Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14254 del 20/01/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14254 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: ACETO ALDO

SENTENZA

sul ricorso proposto da
Di Liberatore Domenico, nato a Notaresco il 17/08/1968,

avverso la sentenza del 30/05/2013 della Corte di appello di L’Aquila;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Aldo Aceto;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale
Umberto De Augustinis, che ha concluso chiedendo che sia dichiarato estinto il
reato per prescrizione;
udito per l’imputato l’avv. Eugenio Galassi, che ha concluso associandosi alla
richiesta del PG.

RITENUTO IN FATTO

1.11 sig. Domenico De Liberatore ricorre per l’annullamento della sentenza
del 30/05/2013 della Corte di appello di L’Aquila che, per quanto qui rileva, ha
ribadito l’affermazione della sua penale responsabilità per il reato di cui agli artt.
81, cpv., cod. pen., 2, comma 1-bis, d.l. 12 settembre 1983, n. 463, convertito,

Data Udienza: 20/01/2015

con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, perché, quale legale
rappresentante dell’impresa «Di Liberatore Domenico e C. D.L.P.», aveva
omesso di versare all’INPS le ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle
retribuzioni corrisposte ai lavori dipendenti nei mesi di novembre 2006, febbraio
– luglio 2007, e nel mese di febbraio 2008.
1.1.Con unico motivo eccepisce, ai sensi dell’art. 178, cod. proc. pen., la
nullità della sentenza impugnata e deduce, a sostegno, che all’udienza del
30/05/1013 il proprio difensore era assente per aver aderito all’astensione dalle

comunicata in anticipo) e che ciò nonostante la Corte territoriale aveva celebrato
e deciso il processo in assenza persino di un difensore d’ufficio.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.11 ricorso è fondato.

3.L’imputato è stato giudicato con rito abbreviato, sicché l’appello si è svolto
in camera di consiglio ai sensi dell’art. 599, cod. proc. pen..
I giudici distrettuali hanno disatteso la richiesta di rinvio sul rilievo che
trattandosi di udienza camerale a partecipazione non necessaria la scelta del
difensore di aderire all’astensione dalle udienze proclamata dagli organismi
unitari dell’Avvocatura, non integrando un’ipotesi di impedimento assoluto a
comparire, non ha alcun rilievo.
Benché la questione sia oggettivamente controversa, il Collegio condivide e
ribadisce il principio, da ultimo affermato da questa Sezione con sentenza n.
19586 del 19/03/2014, Pierri, Rv. 259440 (alla lettura della cui articolata
motivazione si rimanda), secondo il quale il diritto di astenersi dalle udienze, da
parte del difensore che aderisca ad una protesta di categoria, è configurabile
anche in relazione alle udienze camerali a partecipazione non necessaria, ai sensi
dell’art. 3, comma primo, del vigente codice di autoregolamentazione, il quale
prevede l’astensione dalle udienze e dalle altre attività in cui è prevista la
partecipazione del difensore, “ancorché non obbligatoria”, con la conseguenza
che, qualora il relativo procedimento venga trattato in assenza del difensore,
nonostante questi avesse ritualmente manifestato e comunicato la propria
adesione all’astensione di categoria, si determina una nullità a regime intermedio
per la mancata assistenza dell’imputato (nello stesso senso anche Sez. 6, n.
1826 del 24/10/2013, Rv. 258336; Sez. 1, n. 14775 del 12/03/2014, Lapresa,
Rv. 259438; cfr. anche Sez. 2, n. 13033 del 11/10/2000, Matranga, Rv. 217507,
citata in motivazione, nonché Sez. U., n. 26711 del 30/05/2013, Ucciero, Rv.

2

udienze proclamata dall’O.U.A. per i giorni 29 e 30 maggio 2013 (assenza

255346, pure ivi citata, della quale viene valorizzata la significativa e condivisa
affermazione secondo la quale l’adesione all’astensione di categoria costituisce
espressione del diritto di associazione costituzionalmente garantito e regolato da
una disposizione normativa di fonte secondaria, e non semplicemente un
legittimo impedimento partecipativo).
Ne deriva che la sentenza impugnata è nulla per violazione del diritto del
difensore ad intervenire nel processo.
La radicale privazione del contraddittorio sulle questioni di fatto circa la

giudici distrettuali nei modi appena indicati, impedisce di rilevare d’ufficio il
decorso del termine della prescrizione perché, in costanza di un accertamento
monco (in quanto viziato), questa Suprema Corte non può essa stessa
affermare, con una delibazione comunque di fatto, che tali argomenti non sono
idonei a dimostrare l’evidente innocenza dell’imputato, anche perché tale giudizio
si alimenterebbe delle risposte fornite sul punto dalla Corte di appello e tuttavia
radicalmente viziate per le ragioni già indicate.
Ne consegue che l’interesse dell’imputato ad una piena assoluzione nel
merito, leso dalla radicale privazione del contraddittorio in appello, permane
nella sua interezza.
Impregiudicata resta sul punto ogni decisione del giudice del rinvio.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di appello di Perugia.
Così deciso il 20/01/2015

responsabilità penale dell’imputato, devolute con l’atto di appello e decise dai

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