Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14388 del 06/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14388 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
TERRANA ANTONINO N. IL 12/04/1977
avverso la sentenza n. 3224/2013 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 18/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 06/03/2015

Terrana Antonino ricorre avverso la sentenza 18.12.13 della Corte di appello di Palermo che ha
confermato quella in data 4.7.12 del locale tribunale con la quale è stato condannato, per i reati di
lesioni aggravate e minacce, unificati ex art.81 cpv. c.p., alla pena di mesi cinque di reclusione.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,
comma 1, lett.e) c.p.p. per avere il giudice posto a fondamento della decisione le dichiarazioni della

l’intervenuta assoluzione della madre dell’imputato, Catalano Giovanna, pure denunciata dalla p.o.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, sia perché con esso la difesa
intende sottoporre al giudice di legittimità aspetti attinenti al merito, che risultano preclusi in questa
sede, sia perché manifestamente infondato, dal momento che il giudice di appello, con motivazione
del tutto congrua ed immune da vizi di illogicità, premesso che i fatti originavano da cattivi rapporti
di vicinato tra le parti, ha evidenziato come la responsabilità dell’odierno ricorrente riposi sulle
dichiarazioni della parte lesa — la cui attendibilità è adeguatamente argomentata – , corroborate dalle
risultanze della certificazione medica attestante lesioni del tutto compatibili con il narrato del
Tomasino circa la causazione delle stesse con una sbarra di ferro ad opera del Terrana, laddove la
madre dell’imputato — ha specificato il giudice di secondo grado — per stessa ammissione della p.o.
era intervenuta in una fase successiva, caratterizzata da altra animosità, ma quanto la condotta del
Terrana si era ormai esaurita e vi erano state la minacce da parte dell’imputato, nei termini di cui
all’imputazione, che avevano sortito l’iniziale effetto del silenzio serbato dalla vittima al momento
dell’intervento della polizia.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

persona offesa, Tomasino Maurizio, senza considerare i sentimenti di astio tra le parti, nonché

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Roma, 6 marzo 2015

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