Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14354 del 06/02/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14354 Anno 2015
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ARENA PIETRO N. IL 05/01/1958
avverso la sentenza n. 965/2010 CORTE APPELLO di MILANO, del
19/09/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 06/02/2015

RITENUTO IN FATTO

che con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Milano ha

confermato la sentenza di prime cure che aveva condannato Arena Pietro per il
reato di minacce gravi ;
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione

ritenuta gravità delle minacce e alla mancata esclusione della contestata
recidiva.
CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto il primo motivo si
sostanzia, da un lato, in una generica ed indebita proposizione della doglianze
circa la valutazione delle emergenze istruttorie; trattasi, inoltre, di doglianza che,
oltre ad essere meramente ripetitiva di quanto già evidenziato in grado di
appello, passa del tutto sotto silenzio la pur esistente motivazione offerta sul
punto dalla Corte territoriale;
– che le accertate modalità del fatto valgono a ritenere integrata la
ritenuta fattispecie della minaccia grave.
Sul piano sostanziale, questa volta in diritto, la gravità della minaccia va
accertata avendo riguardo a tutte le modalità della condotta, ed in particolare al
tenore delle eventuali espressioni verbali ed al contesto nel quale esse si
collocano, onde verificare se, ed in quale grado, essa abbia ingenerato timore o
turbamento nella persona offesa (v. Cass. Sez. V 26 settembre 2008 n. 43380).
Il Giudice del merito, ispirandosi ai suddetti principi ha dato logicamente
conto della gravità della minaccia compiuta sulla base delle espressioni
adoperate e dei fatti così come accertati.
Non è, pertanto, consentito a questa Corte di legittimità operare una
rilettura degli accadimenti processuali allorquando degli stessi sia stata data
logica motivazione ispirata ai principi di diritto espressi da questa Suprema
Corte.
– che il rigetto della richiesta di esclusione della recidiva facoltativa, pur
richiedendo l’assolvimento di un onere motivazionale, non impone al Giudice un
obbligo di motivazione espressa, ben potendo quest’ultima essere anche
implicita, come nella specie, desumendola dalla disamina della personalità
dell’imputato, emergente dalla dettagliata descrizione delle condotte criminose
1

l’imputato, personalmente, denunciando una motivazione illogica in merito alla

dallo stesso tenute, dalla gravità dei fatti e dei suoi precedenti (v. Cass. Sez.
19 giugno 2012 n. 40218);
– che la ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di
cui all’articolo 616 cod.proc.pen., ivi compresa, in assenza di elementi che
valgano ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta

P. T. M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 6 febbraio 2015.

sanzione pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;

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