Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14463 del 10/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14463 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DI MARZIO FABRIZIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ZIRPOLI SALVATORE N. IL 22/12/1967
avverso la sentenza n. 8386/2012 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 19/02/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FABRIZIO DI MARZIO;

Data Udienza: 10/03/2015

Motivi della decisione
Zirpoli Salvatore ricorre avverso la sentenza in epigrafe, con la quale è stata confermata
la sentenza di condanna in primo grado per il delitto di ricettazione e deduce violazione di
legge, omessa e illogica motivazione sul merito della controversia e sul trattamento
sanzionatorio.
Nel giudizio di Cassazione deve essere accertata la coerenza logica delle argomentazioni
seguite dal giudice di merito nel rispetto delle norme processuali e sostanziali. La mancanza e

impugnato, sicchè dedurre tale vizio in sede di legittimità comporta dimostrare che il
provvedimento è manifestamente carente di motivazione o di logica e non già opporre alla
logica valutazione degli atti operata dal giudice di merito una diversa ricostruzione, magari
altrettanto logica, degli atti processuali (Cass. S.U. 19.6.96, De Francesco). Esula infatti dai
poteri della Corte di Cassazione quello di una diversa lettura degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione, la cui valutazione è riservata in via esclusiva al giudice di merito
senza che possa integrare vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa valutazione
delle risultanze processuali ritenute dal ricorrente più adeguate (Cass. S.U. 2.7.97 n. 6402, ud.
30.4.97, rv. 207944, Dessimone). Il giudice di merito inoltre non è tenuto a confutare ogni
specifica argomentazione dedotta con l’atto di appello in quanto il concetto di mancanza di
motivazione non include ogni omissione concernente l’analisi di determinati elementi probatori
perchè un elemento probatorio estrapolato dal contesto in cui esso si inserisce acquista un
significato diverso da quello attribuibile in una valutazione completa delle prove acquisite
(Cass. 1, 22.12.98 n. 13528, ud. 11.11.98, rv. 212053). Non può quindi dedursi vizio di
motivazione per avere il giudice di merito trascurato uno o più elementi di valutazione che ad
avviso del ricorrente avrebbero potuto o dovuto portare ad una diversa valutazione, perchè ciò
si tradurrebbe in una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità (Cass. 5, 17.4.00 n.
2459, Garasto; Cass. 1, 11.6.92 n. 6922, ud. 11.5.92, Cannarozzo). Nella concreta fattispecie
la Corte ha doverosamente valutato le emergenze istruttorie giungendo a una coerente
ricostruzione del fatto (cfr. p. 6 ss. della motivazione), mentre le doglianze del ricorrente al
riguardo – che denunciano ma non dimostrando eventuali vizi di motivazione – si palesano
manifestamente infondate.
Sul trattamento sanzionatorio, comunque ritenuto eccessivo, deve rilevarsi che il
giudice d’appello, con motivazione congrua ed esaustiva, anche previo specifico esame degli
argomenti difensivi attualmente riproposti, è giunto a una valutazione di merito come tale
insindacabile nel giudizio di legittimità, quando – come nel caso di specie – il metodo di
valutazione delle prove sia conforme ai principi giurisprudenziali e l’argomentare scevro da vizi
logici (Cass. pen. sez. un., 24 novembre 1999, Spina, 214794), rilevando in particolare la
sussistenza di precedenti penali, e dunque la negativa personalità dell’imputato, e la
proporzione della pena inflitta alla gravità del fatto commesso.

la manifesta illogicità della motivazione devono risultare dal testo del provvedimento

Ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle
ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina
equitativamente in euro 1000.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di Euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.

Roma, 10.3.2015

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