Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14221 del 09/03/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14221 Anno 2015
Presidente: LOMBARDI ALFREDO MARIA
Relatore: DE MARZO GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BURRI LAURA N. IL 31/03/1948
ANDREOLI BRUNO N. IL 23/02/1953
avverso la sentenza n. 9529/2012 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 26/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 09/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. GIUSEPPE DE MARZO
A-,
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. VA,.
che ha concluso per
ss
“<"— Udito, per la parte civile, l'Avv difensorAvv. CAA C.N C/14-' Data Udienza: 09/03/2015 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 26/02/2014 la Corte d'appello di Bologna, riformando la decisione di primo grado solo in punto di sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria, ha confermato l'affermazione di responsabilità di Bruno Andreoli e Laura Burri, ai quali erano stati contestati i reati di lesioni in danno di Azem Bytyqi, nonché del solo Andreoli, con riferimento al reato di cui all'art. 594 cod. pen., e della sola Burri, con riguardo al reato di cui all'art. 610 cod. pen., entrambi commessi in danno del medesimo Bytyqi. Va aggiunto che gli imputati offesa. 2. Nell'interesse dell'Andreoli e del Burri è stato proposto ricorso per cassazione, affidato ai seguenti motivi. 2.1. Con il primo motivo, si lamentano vizi motivazionali, per avere la Corte territoriale: a) ritenuto attendibili le dichiarazioni della persona offesa, nonostante che si fosse costituita parte civile e fosse stata sentita ai sensi dell'art. 210 cod. proc. pen., in quanto imputata in un procedimento connesso per reati cd. reciproci; b) ravvisato l'esistenza di una conferma di tali dichiarazioni b1) nella sentenza civile depositata, che aveva ad oggetto una questione di mero inadempimento contrattuale, peraltro risolta alla stregua della mancata contestazione della pretesa del Bytyqi, e che nulla diceva in ordine al contenuto della discussione e allo svolgimento dei fatti, b2) nel certificato di pronto soccorso e, infine, b3) in quanto riferito dai medesimi imputati, peraltro, contraddittoriamente ed illogicamente, non cogliendo nella denuncia presentata dalla Burri elementi idonei a giustificare quantomeno il dubbio sulla sussistenza della provocazione. 2.2. Con il secondo motivo, si lamenta inosservanza o erronea applicazione degli artt. 49 e 610 cod. pen., per non avere la Corte territoriale valutato l'inoffensività del fatto che, concretatosi nello strappare il telefono dalle mani del Bytyqi e nel gettarlo per terra, era stato talmente privo di conseguenze, anche per la sua istantaneità, da non avere neppure messo in pericolo il bene giuridico protetto dall'art. 610 cit., come confermato dal fatto che tale condotta non aveva impedito alla persona offesa di raccogliere l'apparecchio e di chiamare i soccorsi. Considerato in diritto 1. Il primo motivo è inammissibile. I ricorrenti, attraverso una valutazione frazionata del materiale istruttorio considerato dai giudici di merito, valorizzano contraddizioni o illogicità della motivazione, in realtà, palesemente insussistenti. Ed, infatti, come emerge dall'esame anche della sentenza di primo grado, la decisione intervenuta tra le parti in sede civile è stata utilizzata dalla Corte 1 sono anche stati condannati al risarcimento del danno in favore della persona territoriale per trarre conferma delle ragioni della discussione insorta tra le parti - ossia il credito vantato dal Bytyqi e non soddisfatto, nonostante le sue reiterate richieste - e indicata dalla persona offesa come la causa scatenante dei fatti contestati. Ed è in questa prospettiva che va colto il senso delle argomentazioni dedicate dalla sentenza impugnata a quanto riferito dai medesimi imputati, con riferimento al contesto di confronto che era insorto tra le parti, quale emergeva anche "secondo quanto affermato nei motivi di appello", che richiamavano la denuncia presentata dalla Burri. medesima Burri, che la sua denuncia non può costituire, in sé, elemento utilizzabile ai fini della decisione e, in particolare, in vista del riconoscimento dell'invocata provocazione. Va aggiunto che i ricorrenti non dedicano alcuna considerazione all'ulteriore elemento di riscontro dell'attendibilità della persona offesa, rappresentato dal certificato medico attestante le contusioni escoriate del collo nonché le contusioni del volto e degli arti superiori. 2. Anche il secondo motivo è inammissibile, in quanto muove da una ricostruzione dei fatti e, in particolare, dalla premessa dell'istantaneità del gesto, che, oltre a non essere correlata ad alcuna indicata risultanza processuale, contrasta con quanto, secondo la sentenza di primo grado, la persona offesa ha riferito, ossia che, dopo avere sofferto l'aggressione fisica dell'Andreoli e della Burri, quest'ultima, avendo egli preso il telefono cellulare per chiamare i carabinieri, glielo aveva strappato di mano, gettandolo a distanza di dieci metri. A questo punto l'Andreoli aveva afferrato per la gola il Bytyqi, facendolo cadere per terra e aveva intimato al proprio fratello, sopraggiunto, di andare a prendere il fucile perché voleva sparare all'uomo. In tale contesto, puntualmente rappresentato dalla decisione del Tribunale e sinteticamente richiamato dalla sentenza impugnata, ben s'intende l'assoluta irrilevanza che, successivamente, il Bytyqi, allontanatisi i suoi aggressori, abbia richiesto telefonicamente l'intervento di un'ambulanza e dei carabinieri. 3. Il presente ricorso, in conclusione, va dichiarato inammissibile e tale situazione, implicando il mancato perfezionamento del rapporto processuale, cristallizza in via definitiva la sentenza impugnata, precludendo in radice la possibilità di rilevare di ufficio l'estinzione del reato per prescrizione maturata dopo la sentenza impugnata (Cfr., tra le altre, Sez. U, n. 21 dell'11/11/1994, Cresci, Rv. 199903; Sez. 3, n. 18046 del 09/02/2011, Morra, Rv. 250328, in motivazione). 4. Alla pronuncia di inammissibilità consegue, ex art. 616 cod. proc. pen., la condanna di ciascuno dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonché 2 Al contrario, è evidente, in assenza di dichiarazioni rese a dibattimento dalla al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo determinare in euro 1.000,00. P.Q.M. Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna ciascuno dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso in Roma il 09/03/2015 Il Presidente Il Componente estensore

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