Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14454 del 10/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14454 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: DI MARZIO FABRIZIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
INCALZA GIOVANNI N. IL 15/11/1955

cc_
avverso la sentenza n. 1089/2009 CORTE APPELLO SEZ.DIST. di
TARANTO, del 19/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. FABRIZIO DI MARZIO;

Data Udienza: 10/03/2015

Motivi della decisione
Incalza Giovanni ricorre avverso la sentenza in epigrafe, con la quale è stata
confermata la sentenza di condanna in primo grado per il delitto di cui all’art. 648 c.p. circa un
assegno di provenienza illecita e deduce violazione di legge (per erronea qualificazione del
fatto, ricorrendo una ipotesi di incauto acquisto), omessa e illogica motivazione sul merito
della controversia.
Nel giudizio di Cassazione deve essere accertata la coerenza logica delle argomentazioni

la manifesta illogicità della motivazione devono risultare dal testo del provvedimento
impugnato, sicchè dedurre tale vizio in sede di legittimità comporta dimostrare che il
provvedimento è manifestamente carente di motivazione o di logica e non già opporre alla
logica valutazione degli atti operata dal giudice di merito una diversa ricostruzione, magari
altrettanto logica, degli atti processuali (Cass. S.U. 19.6.96, De Francesco). Esula infatti dai
poteri della Corte di Cassazione quello di una diversa lettura degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione, la cui valutazione è riservata in via esclusiva al giudice di merito
senza che possa integrare vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa valutazione
delle risultanze processuali ritenute dal ricorrente più adeguate (Cass. S.U. 2.7.97 n. 6402, ud.
30.4.97, rv. 207944, Dessimone). Il giudice di merito inoltre non è tenuto a confutare ogni
specifica argomentazione dedotta con l’atto di appello in quanto il concetto di mancanza di
motivazione non include ogni omissione concernente l’analisi di determinati elementi probatori
perchè un elemento probatorio estrapolato dal contesto in cui esso si inserisce acquista un
significato diverso da quello attribuibile in una valutazione completa delle prove acquisite
(Cass. 1, 22.12.98 n. 13528, ud. 11.11.98, rv. 212053). Non può quindi dedursi vizio di
motivazione per avere il giudice di merito trascurato uno o più elementi di valutazione che ad
avviso del ricorrente avrebbero potuto o dovuto portare ad una diversa valutazione, perchè ciò
si tradurrebbe in una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità (Cass. 5, 17.4.00 n.
2459, Garasto; Cass. 1, 11.6.92 n. 6922, ud. 11.5.92, Cannarozzo). Nella concreta fattispecie
la Corte ha doverosamente valutato le emergenze istruttorie giungendo a una coerente
ricostruzione del fatto (e anche sottolineando che l’imputato non ha fornito alternative
ricostruzioni dell’acquisto dell’assegno di provenienza illecita, onde rendere valutabile la
qualificazione della condotta ex art. 712 c.p.), mentre le doglianze del ricorrente al riguardo che denunciano ma non dimostrando eventuali violazioni di legge o vizi di motivazione – si
palesano manifestamente infondate.
Ne consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle
ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina
equitativamente in euro 1000.
PQM

seguite dal giudice di merito nel rispetto delle norme processuali e sostanziali. La mancanza e

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di Euro 1000 in favore della Cassa delle ammende.

Roma, 10.3.2015

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