Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14241 del 23/03/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14241 Anno 2015
Presidente: BEVERE ANTONIO
Relatore: PISTORELLI LUCA

SENTENZA

sul ricorso presentato dal Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di
Appello di Caltanissetta nel procedimento nei confronti di:
Gaudio Silvestro, nato a Troina, 1’8/6/1965;

avverso la sentenza del 13/5/2014 della Corte d’appello di Caltanissetta;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Giuseppe
Corasaniti, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;
udito per l’imputato l’avv. Walter Giuffrida, che ha concluso per l’inammissibilità del
ricorso.

RITENUTO IN FATTO

Data Udienza: 23/03/2015

1.Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Caltanissetta ha confermato
l’assoluzione pronunziata in giudizio abbreviato di Gaudio Silvestro per il reato di
minaccia aggravata commesso ai danni di Ricca Carmelo.
2. Avverso la sentenza ricorre il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte
di Appello di Caltanissetta deducendo errata applicazione della legge penale, mancata
assunzione di una prova decisiva e correlati vizi di motivazione. In proposito il PG
ricorrente lamenta la mancata rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per

della motivazione con la quale la Corte territoriale ha escluso l’idoneità intimidatoria
delle frasi pronunziate dall’imputato e la loro percezione da parte della stessa persona
offesa.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è inammissibile.
2. Innanzi tutto deve osservarsi che con il gravame di merito il pubblico ministero
aveva sollecitato la Corte territoriale, per il caso in cui avesse dubitato come il
Tribunale che le frasi minacciose potessero essere state percepite dalla persona offesa,
ad attivare i propri poteri officiosi di integrazione della prova per acquisire la
testimonianza del Ricca sulla circostanza, atteso che questi non era stato mai sentito
nel corso delle indagini preliminari, né aveva proposto denuncia o querela nemmeno
per il concorrente reato di ingiurie originariamente contestato e dal quale l’imputato è
stato prosciolto in primo grado proprio per questa ragione. Con l’atto d’appello del PG,
la sollecitazione veniva più esplicitamente trasformata in formale richiesta di
acquisizione della suddetta prova.
3. Deve allora ricordarsi come nel giudizio abbreviato d’appello, siccome l’unica attività
d’integrazione probatoria consentita è quella esercitabile officiosamente, non è
configurabile un vero e proprio diritto alla prova di una delle parti cui corrisponda uno
speculare diritto della controparte alla prova contraria, con la conseguenza che il
mancato esercizio da parte del giudice d’appello dei poteri officiosi di integrazione
probatoria, non può mai integrare, il vizio di cui all’art. 606, comma primo, lett. d)
c.p.p. (ex multis Sez. 1, n. 37588 del 18 giugno 2014, Amaniera ed altri, Rv. 260840).
Nè in tal senso è configurabile un obbligo per il giudice di motivare il diniego della
richiesta di attivazione dei suddetti poteri, obbligo invece sussistente qualora gli stessi
poteri vengano esercitati (ex multis Sez. 2, n. 3609 del 18 gennaio 2011, Sermone e
altri, Rv. 249161).

l’assunzione della testimonianza della persona offesa e la deriva congetturale e illogica

L

4. In realtà con il ricorso per cassazione può essere censurata la mancata rinnovazione
in appello dell’istruttoria dibattimentale esclusivamente qualora si dimostri l’esistenza,
nell’apparato motivazionale posto a base della decisione impugnata, di lacune o
manifeste illogicità, ricavabili dal testo del medesimo provvedimento e concernenti
punti di decisiva rilevanza, le quali sarebbero state presumibilmente evitate
provvedendosi all’assunzione o alla riassunzione di determinate prove in appello (Sez.

5. In tal senso va allora ulteriormente osservato come la Corte territoriale abbia
spiegato le ragioni per cui ha ritenuto poco credibile che il Ricca – che si ripete mai è
stato richiesto nel corso delle indagini preliminari di confermarlo – potesse aver udito
dagli spogliatoi le frasi minacciose dell’imputato, rilevando tra l’altro come la pubblica
accusa avesse ciò inferito esclusivamente dal fatto che gli operanti intervenuti per
garantire l’ordine pubblico per contenere i tifosi riuniti all’esterno degli stessi avessero
riferito che tali frasi erano state pronunziate con un tono di voce elevata.
6.

La linea argomentativa così sviluppata è immune da qualsiasi caduta di

consequenzialità logica, evidenziabile dal testo del provvedimento, mentre il tentativo
del ricorrente di prospettare una diversa ricostruzione del fatto si risolve, per l’appunto,
nella prospettazione di una lettura soggettivamente orientata del materiale probatorio
alternativa a quella fatta motivatamente propria dal giudice di merito nel tentativo di
sollecitare quello di legittimità ad una rivisitazione degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione o all’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di
ricostruzione e valutazione dei medesimi, che invece gli sono precluse ai sensi della
lett. e) dell’art. 606 c.p.p..
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale.
Così deciso il 23/3/2015

6, n. 1400/15 del 22 ottobre 2014, PR, Rv. 261799).

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