Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14462 del 10/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14462 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DI MARZIO FABRIZIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
SPINELLI GUIDO N. IL 07/12/1970
avverso la sentenza n. 256/2007 CORTE APPELLO di BOLOGNA, del
10/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FABRIZIO DI MARZIO;

Data Udienza: 10/03/2015

Motivi della decisione
Spinelli Guido ricorre avverso la sentenza in epigrafe, con la quale è stata parzialmente
confermata la sentenza di condanna in primo grado per il delitto di ricettazione e deduce
violazione di legge, omessa e illogica motivazione sul merito della controversia, reclamando
declaratoria di prescrizione del reato.
Nel giudizio di Cassazione deve essere accertata la coerenza logica delle argomentazioni
_
seguite dal giudice di merito nel rispetto delle norme processuali e sostanziali. La mancanza e

impugnato, sicchè dedurre tale vizio in sede di legittimità comporta dimostrare che il
provvedimento è manifestamente carente di motivazione o di logica e non già opporre alla
logica valutazione degli atti operata dal giudice di merito una diversa ricostruzione, magari
altrettanto logica, degli atti processuali (Cass. S.U. 19.6.96, De Francesco). Esula infatti dai
poteri della Corte di Cassazione quello di una diversa lettura degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione, la cui valutazione è riservata in via esclusiva al giudice di merito
senza che possa integrare vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa valutazione
delle risultanze processuali ritenute dal ricorrente più adeguate (Cass. S.U. 2.7.97 n. 6402, ud.
30.4.97, rv. 207944, Dessinnone). Il giudice di merito inoltre non è tenuto a confutare ogni
specifica argomentazione dedotta con l’atto di appello in quanto il concetto di mancanza di
motivazione non include ogni omissione concernente l’analisi di determinati elementi probatori
perchè un elemento probatorio estrapolato dal contesto in cui esso si inserisce acquista un
significato diverso da quello attribuibile in una valutazione completa delle prove acquisite
(Cass. 1, 22.12.98 n. 13528, ud. 11.11.98, rv. 212053). Non può quindi dedursi vizio di
motivazione per avere il giudice di merito trascurato uno o più elementi di valutazione che ad
avviso del ricorrente avrebbero potuto o dovuto portare ad una diversa valutazione, perchè ciò
si tradurrebbe in una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità (Cass. 5, 17.4.00 n.
2459, Garasto; Cass. 1, 11.6.92 n. 6922, ud. 11.5.92, Cannarozzo). Nella concreta fattispecie
la Corte ha doverosamente valutato le emergenze istruttorie giungendo a una coerente
ricostruzione del fatto (sottolineando l’esistenza del dolo, non avendo l’imputato fornito
spiegazione del possesso del bene di provenienza illecita), mentre le doglianze del ricorrente al
riguardo – che denunciano ma non dimostrando eventuali vizi di motivazione – si palesano
manifestamente infondate.
Da ultimo il Collegio osserva che non possono trovare applicazione le norme sulla
prescrizione del reato, dal momento che – secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite di
questa Corte – l’inammissibilità del ricorso per cassazione dovuta alla mancanza, nell’atto di
impugnazione, dei requisiti prescritti dall’articolo 581 cod. proc. pen., ovvero alla manifesta
infondatezza dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e
preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma
dell’articolo 129 cod. proc. pen. (cfr.: Cass. Sez. Un., sent. n. 21 del 11.11.1994 dep.

la manifesta illogicità della motivazione devono risultare dal testo del provvedimento

11.2.1995 rv 199903; Cass. Sez. Un., sent. n. 32 del 22.11. 2000 dep. 21.12.2000 rv
217266).
Ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle
ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina
equitativamente in euro 1000.
PQM

e della somma di Euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 10.3.2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

eke

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali

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