Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14266 del 10/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14266 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE
DI ASTI
nei confronti di:
LAMBERTI VALTER N. IL 21/09/1964
avverso la sentenza n. 2830/2013 GIP TRIBUNALE di ASTI, del
10/12/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ALDO ACETO;
lette/scatite le conclusioni del PG Dptf. guett,u, ekAA.uLeA4
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Uditi difensor Avv.;

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ox. 14 01-A-

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Data Udienza: 10/12/2014

RITENUTO IN FATTO

1. Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti ricorre per la
cassazione della sentenza di cui in epigrafe con la quale il Giudice per le indagini
preliminari del Tribunale di Asti, richiesto di emettere decreto penale di condanna
per il reato di cui all’art. 256, comma 1, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, ha assolto
l’imputato perché il fatto non sussiste.
La rubrica ipotizza l’attività di raccolta e trasporto di rifiuti urbani e speciali

sensi dell’art. 212, d.lgs, 152/2006, cit..
La sentenza impugnata fonda la propria decisione sul decisivo rilievo che
l’attività in questione non è caratterizzata da professionalità rilevante ai sensi del
d.lgs. 152/2006 ed è stata resa lecita in conseguenza della sopravvenuta
liberalizzazione del commercio ambulante che ha reso superflua la necessità di
munirsi della abilitazione per l’esercizio del commercio (anche) dei rifiuti.
1.1.Con unico articolato motivo, il PM ricorrente eccepisce, ai sensi dell’art.
606, lett. b), cod. proc. pen., inosservanza o erronea applicazione della legge
penale e deduce, a tal fine, che:
1.1.1. l’attività svolta dall’imputato è connotata da indubbia professionalità e
imprenditorialità avendo svolto per mesi l’attività di conferimento di rifiuti
avvalendosi di idoneo mezzo di trasporto;
1.1.2. la liberalizzazione del commercio ambulante ha comportato la
conseguente riespansione dell’obbligo di iscrizione all’albo nazionale dei gestori
ambientali imposto imposto dall’art. 212, d.lgs. 152/2006, a tutti coloro i quali
svolgono le attività ivi previste; obbligo che la norma speciale di cui all’art. 266,
comma 5, d.lgs. 152/2006, aveva escluso per i soggetti abilitati allo svolgimento,
in forma ambulante, delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti e limitatamente
a quelli che formano oggetto del loro commercio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il ricorso è fondato nei termini di seguito specificati.

3.Va premesso che il Pubblico Ministero ricorrente sottopone a questa Corte,
sostanzialmente, due questioni: l’una concernente la natura del reato di cui
all’art. 256 d.lgs 152\06 e l’altra l’ambito di operatività della deroga prevista
dall’art. 266, comma 5, d.lgs. 152\06 per le attività di raccolta e trasporto di
rifiuti in forma ambulante, ritenute entrambe rilevanti per confutare le
argomentazioni poste a sostegno del provvedimento impugnato.

prodotti da terzi (perlopiù rottami ferrosi) in assenza dell’iscrizione richiesta ai

4.11 G.I.P. assume, infatti, che l’iscrizione richiesta dall’art. 212 d.lgs. 152\06
riguarda esclusivamente l’attività di gestione di rifiuti svolta in forma
imprenditoriale, cosicché la sua mancanza assumerebbe rilievo penale solo in
tale ipotesi, restando quindi estranea la condotta di coloro che, come l’imputato,
agiscono su piccola scala, raccogliendo modeste quantità di rifiuti abbandonate o
consegnate dai privati.

5.0sserva, inoltre, che il riferimento, contenuto nell’art. 266, comma 5,

trasporto in forma ambulante sarebbe frutto di una svista del legislatore o del
mancato coordinamento tra norme, non essendosi tenuto conto dell’abrogazione
della norma istitutiva del registro degli esercenti mestieri girovaghi, cui
conseguirebbe l’inevitabile liberalizzazione dell’attività medesima, non potendosi
peraltro ritenere ragionevole un’interpretazione che subordini l’operatività della
deroga di cui all’art. 266, comma 5, d.lgs. 152\06 al possesso dei requisiti
soggettivi richiesti dalla disciplina del commercio introdotta con il d.lgs. 114\98,
trattandosi di disposizioni il cui ambito di operatività è del tutto diverso da quello
delineato per il d.lgs. 152\06.

6.Date tali premesse, occorre rilevare come il presente ricorso riguarda
identiche questioni già sottoposte all’attenzione di questa Corte nell’ambito di
altro procedimento facente parte del medesimo gruppo di procedimenti avviati
dalla Procura della Repubblica di Asti.

7.Deve conseguentemente richiamarsi integralmente il contenuto della
precedente decisione (Sez. 3, n. 29992 del 24/6/2014, Lazzaro, non ancora
massimata) all’esito della quale venivano formulati i seguenti principi di diritto
che il collegio condivide:
7.1.«la condotta sanzionata dall’art. 256, comma 1 d.lgs. 152\06 è riferibile
a chiunque svolga, in assenza del prescritto titolo abilitativo, una attività
rientrante tra quelle assentibili ai sensi degli articoli 208, 209, 210, 211, 212,
214, 215 e 216 del medesimo decreto, svolta anche di fatto o in modo
secondario o consequenziale all’esercizio di una attività primaria diversa che
richieda, per il suo esercizio, uno dei titoli abilitativi indicati e che non sia
caratterizzata da assoluta occasionalità»;
7.2.«la deroga prevista dall’art. 266, comma 5 d.lgs. 152\06 per l’attività di
raccolta e trasporto dei rifiuti prodotti da terzi, effettuata in forma ambulante
opera qualora ricorra la duplice condizione che il soggetto sia in possesso del
titolo abilitativo per l’esercizio di attività commerciale in forma ambulante ai

2

d.lgs. 152\06, ai «soggetti abilitati» allo svolgimento dell’attività di raccolta e

sensi del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e, dall’altro, che si tratti di rifiuti che
formano oggetto del suo commercio»

8.La sentenza impugnata deve conseguentemente essere annullata con
rinvio, richiamando i summenzionati principi cui il giudice del merito dovrà
attenersi.

Annulla il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di Asti.
Così deciso il 10/12/2014

P.Q.M.

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