Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14232 del 09/03/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14232 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: DE MARZO GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DE FELICE JOSE’ N. IL 26/04/1972
avverso la sentenza n. 342/2014 CORTE APPELLO di LECCE, del
19/05/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIUSEPPE DE MARZO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. U
che ha concluso per i
10- l^ 12- /1A9- n

Udito, per>. arte civile, l’Avv
Ud. difensor Avv.

Data Udienza: 09/03/2015

Ritenuto in fatto
1. Con sentenza de 19/05/2014 la Corte d’appello di Lecce ha confermato
l’affermazione di responsabilità di Josè De Felice, in relazione ai reati di cui agli
artt. 81, 485 cod. pen. e 167 d. Igs. n. 196 del 2003, per avere, con più azioni
esecutive del medesimo disegno criminoso, falsificato la firma di Mario Cardone
su cinque contratti di adesione sottoscritti con un operatore di telefonia mobile
(H3G s.p.a.), altresì procedendo, al fine di trarne profitto per se o altri, al
trattamento dei dati personali anagrafici e di identificazione del conto corrente

2.

Nell’interesse dell’imputato è stato proposto ricorso per cassazione, con il

quale si lamentano vizi motivazionali per avere la Corte territoriale affermato la
responsabilità dell’imputato in assenza di prove, dal momento: a) che il Cardone
aveva ammesso di non avere alcuna idea quanto alle modalità di attivazione
delle schede e di non avere intrattenuto alcun rapporto con il De Felice; b) che,
in definitiva, le conclusioni della sentenza impugnata si fondavano
esclusivamente sul riconoscimento della grafia dell’imputato da parte del teste
Stefanizzi, titolare dell’agenzia della H3G presso la quale il De Felice aveva
lavorato – irrilevante essendo che, a seguito della contestazione del titolare,
l’imputato non avesse voluto fornire alcuna giustificazione -, e nonostante che
non fosse stato chiarito in che modo l’imputato si fosse procurato i documenti e i
dati della persona offesa.
Il ricorrente rileva, altresì, che il reato si è prescritto in data 15/04/2014.

Considerato in diritto
1. L’articolato motivo di ricorso è inammissibile, dal momento che non prospetta
alcuna specifica censura in relazione all’elemento probatorio, in se sufficiente,
rappresentato dal riconoscimento, da parte dello Stefanizzi, della grafia apposta
sui documenti e delle particolari modalità di compilazione, che, razionalmente, la
Corte territoriale ha letto, valorizzando anche il dato, tutt’altro che privo di
valore indiziario, rappresentato dalla circostanza che il De Felice, a fronte delle
contestazioni del titolare, non avesse fornito alcuna giustificazione.
In tale prospettiva, il mancato accertamento del modo in cui l’imputato si fosse
procurato i documenti e i dati della persona offesa è un profilo assolutamente
inidoneo a scardinare la portata dimostrativa degli elementi sopra ricordati e, in
altre parole, a palesare una manifesta illogicità della motivazione.
2.

Il presente ricorso, in conclusione, va dichiarato inammissibile e tale

situazione, implicando il mancato perfezionamento del rapporto processuale,
cristallizza in via definitiva la sentenza impugnata, precludendo in radice la
possibilità di rilevare di ufficio l’estinzione del reato per prescrizione maturata in
data 15/06/2014, dopo la sentenza impugnata (Cfr., tra le altre, Sez. U, n. 21
1

bancario del Cardone, senza il consenso dello stesso.

dell’11/11/1994, Cresci, Rv. 199903; Sez. 3, n. 18046 del 09/02/2011, Morra,
Rv. 250328, in motivazione), al riguardo dovendosi considerare che il decorso
del termine ordinario di prescrizione è stato sospeso per sessanta giorni, alla
luce del rinvio dell’udienza del 18/01/2013 per impedimento personale del
difensore.
2. Alla pronuncia di inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la
condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al
versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, in ragione

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle
Ammende:
Così deciso in Roma il 09/03/2015
Il Componente estensore

Il Presidente

delle questioni dedotte, appare equo determinare in euro 1.000,00.

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