Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14278 del 24/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14278 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: MENGONI ENRICO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Amodeo Ciro Aldo, nato a Foggia il 28/11/1956

avverso l’ordinanza pronunciata dal Tribunale del riesame di Foggia in data
19-23/9/2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione svolta dal consigliere Enrico Mengoni;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore generale Pasquale Fimiani, che ha chiesto l’annullamento con rinvio
dell’ordinanza limitatamente all’importo del sequestro per equivalente

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 19-23/9/2014, il Tribunale del riesame di Foggia
rigettava l’istanza di riesame proposta da Ciro Aldo Amodeo e, per l’effetto,
confermava il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini
preliminari presso lo stesso Ufficio in data 17/6/2014; all’Amodeo, quale legale
rappresentante della società cooperativa “La Radicale”, era contestata la
violazione dell’art. 10-ter, d. Igs. 10 marzo 2000, n. 74, per aver omesso il

Data Udienza: 24/03/2015

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versamento dell’i.v.a. – anno di imposta 2010 – per l’importo di 198.688,00
euro.
2. Propone ricorso per cassazione lo stesso indagato, a mezzo del proprio
difensore, deducendo tre motivi:
– violazione dell’art. 321 cod. proc. pen.. Il Tribunale avrebbe confermato il
vincolo reale pur emergendo dagli atti prova evidente della mancanza
dell’elemento soggettivo del reato, desumibile sia dalla situazione di crisi in cui
versava la cooperativa nell’anno di interesse, sia dalla successiva rateizzazione ottenuta

dall’Amministrazione finanziaria:
– carenza assoluta di motivazione quanto al periculum in mora. Il Tribunale,
con riguardo a detto requisito essenziale, avrebbe steso una motivazione
apparente, non indicando neppure un elemento dal quale trarre il dubbio che
l’Amodeo possa, in futuro, risultare inadempiente alle proprie obbligazioni; anzi,
dal costante versamento delle rate concordate emergerebbe proprio il dato
contrario;
– erronea applicazione dell’art. 321 cod. proc. pen.. Il Tribunale avrebbe
confermato il vincolo nell’intero ammontare, senza considerare l’importo
pacificamente già versato (la citata somma di 60.541,92 euro), tale da ridurre la
porzione di obbligazione tributaria. Ne consegue che il valore dei beni sottoposti
a sequestro – 200.160,00 euro – dovrebbe esser ridotto fino alla somma di
138.146,08 euro.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è parzialmente fondato.
Con riguardo al primo motivo, osserva la Corte che, per costante indirizzo di
legittimità, in sede di ricorso per cassazione proposto avverso provvedimenti
cautelari reali, l’art. 325 cod. proc. pen. ammette il sindacato di legittimità
soltanto per motivi attinenti alla violazione di legge. Nella nozione di “violazione
di legge” rientrano, in particolare, la mancanza assoluta di motivazione o la
presenza di motivazione meramente apparente, in quanto correlate
all’inosservanza di precise norme processuali, ma non l’illogicità manifesta, la
quale può denunciarsi nel giudizio di legittimità soltanto tramite lo specifico e
autonomo motivo di ricorso di cui alla lett. e) dell’art. 606 stesso codice (v., per
tutte: Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004, P.C. Ferazzi in proc. Bevilacqua, Rv.
226710; Sez. U, n. 25080 del 28/05/2003, Pellegrino S., Rv. 224611).
Ciò premesso, il motivo medesimo – relativo al fumus commissi delicti – non
può essere accolto, atteso che la motivazione stesa dal Tribunale al riguardo

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con parziale adempimento già per 60.541,92 euro

risulta logica ed adeguata, come tale tutt’altro che apparente. In particolare,
l’ordinanza – richiamata la giurisprudenza in materia – ha affermato che
«l’informativa dell’Agenzia delle Entrate prot. n. 35422 del 15/4/2014,
unitamente alla stessa determinazione dei versamenti rateali e all’effettuato
versamento di alcune rate, appare, allo stato, sufficiente alla

astratta

configurabilità del reato contestato»; oltre a precisare che le invocate difficoltà
economiche della cooperativa «non costituiscono circostanza idonea a scriminare
la condotta incriminate né ad escludere l’elemento soggettivo del dolo di

per cui, ai fini dell’emissione del sequestro preventivo funzionale alla confisca per
equivalente del profitto del reato, non occorre un compendio indiziario che si
configuri come grave ai sensi dell’art. 273 cod. proc, pen., ma è comunque
necessario che il giudice valuti la sussistenza del

fumus delícti in concreto,

verificando in modo puntuale e coerente gli elementi in base ai quali desumere
l’esistenza del reato astrattamente configurato, in quanto la “serietà degli indizi”
costituisce presupposto per l’applicazione delle misure cautelari (per tutte, Sez.
3, n. 37851 del 4/6/2014, Parrelli, Rv. 260945).
4. Con riguardo, poi, al secondo motivo, attinente al periculum, occorre qui
ribadire l’orientamento – fatto proprio dal Tribunale del riesame, in modo
sintetico ma esplicito – secondo cui, in caso di sequestro preventivo finalizzato
alla confisca per equivalente, spetta al Giudice il solo compito di verificare che i
beni rientrino nelle categorie delle cose oggettivamente suscettibili di confisca,
essendo, invece, irrilevante sia la valutazione del periculum citato – che attiene
ai requisiti del sequestro preventivo impeditivo di cui all’art. 321 comma primo
cod. proc. pen. – sia quella inerente alla pertinenzialità dei beni (per tutte, Sez.
2, n. 31229 del 26/6/2014, Borda, Rv. 260367); con la conseguenza che la
revoca del sequestro preventivo in relazione a fattispecie di reato per le quali è
prevista la confisca obbligatoria è possibile soltanto nell’ipotesi nella quale
vengano a mancare gli elementi costituenti il fumus commissi delicti e non per il
venire meno delle esigenze cautelarì, atteso che in tali ipotesi la pericolosità
della res non è suscettibile dì valutazioni discrezionali, ma è presunta dalla legge
(Sez. 3, n. 43945 del 25/6/2013, Liccardi, Rv. 257418; Sez. 3, n. 17439 del
6/4/2005, Amico, Rv. 231516).
Il motivo, pertanto, è infondato.
4. L’ultima doglianza, relativa alla mancata decurtazione della somma
sottoposta a vincolo, deve esser invece condivisa.
Osserva la Corte che l’ordinanza impugnata – chiamata a valutare la
rateizzazione concessa dall’Amministrazione proprio con riguardo al reato de
quo, e ad oggi adempiuta dall’Amodeo nella misura di 60.541,92 euro – tralascia

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evasione». In tal modo, quindi, il provvedimento ha aderito al costante indirizzo

ogni considerazione in ordine a questi versamenti, richiamando – in maniera
apodittica – l’indirizzo ermeneutico secondo cui il vincolo ben può esser
mantenuto fin quando permane l’indebito arricchimento.
Questa conclusione non può esser accolta.
Ed invero, per affermato indirizzo di legittimità, in tema di reati tributari il
sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, qualora sia stato
perfezionato un accordo tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria per la
rateizzazione del debito tributario, non può essere mantenuto sull’intero

ma deve essere ridotto in misura corrispondente ai ratei versati per effetto della
convenzione, poiché, altrimenti, verrebbe a determinarsi una inammissibile
duplicazione sanzionatoria, in contrasto con il principio secondo il quale
l’ablazione definitiva di un bene non può mai essere superiore al vantaggio
economico conseguito dall’azione delittuosa (Sez. 3, n. 6635 dell’8/1/2014,
Cavatorta, Rv. 258903; Sez. 3, n. 3260 del 4/4/2012, dep. 22/1/2013, Currò,
Rv. 254679). Orbene, l’avvenuto pagamento di ratei per un ammontare indicato
in 60.541,92 euro, sul complessivo profitto derivante dal mancato pagamento
dell’imposta pari a 237.458,36 euro, determina una riduzione del debito
tributario, donde la necessità di una corrispondente riduzione del sequestro per
equivalente per l’importo sinora versato a seguito della rateizzazione.
L’ordinanza impugnata, pertanto, deve essere annullata con rinvio al
Tribunale di Foggia, limitatamente alla rideterminazione della somma oggetto del
sequestro.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata limitatamente all’importo del sequestro con
rinvio al Tribunale di Foggia.
Così deciso in Roma, il 24 marzo 2015

Il Presidente

ammontare del profitto derivante dal mancato pagamento dell’imposta evasa,

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