udienza: 10/03/2015

Considerato che:
Potenzano Vito ricorre avverso la sentenza, in data 29 aprile 2014,
della Corte d’appello di Palermo, con cui è stata confermata la condanna
per il reato di cui all’art. 55 648 cod. pen., e, chiedendone
l’annullamento, osserva che, è carente la motivazione in relazione alla
ritenuta sussistenza di elementi in base ai quali escludere la sua
responsabilità e in ogni caso di concedere il minimo della pena;
il ricorso è privo della specificità, prescritta dall’art. 581,

motivazioni svolte dal giudice d’appello, che non risultano viziate da
illogicità, visto il puntuale riferimento agli elementi probatori
valutati;
questa corte ha stabilito che “La

mancanza

nell’atto

di

impugnazione dei requisiti prescritti dall’art. 581 cod. proc. pen.
– compreso quello della specificità dei motivi- rende l’atto medesimo
inidoneo ad introdurre il nuovo grado di giudizio ed a produrre,
quindi, quegli effetti cui si ricollega la possibilità di emettere
una pronuncia diversa dalla dichiarazione di inammissibilità”. (Cass.
pen., sez l, 22.4.97, Pace, 207648).
In ogni caso nel ricorso si prospettano esclusivamente valutazioni
di elementi di fatto, divergenti da quelle cui è pervenuto il giudice
d’appello con motivazioni congrue ed esaustive, previo specifico esame
degli argomenti difensivi attualmente riproposti;
Le valutazioni di merito sono insindacabili nel giudizio di
legittimità, quando il metodo di valutazione delle prove sia conforme ai
principi giurisprudenziali e l’argomentare scevro da vizi logici, come
nel caso di specie. (Cass. pen. sez. un., 24 novembre 1999, Spina,
214794);
Uniformandosi a tale orientamento che il Collegio condivide, va
dichiarata inammissibile l’impugnazione;
Ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in
favore della Cassa delle ammende, di una somma che, considerati i profili
di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in Euro
1000;

lett. c), in relazione all’art 591 lett. c) c.p.p., a fronte delle

PQM
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di Euro 1000 in favore della Cassa
delle ammend
2015

Roma, 10

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