Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1444 del 20/11/2012


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 1444 Anno 2013
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: MULLIRI GUICLA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Mysko Andriy, nato in Ucraina il 19.11.80
imputato art. 291 quater D.P.R. 43/73
avverso la sentenza della Corte d’Appello di Trento del 8.4.11
Sentita la relazione del cons. Guida Mùlliri;
Sentito il P.M., nella persona del P.G. dr. Enrico Delehaye, che ha chiesto il rigetto del
ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1. Vicenda processuale e provvedimento impugnato – Il ricorrente è stato giudicato
responsabile, in concorso con Brodylo Andriy del reato di cui agli artt. 110 c.p., 291 bis D.P.R.
43/73, per avere ripetutamente introdotto, detenuto, acquistato e ceduto t.l.e di
contrabbando.
L’accusa è sopraggiunta all’esito di una complessa indagine a carico di associazioni
criminali che vedevano coinvolti soggetti di origine napoletana i quali, in contatto con cittadini
stranieri, svolgevano tale traffico illecito a livello internazionale. A quanto si apprende dalla
sentenza impugnata, l’individuazione dell’odierno ricorrente è avvenuta grazie ad
intercettazioni ed alla individuazione della sua voce ad opera del perito nominato per la
traduzione dalla lingua ucraina.

Data Udienza: 20/11/2012

La Corte d’appello, con la decisione impugnata, ha confermato il giudizio di
responsabilità ma, previo riconoscimento delle attenuanti generiche, ha ridotto la pena ad anni
3 di reclusione e 5.100.000 C di multa.
Avverso tale decisione, gli imputati hanno proposto ricorso,
2. Motivi del ricorso
unitamente al loro difensore, deducendo:

1) violazione di lene e vizio di motivazione ( art. 606 lett b) ed e) c.p.p, in rei. agli artt. 8 e 9 c.p.p. e
Si eccepisce, infatti, l’incompetenza per territorio del tribunale di Trenta perché, nel
caso di reati attribuiti a più persone residenti in diverse zone del territorio nazionale, ed anche
all’estero, trova applicazione il criterio suppletivo di cui all’art. 9 co. 2 c.p.p.. Per contro, il
Tribunale, prima, e la Corte d’appello, poi, hanno respinto l’eccezione sul rilievo che, non
essendo noto il luogo di ingresso della merce nel territorio nazionale, trova applicazione l’art.
21 L. n. 4/29, ossia il luogo di accertamento del reato che, nella specie, è da individuare in
Trento, dove sono state svolte le intercettazioni.
Si ribatte, però, che dagli stessi capi di imputazione, emergerebbe la prova della
incompetenza del Tribunale di Trento posto che Mysko avrebbe acquistato i t.l.e. da un non
meglio identificato venditore straniero, per poi rivenderli ad acquirenti italiani, gravitando, a
tal fine, tra Aversa e Cassino sì che il luogo di commissione andrebbe individuato in una di tali
regioni ma, siccome il luogo non è certo, devono intervenire i criteri suppletivi indicati dalla
norma;
( art. 606 lett c) ed e) c.p.p. in rel. agli artt. 456, 423
2) violazione di legge e vizio di motivazione
La doglianza attiene all’erronea ed insufficiente traduzione in lingua russa del
decreto di giudizio immediate ed all’incompletezza dell’imputazione sì da causare una
violazione del diritto di difesa.
In buona sintesi, ripercorrendo l’iter processuale, il ricorrente sostiene che già
all’udienza dinanzi al tribunale monocratico del 29.4.09, in relazione alla eccezione difensiva, il
perito interprete nominato in udienza aveva rilevato una erronea traduzione del decreto di
giudizio immediato (quanto ai termini indicati per avanzare richiesta di riti alternativi).
Il giudice aveva dato atto dell’errore, ne aveva disposto la rettifica e la nuova notifica
del decreto.
All’udienza successiva del 1° luglio, la difesa aveva sollevato una serie di rilievi circa la
traduzione delle pagine 147 e 148 della richiesta di giudizio immediato e varie incompletezze
dell’imputazione ma il giudice aveva respinto “rifacendosi alla propria ordinanza del 29.4.09”.)
Il ricorrente riproduce un brano dell’ordinanza del primo luglio e stigmatizza il fatto che
anche la Corte d’appello l’abbia avallata con succinta motivazione sì che è rimasto violato
l’art. 143 c.p.p. che (così come ribadito anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo) impone la
traduzione degli atti nella lingua dell’imputato;
c.p.p. e 24 cost.).

3) violazione di legge e vizio di motivazione (vari-. 606 lett c) ed e) c.p.p, in rel. agli artt. 420 ter e 484
per mancata autorizzazione dell’imputato a comparire per l’udienza del 25.11.09 visto
che era sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Cicciano. Si censura, in particolare, il
fatto che il giudice abbia affermato che l’imputato avrebbe dovuto comparire ugualmente (come
c.p.p.)

21 L. 4/29).

se gli fosse stato consentito implicitamente di violare l’obbligo impostogli);

4) mancata assunzione di una Prova decisiva _nonché mancanza e contraddittorietà
della motivazione a riguardo ( art, 606 lett d) ed e) c.p.p.).
Si ricorda, in particolare che, dopo avere ottenuto con un certo ritardo il file audio con
le conversazioni intercettate, la difesa ha potuto constatare alcune imprecisioni sì che sarebbe
stato necessario disporre una perizia per evidenziare la effettiva esistenza di errori di
registrazione ovvero di alterazioni nella sequenza delle telefonate intercettate.
Si invoca, pertanto, la declaratoria di nullità del giudizio di primo grado;
5) diniego delle attenuanti generiche cui è conseguito anche il rigetto della richiesta di
sospensione condizionale.
Si afferma che la sentenza della corte d’appello è censurabile perché ha avallato in toto
una declaratoria di responsabilità basata su una “confusa attività di captazione” non suffragata
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da alcun riscontro esterno e, per di più, non ha accolto la richiesta difensiva di audizione di
alcuni testi e di perizia fonica. Se a ciò si aggiunge che a carico di Mysko non è stato eseguito
alcun sequestro, né si riscontrano telefonate tra Mysko e gli autisti e nessuna utenza risulta a
lui intestata, è chiaro che egli avrebbe dovuto essere assolto, quantomeno, ex art. 530 co. 2
c.p.p.. Sebbene il perito Golub Agnesa abbia asserito di avere riconosciuto la voce di Mysko
grazie alle moltissime telefonate ascoltate e che in esse erano stati indicati il nome ed il
cognome, al contrario (stando alle perizie depositate), non vi è alcuna telefonata dove tale nome
risulti pronunciato.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Motivi della decisione – Il ricorso è infondato e deve essere respinto.
3.1. La questione sulla competenza che si pone con il primo motivo, cela in
realtà, l’intento di coinvolgere questa S.C. in un apprezzamento di merito che sicuramente non
compete e, soprattutto, finisce per reiterare argomenti già portati all’attenzione della corte
d’appello che vi ha replicato in modo argomentato e corretto ribadendo il punto di vista già
espresso dal giudice di primo grado.
Il nocciolo della questione è, infatti, connesso con la difficoltà di individuare il luogo di
consumazione del reato (attraverso la introduzione della merce illegale nel territorio dello Stato) che non è
stato possibile verificare con sicurezza considerate la molteplicità delle condotte e la vastità
del fenomeno anche a livello territoriale.
Giustamente, quindi, i giudici di secondo grado, non potendo dare applicazione all’art.
9, comma 2 c.p.p., hanno fatto ricorso alla regola generale in tema di reati finanziari ( art. 11 L.
516/82, riproduttivo dell’art. 21 L. n. 4/29) secondo cui è il luogo di accertamento del reato a radicare la
competenza territoriale. Dal momento che, nel caso in esame, le prime notizie dei reati
ipotizzati sono state acquisite tramite le intercettazioni telefoniche svolte dalla procura della
Repubblica di Trento a cura della P.G. del luogo, è in tale luogo che va individuata la
competenza.
Tutte le opposte argomentazioni del ricorrente vanno disattese perché l’asserita
erroneità del criterio scelto dalla Corte passa attraverso una discutibile rivisitazione del merito
(vale a dire, una lettura alternativa delle vicende ascritte al Mysko che porterebbe, a detta del ricorrente, ad
individuare tra Aversa e Cassino). Non vi è, però, chi non veda come si tratti, in ogni caso, di una
individuazione del tutto incerta (che oscilla tra due regioni) e che, comunque, non rispetta il

principio, affermato anche di recente da questa S.C. (Sez. III, 15.12.10, Saridis, Rv. 249981) secondo cui
la competenza per territorio, per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, in quanto
rientranti tra i reati finanziari, va individuata in base alla normativa speciale sì che spetta al
giudice del luogo di accertamento della violazione.
3.2.
E’ infondata anche la seconda doglianza perché ripropone un tema già
portato all’attenzione dei giudici di secondo grado che vi hanno dato replica puntuale sì che
non è riscontrabile né alcuna violazione di legge né, ancor meno, un vizio motivazionale. Con
argomentare congruo e logico, infatti, i giudici di secondo grado hanno osservato che le
questioni poste dalla difesa del Mysko, circa presunte errate traduzioni di alcune parti del
decreto notificatogli, hanno trovato puntuali risposte da parte del perito cui «l’appellante non
ha introdotto specifiche contestazioni». Resta, quindi, incontestato che «comparso
personalmente all’udienza del 29 aprile 2009, il difensore ha eccepito l’erronea traduzione di
alcune parti del decreto notificatogli ed il Giudice ha in proposito affidato all’interprete presente
in udienza l’incarico di verificare gli errori denunciati».
All’esito, «l’interprete ha concluso per l’esistenza di uno soltanto degli errori segnalati,
in particolare, la scorretta traduzione della parola “emissione” in luogo di “notifica” mentre ha
ribadito la correttezza della restante traduzione, rilevando che tutte le espressioni ritenute
omesse erano invece presenti e rilevando che il consulente di cui si è avvalsa la parte aveva

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Il ricorrente conclude invocando l’annullamento della sentenza impugnata.

4

3.3.
Anche nel terzo motivo, si constata una sostanziale genericità della
denuncia che è priva di qualsivoglia allegazione, è smentita dal fatto che – come si constata nel
verbale di udienza – il giudice, all’analoga eccezione, ha replicato che l’imputato non aveva chiesto
di presenziare.
3.4. Infine, pure nel Guado motivo si registra una mera ripetizione di analoga
doglianza svolta in appello al punto da rendere il motivo ai limiti dell’ammissibilità per avere
già ricevuto più che congrua e logica replica dai giudici di secondo grado (sez. V, 27.1.05, Giagnorio,
Rv. 231708). Questi ultimi, infatti, sono già stati investiti della eccezione circa
“svarioni
procedurali” che avrebbero comportato una declaratoria di nullità del giudizio di primo grado
o, quantomeno, una rinnovazione del giudizio per verificare eventuali errori presenti nelle
conversazioni del file audio.
La genericità che caratterizza la presente doglianza non è difforme da quella
stigmatizzata anche dalla Corte d’appello che ha sottolineato il fatto che, quella segnalata dal
ricorrente, era solo una incongruenza (consistente nell’inserimento della telefonata data come effettuata il 25
aprile alle ore 12,23 e che era in realtà avvenuta il 29 aprile alle ore 8,45) «probabilmente dovuta ad una
mera svista nella registrazione e dovuta a possibili ritardi nell’invio del file, così come ipotizzato
dalla stessa difesa». Per l’effetto, è palese la superfluità di una rinnovazione che
implicitamente (,Sez. IV, 24.10.05, Mirabilia, Rv. 233187) i giudici di appello hanno disatteso attraverso la
molteplicità di argomenti con i quali hanno illustrato – sulla base di precise emergenze processuali – il
proprio convincimento di adeguatezza del bagaglio probatorio acquisito e, per l’effetto, anche
di idoneità dello stesso a provare la responsabilità dell’imputato.
Alla luce di quanto appena osservato, perciò, si rivela infondata anche la censura di
merito, perché, pur volendo tralasciare la rilevanza delle chiare intercettazioni telefoniche
acquisite e le certezze avute circa la riferibilità delle conversazioni incriminate alla voce
dell’imputato, ricorrono di per sé altri dati acquisiti come il fatto che la fidanzata di Mysko si
chiamasse Alessia (f.1.4) ed avesse una utenza telefonica coincidente con quella intercettata e
– soprattutto – che, dalla deposizione del maresciallo Lozzer Fabrizio, risulti che, mentre stava
intercettando il telefono in uso alla persona che si riteneva essere il Mysko, egli «ha
chiaramente avvertito, in sottofondo, la voce del maresciallo Fanti che stava procedendo
all’arresto dell’appellante» (f. 14).

Venendo, infine, al quinto meivo, fermo restando quanto appena osservato
a proposito della sicura riferibilità delle intercettazioni all’odierno ricorrente, non si può fare a
meno di sottolineare che il motivo, oltre ad essere reiterativo di questioni analoghe cui i giudici
di appello hanno puntualmente replicato, è anche affetto dall’errore prospettico di ritenere che
questo giudice di legittimità possa rivalutare i dati di fatto per trarne conclusioni diverse e più
favorevoli.
Il vero è che, come ricordato dai giudici di merito, sono molteplici le ragioni che hanno
indotto a ritenere individuata con sicurezza la voce di Mysko nella persona a lungo intercettata
e monitorata nello svolgimento dell’illecita attività di contrabbando (le dichiarazioni del
3.5.

maresciallo Colletta Pierpaolo che ha riferito del “particolare timbro” di voce dell’imputato, l’analoga
asserzione dell’interprete Golub Agnesa, che ha ascoltato le intercettazioni in lingua ucraina, le
segnalazioni della banca dati del ministero, le stesse circostanze dell’arresto prima evocate).

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dato corso ad una traduzione “letteraria” (in “lingua letteraria scritta”), invece di usare gli
appropriati termini tecnici».
Non vi è chi non veda, dunque, come il tema della traduzione del decreto di giudizio
immediato sia stata affrontata e sviscerata dalla corte in modo più che esauriente e, per
contro, anche l’odierna censura sia sostanzialmente reiterativa e generica facendo riferimento
a rilievi critici sulle pagine 147 e 148 e ad altre non meglio precisate incompletezze di cui nulla
si allega sebbene sia stato ripetutamente affermato (sez. VI, 15.3.06, Casula, Rv, 233711; Sez. VI, 14.6.06,
Policella, Rv. 234914) che a carico del ricorrente, sussiste un «peculiare onere di inequivoca
individuazione e di specifica rappresentazione degli atti processuali che intende far valere, nelle
forme di volta in volta più adeguate alla natura degli atti stessi (integrale esposizione e
riproduzione nel ricorso, allegazione in copia, precisa indicazione della collocazione dell’atto nel
fascicolo del giudice ecc.)».

Non è, quindi, conferente il fatto di ricordare nuovamente in questa sede la mancanza
di sequestri a carico del Mysko ovvero l’assenza di utenze a lui intestate.
Da ultimo, quanto al diniego delle attenuanti generiche e del beneficio della sospensione
condizionale, si fa notare che le prime sono state già riconosciute dalla corte d’appello che appunto per tale motivo – ha anche ridotto la pena ad anni tre di reclusione e 5.100.000,00 C
di multa. Va da sé che, per l’entità della pena irrogata, non ricorrevano gli estremi per i
benefici invocati.

P.Q.M.
Visti gli artt. 615 e ss. c.p.p.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
Così deciso il 20 novembre 2012
Il Presidente

Nel respingere il ricorso, segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali.

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