Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14289 del 28/01/2015


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14289 Anno 2015
Presidente: D’ISA CLAUDIO
Relatore: D’ISA CLAUDIO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CHENNOUFI OMAR N. IL 18/01/1970
avverso la sentenza n. 1619/2013 CORTE APPELLO di GENOVA, del
04/04/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. CLAUDIO D’ISA;

Data Udienza: 28/01/2015

CHENNOUFI OMAR ricorre per cassazione avverso la sentenza indicata in
epigrafe con cui la Corte d’appello di Genova ha confermato la sentenza di
condanna, emessa dal locale tribunale in data 9.02.2013, in ordine al delitto
di furto aggravato.
Si denuncia violazione di legge sotto il profilo della eccessività della pena.
Il ricorso va dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza del
motivo esposto.
Si rammenta che la determinazione della misura della pena tra il minimo e il
massimo edittale rientra, invece, nell’ampio potere discrezionale del giudice
di merito, il quale assolve il suo compito anche se abbia valutato
intuitivamente e globalmente gli elementi indicati nell’art. 133 c.p. (da
ultimo, Cass., Sez. 4^, 13 gennaio 2004, Palumbo) A ciò dovendosi
aggiungere che non è neppure è necessaria una specifica motivazione tutte le
volte in cui la scelta del giudice risulta contenuta in una fascia medio bassa
rispetto alla pena edittale (di recente, Cass., Sez. 4^, 4 dicembre 2003,
Cozzolino ed altri).
Nella specie, risulta evidente che il potere discrezionale in punto di
trattamento dosimetrico, alla luce della pena inflitta, è stato dal giudice
correttamente esercitato, con riferimento allo stato di incensuratezza
dell’imputato e con la concessione delle attenuanti generiche, così
dimostrando di aver tenuto conto degli elementi indicati nell’art. 133 c.p..
Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di C 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della soma di C 1.000,00 in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma il 28 gennaio 2015.

FATTO E DIRITTO

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