Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14274 del 03/03/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 3 Num. 14274 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GAZZARA SANTI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
RIGODANZO MORENO N. IL 04/05/1979
avverso l’ordinanza n. 786/2014 TRIB. LIBERTA’ di LECCE, del
21/10/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SANTI GAZZARA;
lzAtelsentite le conclusioni del PG Dott. 474,9
i 1 1.1
Itv Ji. 6
h

et.z.

lt.1~ya

Uditi difensor Avv.;Mm r,TA_e_

4/21,e<1 • di -ftius.‘e,.-0 ,4 Data Udienza: 03/03/2015 RITENUTO IN FATTO Il Gip presso il Tribunale di Lecce, con ordinanza del 22/9/2014, disponeva la custodia cautelare in carcere nei confronti di Moreno Rigodanzo, relativamente alle ipotesi di reato di cui agli artt. 110 cod.pen. e 10 L. 497/74, per avere detenuto in concorso con altri tre pistole di calibro non associato con altri allo scopo di spaccio, cessione, distribuzione, commercio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, haschish e marijuana; di cui all'art. 73 d.P.R. 309/90, per avere coltivato sostanza stupefacente del tipo marijuana. Il Tribunale di Lecce, chiamato a pronunciarsi sulla istanza di riesame, avanzata nell'interesse del prevenuto, con ordinanza del 21/10/2014, ha disposto il mantenimento della misura in atto. Propone ricorso per cassazione la difesa del Rigodanzo, con i seguenti motivi: - la ordinanza impugnata è da censurare relativamente a tutti i reati di cui alla contestazione provvisoria, non sussistendo elementi atti a ritenere la gravità indiziaria; -vizio di motivazione in relazione alle esigenze cautelari e alla gradualità della misura applicata. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. In estrema sintesi con i motivi di annullamento si censura il gravato provvedimento, col rilevare che il complessivo quadro probatorio non consentirebbe di ravvisare la gravità indiziaria rispetto ai delitti ipotizzati, e si eccepisce l'assoluta contraddittorietà ed illogicità del discorso giustificativo, posto dal Tribunale a sostegno del mantenimento della misura cautelare in atto. determinato; di cui all'art. 74, co. 1, 2, 3 e 4, d.P.R. 309/90, per essersi Orbene, il vaglio di legittimità, a cui è stata sottoposta l'impugnata ordinanza, consente di rilevare la logicità e la correttezza della argomentazione motivazionale, adottata dal decidente. Rilevasi che il giudice di merito ha fornito esaustivo e compiuto riscontro alle doglianze sollevate dal prevenuto con l'istanza di riesame, probatoria ( interrogatorio di garanzia del Rigodanzo; intercettazioni telefoniche e ambientali ), acquisiti in atti, sottoposti dallo stesso Tribunale a puntuale disamina valutativa, nell'ottica di ciascun reato di cui alla contestazione provvisoria. Il primo motivo di annullamento non può trovare ingresso, in quanto in tema di misure cautelari personali, allorchè sia denunciato, con il ricorso per cassazione,, vizio di motivazione del provvedimento del riesame in ordine alla consistenza dei gravi indizi di colpevolezza, a questa Corte spetta il compito di verificare, in relazione alla peculiare natura del giudizio di legittimità e ai limiti che ad esso ineriscono, se il giudice di merito abbia dato adeguatamente conto delle ragioni che lo hanno indotto ad affermare la gravità del quadro indiziario a carico dell'indagato, controllando la congruenza della motivazione riguardante la valutazione degli elementi indizianti rispetto ai canoni della logica e ai principi di diritto, che governano l'apprezzamento delle risultanze probatorie ( Cass. S.U. 2/5/2000, n. 11; Cass. 8/6/2007, n. 22500 ); nella specie il decidente ha operato in perfetta sintonia con i principi suddetti. Peraltro, il ricorso è ammissibile soltanto se denuncia la violazione di specifiche norme di legge, ovvero la manifesta illogicità della motivazione del provvedimento, ma non anche quando propone censure che riguardino la ricostruzione dei fatti o che si risolvano in una diversa valutazione delle circostanze esaminate dal giudice di merito ( Cass. 15/12/2008). 2— effettuando puntuali richiami agli elementi costituenti la piattaforma Del pari, manifestamente infondato è da ritenere il secondo motivo di annullamento, relativo al denunciato vizio motivazionale attinente alla sussistenza delle esigenze cautelari, alla proporzionalità e alla gradualità della misura restrittiva massima applicata. Sul punto, infatti, il Tribunale evidenzia come, alla luce della sopravvenuta debba ritenere che nel caso di specie la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea ad impedire la reiterazione delle medesime condotte criminose da parte del prevenuto. Ciò si desume in primo luogo dalle modalità e circostanze delle azioni illecite oggetto di contestazione, indicative di una elevata intensità del dolo, di una elevatissima professionalità criminale nel trattare gli affari relativi ai traffici di sostanze stupefacenti e di una propensione al crimine resa ancor più evidente dal fatto che prima ancora di compiere i delitti oggetto di contestazione il prevenuto fosse già da lungo tempo sistematicamente e stabilmente inserito nei canali del narcotraffico: il Rigodanzo appare come individuo dalla personalità altamente pericolosa, che ha fatto del crimine la propria ragione esclusiva di vita, propenso all'azione criminosa con determinazione, freddezza e disinvoltura tali da indurre ad escludere, nel modo più categorico, che si tratti di soggetto capace del benchè minimo senso di autodisciplina o di una qualche propensione al rispetto spontaneo delle prescrizioni che sono proprie di revisione in chiave costituzionale del co. 3 dell'art. 275 cod.proc.pen., si misure cautelari meno afflittive della restrizione intramuraria. Conseguentemente, il giudice di merito, a giusta ragione, ha ritenuto, in base ai criteri di adeguatezza e gradualità, che l'unica misura cautelare personale idonea ad impedire la reiterazione dei reati è la custodia cautelare in carcere. Tenuto conto, di poi, della sentenza del 13/6/2000, n. 186, della Corte Costituzionale, e rilevato che non sussistono elementi per ritenere che il Rigodanzo abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella 3 2_._- determinazione della causa di inammissibilità, lo stesso, a norma dell'art. 61.6 cod.proc.pen., deve essere condannato al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativamente fissata, in ragione dei motivi dedotti, nella misura di euro 1.000,00. la Corte Suprema di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma di euro 1.000,00; dispone che copia del presente provvedimento sia trasmessa a cura della Cancelleria al Direttore dell'Istituto penitenziario competente, ex art. 94, co. 1 ter, disp. att., cod.proc.pen.. Così deciso in Roma il 3/3/2015. P. Q. M.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA