Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14380 del 06/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14380 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
REINA FRANCESCO N. IL 31/07/1987
avverso la sentenza n. 190/2014 TRIBUNALE di VERCELLI, del
13/02/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 06/03/2015

Reina Francesco ricorre avverso la sentenza 13.2.14, emessa dal Tribunale di Vercelli ai sensi
degli artt.444 ss. c.p.p., con la quale gli è stata applicata, per il reato di lesioni personali aggravate,
concesse attenuanti generiche equivalenti, la pena di mesi quattro di reclusione.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,
comma 1, lett. d) ed e) c.p.p. per non avere il giudice ritenuto insussistente l’aggravante dell’uso di

mancato proscioglimento per difetto di querela, trattandosi di lesioni guarite nel termine di 20
giorni.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto manifestamente
infondato, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è da un lato adeguato a quanto
contenuto nell’accordo tra le parti e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i presupposti dell’art.129
c.p.p., facendo in particolare riferimento ai certificati medici attestanti una lesione che ha
determinato nella p.o. una malattia di durata superiore a 20 giorni, cagionata dall’imputato con l’uso
di un martelletto, secondo quanto risultante dalle dichiarazioni del M.110 Calanni Fraccono e del
teste Zarra Gaetano.
Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere
di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez.un., 27 settembre
1995, Serafino; Sez.un., 25 novembre 1998, Messina; Sez.II, 17 febbraio 2012, n.6455).
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€ 1.500,00.

un’arma (martelletto), sulla quale non erano state rinvenute tracce di sangue, con conseguente

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.

Roma, 6 marzo 2015

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