Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14371 del 06/03/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14371 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ZARRAA ZOUHAIER BEN ABDELAZIZI N. IL 23/05/1969
avverso la sentenza n. 1631/2013 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 27/02/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 06/03/2015

Zarraa Zouhaier Ben Abdelazizi ricorre avverso la sentenza 27.2.14 della Corte di appello di Reggio
Calabria che ha confermato quella in data 8.6.12 del locale tribunale con la quale è stato
condannato, concesse attenuanti generiche equivalenti, alla pena — condizionalmente sospesa – di
mesi quattro di reclusione, oltre al risarcimento dei danni in favore delle costituite parti civili, per i
reati di concorso in lesioni personali aggravate e tentata violenza privata.

violazione dell’art.606, comma 1, lett.c) ed e) c.p.p. per carenza di motivazione in ordine alla
ritenuta attendibilità delle dichiarazioni rese dalla p.o., come pure in ordine alle dichiarazioni dei
testi Cassarà e Abd Alla Ahmed, oltre che relativamente alla richiesta di estromissione della parte
civile.
Con il secondo motivo si lamenta violazione di legge, con riferimento agli artt.109 e 143 c.p.p., 6
CEDU, per non essere stato nominato un interprete nel corso della deposizione della parte civile, in
particolare di Abd Alla Ahmed, sì da consentire all’accusato di esaminare direttamente i testi ed
eventualmente ottenere un confronto con gli stessi.
Con il terzo motivo si deduce violazione dell’art.606, comma 1, lett.e) c.p.p. per non avere la Corte
territoriale valutato correttamente gli elementi di cui all’art.133 c.p. per giustificare il giudizio di
equivalenza tra attenuanti generiche e aggravanti.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile in quanto, con riferimento al
primo motivo, sostanzialmente generico, atteso che la censura è formulata in modo stereotipato,
senza alcun collegamento concreto con la motivazione della sentenza impugnata.
Esso è inoltre manifestamente infondato, dal momento che i giudici territoriali hanno puntualmente
evidenziato, con motivazione congrua ed immune dai lamentati profili di illegittimità, come la
responsabilità dell’imputato riposi sulle dichiarazioni delle parti lese — la cui attendibilità è
adeguatamente argomentata – , corroborate dagli esiti delle certificazioni mediche in atti e dal
sequestro, da parte degli operanti, del bastone usato per l’aggressione e rinvenuto occultato in

Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, con il primo motivo

un’intercapedine tra le abitazioni dello Zarraa e del coimputato Darha, all’interno del cortile teatro
del fatto delittuoso.
Il secondo motivo presenta il carattere della ‘novità’, non avendo formato oggetto di doglianza in
sede di appello, per cui esso trova oggi la preclusione derivante dal disposto di cui all’ultima parte
del comma 3 dell’art.606 c.p.p., senza che peraltro il ricorrente abbia neanche sostenuto di non

Nuovo è anche il terzo motivo di gravame, dal momento che in appello si era richiesta solo
l’esclusione dell’aggravante di cui all’art.61 n.1 c.p.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma di favore della Cassa delle Ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.
P.Q.M.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
Roma, 6 marzo 2015

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