Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14353 del 06/02/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14353 Anno 2015
Presidente: SAVANI PIERO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DI STEFANO FELICIANTONIO N. IL 30/05/1952
avverso la sentenza n. 1912/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
04/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 06/02/2015

RITENUTO IN FATTO

che con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Milano ha

confermato la sentenza di prime cure che aveva condannato Di Stefano
Feliciantonio per il reato di lesioni personali gravi in danno di Piccini Ezio;
– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione

motivazione e una violazione di legge con particolare riferimento all’affermazione
della penale responsabilità basata sulle dichiarazioni della parte offesa nonché al
mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti di cui all’articolo 62 bis
cod.pen. e alla quantificazione del danno.

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto il primo motivo si
sostanzia in una indebita rivisitazione delle risultanze probatorie sulla pretesa
inaffidabilità delle dichiarazioni della parte offesa, perchè non è possibile più
svolgere tale attività avanti questa Corte di legittimità; trattasi inoltre di
doglianza che, per un verso, passa del tutto sotto silenzio la pur esistente
motivazione offerta sul punto dal Giudice del merito che ha vieppiù riscontrato le
suddette dichiarazioni e, per altro verso, non vale a scalfire la granitica
giurisprudenza di questa Corte in tema;
– il giudicante ha correttamente applicato la costante giurisprudenza di
legittimità sul punto secondo la quale le regole, dettate dall’articolo 192, comma
terzo cod.proc.pen. non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le
quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento
dell’affermazione di penale responsabilità dell’imputato, previa verifica, corredata
da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e
dell’attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere
più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni
di qualsiasi testimone (v. da ultimo, Cass. Sez. Un. 19 luglio 2012 n. 41461);
– del pari nell’impugnata sentenza si fornisce adeguata e logica
motivazione in merito alla mancata concessione delle invocate attenuanti e
all’applicato trattamento sanzionatorio, per cui non può richiedersi a questa
1

l’imputato, a mezzo del proprio difensore, denunciando una illogicità della

Corte di legittimità, in difetto di pena illegale e in presenza di motivazione, di
entrare nel merito di valutazioni soggettive sulla persona del reo circa
l’applicabilità delle attenuanti generiche e la quantificazione della pena;
– che, inoltre, è addirittura legittimo il ricorso del Giudice a criteri
equitativi nella quantificazione del danno risarcibile ove in esso non siano
rinvenibili componenti patrimoniali suscettibili di precisa determinazione (v. Cass.

confermato il giudizio di congruità della somma liquidata in primo grado sulla
base di una consulenza tecnica, con indicazione dei periodi d’inabilità parziale
temporanea e permanente, escludendone l’esorbitanza come sostenuto dal
ricorrente ;
– che la ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di
cui all’articolo 616 cod.proc.pen., ivi compresa, in assenza di elementi che
valgano ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta
sanzione pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;
P. T. M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 6 febbraio 2015.

Sez. V 30 settembre 2010 n. 43053) mentre, nella specie, la Corte ha

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