Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14190 del 10/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14190 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CINEFRA ANTONIA N. IL 26/05/1956
MARTUCCI ROBERTO N. IL 18/10/1972
avverso la sentenza n. 15/2013 TRIBUNALE di BRINDISI, del
28/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. SILVANA DE BERARDINIS
Udito il Procuratore Generale in persona dl Dott.
che ha concluso per y

Udito, per la parte civile, l’Avv
UditoiltlifensmfAvv. &te o

k.

11-0 t 7( i isLAQ.0421-o Git Ltto

Data Udienza: 10/11/2014

RILEVATO IN FATTO
Con l’impugnata sentenza, per quanto qui ancora d’interesse, il tribunale di Brindisi,
in parziale modifica della sentenza di primo grado pronunciata dal giudice di pace di
Francavilla Fontana il 21 dicembre 2012:

ha dichiarato non doversi procedere a carico di Cinefra Antonia in ordine ai
reati a lei ascritti di ingiurie e minacce in danno di Caniglia Annarita per
intervenuta prescrizione, confermando nel contempo le statuizioni civili in

ha dichiarato civilmente responsabile Martucci Roberto del reato di ingiurie in
danno di Caniglia Annarita, dal quale il predetto era stato assolto all’esito del

giudizio di primo grado.
Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione la comune difesa degli
imputati, denunciando:
1) violazione di legge con riferimento, in particolare, agli artt. 190, 192 e 236
c.p.p. per mancata valutazione della pur acquisita documentazione relativa
alla pendenza di un procedimento instaurato a carico di Caniglia Anna Rita
per reati vari, alcuni dei quali commessi in danno di Martucci Roberto, con
produzione di lesioni a carico di costui, come pure per la mancata valutazione
dei fenomeni di “instabilità” derivanti da patologie cerebrali di cui la Caniglia
sarebbe stata affetta, secondo quanto desumibile dalle sue stesse
dichiarazioni ;
2) vizio di motivazione in ordine alla ritenuta attendibilità delle dichiarazioni
della Caniglia, sulla sola base della conferma che le stesse avrebbero avuto in
quelle (da riguardarsi come interessate) della sorella Maria Fontana,
nonostante che la conferma fosse invece mancata da parte dei testi Bellanova
Piera e Perrucci Antonio, peraltro indicati dalla stessa persona offesa;
3) violazione dell’art. 530, commi 1, 2 e 3, c.p.p. ed erronea applicazione dell’art.
129 c.p.p. per avere il tribunale, nel dichiarare estinti per prescrizione, ai fini
penali, i reati ascritti alla Cinefra, in assenza di una prova evidente di non
colpevolezza a carico di quest’ultima, omesso di fornire adeguata motivazione
a sostegno della conferma delle statuizioni civili;
4) violazione dell’art. 236 c.p.p. e dell’art. 24 Cost. per avere il tribunale respinto
la richiesta difensiva di acquisizione della sentenza con la quale era stato
definito con pronuncia di non doversi procedere per intervenuta prescrizione
il procedimento penale a carico di Caniglia Annarita, di cui è menzione nel
primo motivo;

favore della persona offesa;

5) vizio di motivazione in ordine al mancato riconoscimento di entrambe le
cause di non punibilità previste dall’art. 599 c.p.
Tali doglianze sono state poi ulteriormente illustrate con motivi nuovi depositati il
16 ottobre 2014.
RILEVATO IN DIRITTO

l’inammissibilità, in quanto:
a) Con riguardo al primo motivo non risulta in alcun modo dimostrata la almeno
potenziale decisività degli elementi di cui si lamenta la mancata valutazione
ad escludere la validità del motivato giudizio espresso dal tribunale circa la
complessiva attendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona offesa e
corroborate da quelle della di lei sorella, posto che, di per sé, la situazione di
conflittualità esistente fra le parti (di cui si dà atto nella stessa sentenza
impugnata), non è concettualmente incompatibile con il detto giudizio e,
quanto alla esistenza del procedimento penale a carico della persona offesa
per reati commessi anche in danno del Martucci, non risulta per nulla
specificato se e quali degli addebiti mossi alla Caniglia fossero tali da
escludere la sussistenza di quelli mossi al Martucci, essendosi la difesa limitata
a sostenere, in modo del tutto apodittico, che la loro esistenza avrebbe
dovuto, di per sé, escludere la credibilità di quanto riferito dalla donna
nell’ambito del presente procedimento, senza neppure curarsi di dimostrare
o, quanto meno, di attestare, se non altro, la eventuale, precisa coincidenza
spazio temporale tra i fatti addebitati al Martucci e quelli addebitati alla
Caniglia;
b) sempre con riguardo al primo motivo, nella parte in cui si lamenta anche la
mancata valutazione, come elemento atto ad incidere negativamente
sull’attendibilità della Caniglia, dei fenomeni di “instabilità”di cui costei
sarebbe stata affetta, vale osservare che, a quanto si rileva dalla stessa
cronistoria del procedimento contenuta nell’atto di ricorso, non risulta che
tale elemento fosse stato portato all’attenzione del giudice4 del gravame
nell’atto di appello, per cui esso non può, ovviamente, formare oggetto di
valutazione in questa sede; e ciò a prescindere dalla estrema genericità, anche
in questo caso, della proposta doglianza, priva di qualsivoglia supporto

Il ricorso non appare meritevole di accoglimento e rasenta, sotto alcuni profili,

argomentativo atto a rendere verificabile la effettiva sussistenza ed il livello di
gravità dei suddetti fenomeni;
c) con riguardo al secondo motivo, vale osservare che, per un verso, il carattere
asseritamente “interessato” delle dichiarazioni rese dalla sorella della persona
offesa non può valere, di per sé solo, ad escludere in radice (nell’assenza di
specifiche risultanze di segno contrario) la loro attendibilità; per altro verso,
dal solo fatto che (come messo in luce nell’impugnata sentenza e criticamente
mostrati in grado di confermare “in toto” la versione dei fatti resa dalla
medesima (senza, peraltro, in alcun modo smentirla, neppure in parte), non
può, all’evidenza, trarsi motivo di censura circa la ritenuta inidoneità, secondo
il giudice di merito, di quanto riferito dai suddetti testi a costituire, per
converso, valido supporto alla tesi difensiva;
d) con riguardo al terzo motivo, lo stesso si appalesa di assoluta ed evidente
genericità, a fronte del fatto che la sentenza d’appello non si è comunque
limitata, a sostegno della conferma delle statuizioni civili i presenza della
causa di estinzione del reato costituita dalla prescrizione), a richiamarsi alla
constatata insussistenza di una prova evidente di non colpevolezza (a
proposito della quale nulla si obietta neppure nel ricorso), ma ha fornito
apposita e specifica motivazione, della quale, per quanto finora osservato e
per quanto ancora si dirà in prosieguo, non risulta in alcun modo dimostrata
né l’insufficienza, né la contraddittorietà né la manifesta illogicità;
e) con riguardo al quarto motivo, vale quanto già osservato nella trattazione del
primo;
f) con riguardo al quinto motivo, la doglianza circa il mancato riconoscimento di
alcuna tra le cause di non punibilità previste dall’art. 599 c.p. si basa sulla
prospettazione di mere e gratuite presunzioni, correlate soltanto alla già
ricordata e pacifica esistenza delle ragioni di conflittualità fra le parti, senza
che risulti indicata alcuna specifica risultanza di fatto che sarebbe stata idonea
a dimostrare, in concreto, la sussistenza della provocazione o della reciprocità
delle ingiurie.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna ciascun ricorrente al pagamento delle spese
processuali. Così deciso in Roma, il 10 novembre 2014.

rilevato nel ricorso), gli altri testi indicati dalla persona offesa non si fossero

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