Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14240 del 10/03/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14240 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: PISTORELLI LUCA

SENTENZA

sui ricorsi proposti dai difensori di:
Sparacino Mauro, nato a Messina, il 25/2/1973;
Cortese Antonio, nato a Messina, il 7/5/1977;
Puglia Valerio, nato a Firenze, 1’1/3/1981;

avverso la sentenza del 28/2/2014 della Corte d’appello di Messina;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Luca Pistorelli;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. Mario
Pinelli, che ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi;
uditi per gli imputati gli avv.ti Salvatore Silvestro e Cinzia Fresina, che hanno concluso
chiedendo l’accoglimento dei ricorsi proposti nell’interesse dei rispettivi assistiti.
RITENUTO IN FATTO

Data Udienza: 10/03/2015

1.Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Messina ha confermato la condanna
di Sparacino Mauro, Cortese Antonio e Puglia Valerio per i reati di lesioni volontarie
aggravate, minaccia aggravata e violenza privata commessi in concorso ai danni di
Carminiti Giovanni, vittima di una sorta di pestaggio “punitivo” ad opera degli imputati
perché ritenuto l’autore di alcuni furti subiti dal Puglia. In parziale riforma della
pronunzia di primo grado la Corte territoriale dichiarava non doversi procedere nei
confronti degli imputati per il concorrente reato di cui all’art. 4 I. n. 110/1975 in quanto

2. Avverso la sentenza ricorrono gli imputati a mezzo dei rispettivi difensori.
2.1 Con il ricorso proposto con unico atto nell’interesse dello Sparacino e del Puglia dal
comune difensore vengono dedotti vizi della motivazione. In particolare i ricorrenti
lamentano che la Corte territoriale non avrebbe tenuto conto delle numerose
contraddizioni emerse dalle dichiarazioni dei testimoni e della stessa persona offesa, né
avrebbe considerato, ai fini della valutazione dell’attendibilità dei dichiaranti, i rapporti
di parentela o di colleganza che li legano. Ancora, in merito all’imputazione di violenza
privata, i giudici dell’appello avrebbero trascurato che lo stesso Carminiti aveva escluso
di essere stato trascinato fuori dalla propria autovettura ed aveva al contempo
ammesso di essersi recato con la stessa al fiume, dove il pestaggio, iniziato nei pressi
di una stazione di servizio, sarebbe proseguito. Non di meno la sentenza avrebbe
illogicamente escluso l’esistenza di un movente diverso da quello affermato, non
valutando quanto dichiarato dalla persona offesa circa la sua disponibilità a ritirare la
querela proposta nei confronti degli imputati qualora gli stessi gli avessero dato del
danaro. Sotto altro profilo í ricorrenti lamentano che nessuno dei testimoni ha
identificato gli imputati come gli autori dell’aggressione, mentre il concorso nei fatti del
Puglia è stato dedotto esclusivamente dal silenzio serbato dallo Sparacino in merito
all’identità del terzo soggetto presente alla loro consumazione. Infine la motivazione
della sentenza risulterebbe contraddittoria in merito al mancato riconoscimento delle
attenuanti generiche, pur avendo considerato ai fini della concessione della
sospensione condizionale circostanze favorevoli agli imputati rivelatrici della sussistenza
dei presupposti per procedere a tale riconoscimento.
2.2 Il ricorso del Cortese articola tre motivi. Con il primo rinnova l’eccezione di nullità
dell’ordinanza dibattimentale con la quale il giudice di primo grado aveva rigettato
all’udienza dell’Il gennaio 2012 l’istanza di rinvio per legittimo impedimento
dell’imputato. In tale senso il ricorrente lamenta come la Corte territoriale – che ha
respinto l’analoga eccezione sollevata con il gravame di merito – avrebbe escluso in
maniera arbitraria ed apodittica il carattere assoluto dell’impedimento prospettato
(patologia gastroenterica acuta e ipotensione) e che il Tribunale aveva ritenuto
insussistente senza prima procedere, come necessario, ad accertamento medic

prescritto e concedeva agli stessi i doppi benefici di legge invece negati in prime cure.

fiscale. Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione di legge e correlati vizi
della motivazione in merito alla valutazione del compendio probatorio di riferimento,
fondando l’affermazione di responsabilità dell’imputato esclusivamente sulle
dichiarazioni della persona offesa invero non riscontrato sul punto dal testimoniale
assunto in primo grado, atteso che alcuno dei testimoni oculari del fatto ha identificato
il Cortese come uno degli autori dell’aggressione per cui è processo. Ed in tal senso la
Corte territoriale avrebbe dunque omesso di provvedere ad un approfondito vaglio

animosità che egli, più volte detenuto, non poteva che nutrire nei confronti
dell’imputato in quanto agente di polizia penitenziaria. Con il terzo ed ultimo motivo,
infine, viene lamentato il difetto di motivazione in merito alla denegata concessione
delle attenuanti generiche.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.1 ricorsi devono essere rigettati.
2. Pregiudiziale è l’esame dell’eccezione processuale sollevata con il primo motivo del
ricorso del Cortese, la quale è peraltro infondata.
2.1 In tal senso va infatti ricordato che l’impedimento rilevante ai fini dell’art. 420-ter
c.p.p. è solo quello in grado di determinare l’assoluta impossibilità a comparire
dell’imputato. Non è dunque sufficiente che questi sia affetto da una qualsiasi
alterazione del suo stato di salute perché consegua l’obbligo per il giudice di disporre il
differimento dell’udienza, ma è invece necessario che l’interessato prospetti e
documenti una patologia tale da configurare un effettivo impedimento nei termini
descritti dal legislatore. Non è peraltro in dubbio che l’assoluto impedimento a
comparire non richieda necessariamente l’impossibilità in senso fisico di raggiungere la
sede giudiziaria (Sez. 3, n. 47975 del 26 giugno 2012, Liccardo, Rv. 253991), ma,
come chiarito ripetutamente da questa Corte, deve comunque risolversi in una
situazione tale da impedire all’interessato di partecipare all’udienza se non a prezzo di
un grave e non evitabile rischio per la propria salute. Ed è altrettanto indubbio che sia
onere dell’interessato documentare in maniera idonea la circostanza affinchè il giudice,
qualora non intenda accogliere l’istanza, sia tenuto a disporre opportuni accertamenti ricorrendo allo strumento della visita fiscale – volti a verificare l’effettività della
situazione prospettata.
2.2 Nel caso di specie, per come risulta dalla sentenza e dallo stesso ricorso, la
certificazione allegata alla richiesta di differimento, non solo non precisava che la
malattia da cui era afflitto impedisse nel senso sopra indicato al Cortese di comparire o
anche solo che egli necessitasse di riposo assoluto in ragione della sua eventuale
intensità, ma si limitava ad attestare l’esistenza di patologie che, per comune

dell’attendibilità del Carminiti nonostante egli si fosse costituito parte civile e l’ovvia

esperienza, non possono considerarsi assolutamente invalidanti (gastroenterite e
ipotensione) e per di più destinate a risolversi in tempi rapidi. In tale situazione, per
consolidato orientamento di questa Corte, deve dunque ritenersi legittimo il
provvedimento con cui il giudice di merito ha ritenuto l’insussistenza del dedotto
impedimento anche indipendentemente da una verifica fiscale e facendo ricorso a
nozioni di comune esperienza (Sez. 6, n. 4284 del 10 gennaio 2013, G., Rv. 254896;
Sez. 5, n. 5540/08 del 14 dicembre 2007, Spanu, Rv. 239100; Sez. 6, n. 24398 del 26

medica omette di certificare nei termini in precedenza illustrati l’incapacità del paziente
di allontanarsi dal luogo di degenza e il giudice non intenda contestare la natura della
patologia attestata, non deve essere disposta alcuna visita fiscale, altrimenti necessaria
per contraddire motivatamente l’oggetto della certificazione.

3. Infondate e per certi versi generiche risultano poi le censure mosse da tutti i
ricorrenti alla motivazione della sentenza in merito all’affermata responsabilità degli
imputati per i reati loro contestati.
3.1 In proposito la Corte territoriale ha infatti motivato, coerentemente alle risultanze
processuali, dalle dichiarazioni della persona offesa e dalle conferme che le stesse
hanno trovato, quanto all’effettiva dinamica dei fatti, nelle risultanze della certificazione
medica attestante le serie lesioni subite dal Carminiti e nel racconto dei numerosi testi
oculari dell’accaduto.
3.2 E’ del tutto irrilevante che i menzionati testi non abbiano eventualmente fatto i
nomi degli odierni imputati, ma si siano limitati a descrivere la scena a cui avevano
assistito, giacchè ai fini dell’attribuibilità delle condotte incriminate sono ampiamente
sufficienti le dichiarazioni della persona offesa, la cui attendibilità, contrariamente a
quanto sostenuto nei ricorsi, è stata sottoposta dai giudici del merito ad attento vaglio
proprio in ragione del fatto che la stessa si era costituita parte civile. Vaglio il cui esito
è stato fondatamente ritenuto positivo proprio in ragione degli acquisiti riscontri, che,
contrariamente a quanto previsto dall’art. 192 comma 3 c.p.p. in relazione alle
dichiarazioni etero accusatorie del coimputato o dell’imputato di reato connesso, non è
richiesto siano individualizzanti, atteso che in realtà la verifica di attendibilità della
persona offesa nemmeno è necessario si fondi sulla loro acquisizione.
3.3 Che poi – come obiettato nel ricorso del Cortese – la credibilità del Carminiti
dovesse ritenersi minata dal fatto che l’imputato è un agente di polizia penitenziaria e il
dichiarante un pregiudicato più volte detenuto, è affermazione tanto astratta, quanto
inconsistente, mentre non è dato comprendere perché la sua credibilità – come
abbozzato nell’altro ricorso – dovrebbe essere eventualmente compromessa dal fatto
che lo stesso avesse eventualmente manifestato la propria disponibilità a ritirare I
querela proposta nei confronti degli imputati in cambio di un risarcimento,

febbraio 2008, De Macceis, Rv. 240352). Ed infatti, una volta che la documentazione

comportamento che certo non può ritenersi sintomatico della calunniosità della sua
denunzia.
3.4 Quanto invece alle non rilevate contraddizioni asseritamente rilevabili nel
testimoniale assunto o alle circostanze che avrebbero richiesto un supplemento di
indagine in merito all’attendibilità dei testimoni – rilievi avanzati soprattutto nel ricorso
dello Sparacino e del Puglia – si tratta della generica denunzia di veri e propri vizi di
travisamento o di omessa valutazione della prova, non assistita dalla necessaria precisa

impedisce al giudice di legittimità di apprezzare compiutamente il significato probatorio
delle dichiarazioni e delle circostanze prospettate e, quindi, di valutare l’effettiva
portata del vizio dedotto (Sez. 4 n. 37982 del 26 giugno 2008, Buzi, rv 241023; Sez.
F., n. 32362 del 19 agosto 2010, Scuto ed altri, Rv. 248141).

4. Analoghe valutazioni devono essere riservate alle comuni doglianze dei ricorrenti in
merito al diniego delle attenuanti generiche.
4.1 Sul punto va ricordato come, secondo il consolidato insegnamento di questa Corte,
le circostanze attenuanti generiche hanno lo scopo di estendere le possibilità di
adeguamento della pena in senso favorevole all’imputato in considerazione di
altrimenti non codificabili situazioni e circostanze che effettivamente incidano
sull’apprezzamento dell’entità del reato e della capacità a delinquere del suo autore. In
tal senso la necessità di tale adeguamento non può mai essere data per scontata o per
presunta, avendo il giudice l’obbligo, quando ne affermi la sussistenza, di fornire
apposita e specifica motivazione idonea a fare emergere gli elementi atti a giustificare
la mitigazione del trattamento sanzionatorio (ex multis e da ultime Sez. 3, n. 19639
del 27 gennaio 2012, Gallo e altri, Rv. 252900; Sez. 5, n. 7562 del 17/01/2013 – dep.
15/02/2013, P.G. in proc. La Selva, Rv. 254716). Ed è in questa cornice che devono
essere inseriti gli ulteriori principi di elaborazione giurisprudenziale per cui la
concessione o meno delle attenuanti generiche rientra nell’ambito di un giudizio di
fatto rimesso alla discrezionalità del giudice, il cui esercizio deve essere motivato nei
soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente la sua valutazione circa
l’adeguamento della pena alla gravità effettiva del reato ed alla personalità del reo,
anche quindi limitandosi a prendere in esame, tra gli elementi indicati dall’art. 133
c.p., quello che ritiene prevalente ed atto a determinare o meno il riconoscimento del
beneficio (Sez. 6 n. 41365 del 28 ottobre 2010, Straface, rv 248737; Sez. 2, n. 3609
del 18 gennaio 2011, Sermone e altri, Rv. 249163). In tal senso si è dunque affermato
che il dato fondante la decisione del giudice può essere costituito anche dalla
valutazione della gravità del fatto, che è uno degli indici normativi dettati per la
determinazione del trattamento sanzionatorio (Sez. 3 n. 11963/11 del 16 dicembr
2010, p.g. in proc. Picaku, rv 249754).

indicazione degli atti probatori rilevanti e dalla loro integrale allegazione, il che

4.2 La Corte territoriale ha dimostrato di aver fatto corretta applicazione di tali
principi, fornendo adeguata e logica motivazione delle ragioni per cui il fatto
contestato deve ritenersi di elevata gravità, non essendo necessario il ricorso alle
invocate attenuanti ai fini del riadeguamento del trattamento sanzionatorio applicato.
Motivazione che i ricorrenti hanno confutato in maniera generica ed assertiva ovvero
eccependo un’insussistente contradditorietà con le argomentazioni spese dai giudici di
merito a sostegno della concessione della sospensione condizionale della pena, istituto

2008, P.G. in proc. Stumpo, Rv. 239131) e la cui applicazione nel caso di specie è
stata affermata sulla base di considerazioni effettivamente attinenti alla prognosi sul
futuro comportamento degli imputati.
P.Q.M.
Rigetta i ricorsi e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 10/3/2015

che ha finalità e presupposti affatto diversi (ex multís Sez. 1, n. 6603 del 24 gennaio

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