Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14174 del 05/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14174 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ATTANASIO ALESSIO N. IL 16/07/1970
avverso l’ordinanza n. 8067/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA,
del 21/05/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA
ZOSO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 05/03/2015

RITENUTO IN FATTO
Il tribunale di sorveglianza di Roma, con ordinanza n. 3442/2008 resa in data 6.10.2008,
rigettava l’impugnazione proposta da Attanasio Alessio avverso il decreto del 5.3.2008
pronunciato dal Magistrato di Sorveglianza di Viterbo, con il quale era stata rigettata la
domanda di ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale rilevava che nelle more
dei procedimento era intervenuta la modifica del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, con
l’introduzione del comma 4 bis, ai sensi del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, art 12 ter, convertito

condannati con sentenza definitiva per i reati di cui all’art. 416 bis cod. pen. il reddito si
riteneva superiore ai limiti previsti dalla legge, ai fini dell’ammissione al patrocinio.
Proposto ricorso, la corte di cassazione, con sentenza n. 23159 pronunciata in data 3 maggio
2012, annullava l’ordinanza sul rilievo che la corte costituzionale, con sentenza n. 139 del
14.04.2010, aveva dichiarato l’illegittimità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 76, comma 4 bis,
nella parte in cui stabiliva che per i soggetti già condannati con sentenza definitiva per
determinati reati il reddito si riteneva superiore ai limiti previsti per l’ammissione al patrocino a
spese dello Stato, senza ammettere prova contraria.
Il tribunale di sorveglianza di Roma, investito del giudizio di rinvio, con ordinanza in data 21
maggio 2014, respingeva il reclamo proposto da Attanasio Alessio avverso il decreto emesso
dal magistrato di sorveglianza di Viterbo il 5 marzo 2008 osservando che l’Attanasio era stato
più volte condannato per il delitto di partecipazione ad associazione di stampo mafioso e, da
ultimo, con sentenza del tribunale di Siracusa del 27 luglio 2010, confermata dalla corte
d’appello di Catania con pronunzia del 27 luglio 2011.
Osservava il tribunale di sorveglianza che nella sentenza della corte d’appello di Catania si
leggeva che le fonti probatorie poste dal tribunale a base della condanna di primo grado
dimostravano al di là di ogni ragionevole dubbio che l’Attanasio tra il dicembre del 2005 ed il
marzo del 2010 aveva continuato a ricevere un regolare stipendio dall’organizzazione mafiosa
di appartenenza, per cui non era superata la presunzione di cui all’articolo 76, comma quattro
bis, del d.p.r. 115/2002.
Avverso l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Roma proponeva ricorso per cassazione
Attanasio Alessio deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in quanto la corte di
cassazione, con sentenza numero 3037/2009 del 17 novembre 2009, aveva affermato che egli
aveva smesso di ricevere stipendi già nel dicembre 2005 e che non è dato sapere chi avesse
riferito di somme elargite all’Attanasio dopo la sentenza di primo grado del

10 dicembre 2005 e

fino alla primavera del 2006. Inoltre non era mai stato dimostrato che l’Attanasio avesse
percepito uno stipendio dopo il 2005 mentre la Guardia di Finanza aveva accertato che egli si
trovava in condizioni economiche disagiate. La motivazione dell’ordinanza impugnata era, poi,
illogica laddove si affermava che le verifiche della Guardia di Finanza erano inconferenti poiché
non si vedeva sulla base di quali elementi gli ufficiali operanti avrebbero potuto accertare gli
stipendi di fonte illecita occultamente percepiti dall’Attanasio sino al 2010 ed il tribunale di
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con modificazioni nella L. 24 luglio 2008, n. 125, ove era stabilito che per i soggetti già

sorveglianza avrebbe potuto acquisire chiarimenti in merito. Inoltre nel provvedimento
impugnato era stato fatto riferimento all’ordinanza del 28 febbraio 2014 benché questa non
fosse ancora definita.
CONSIDERATO IN DIRITTO
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Osserva la corte che il ricorso infondato.
Invero la Corte Costituzionale, con sentenza n. 139 del 14.04.2010, investita del giudizio di
costituzionalità dell’art. 76, comma quattro bis, d.p.r. 115/2002, ha chiarito che l’introduzione,

presunzione prevista dal legislatore, che continua dunque ad implicare una inversione
dell’onere di documentare la ricorrenza dei presupposti reddituali per l’accesso al patrocinio, di
talché spetta al richiedente dimostrare, con allegazioni adeguate, il suo stato di non abbienza.
Nel caso che occupa il tribunale di sorveglianza ha dato conto del fatto che la corte di appello
di Catania, con sentenza del 27.7.2011, ha accertato che l’Attanasio dal 2005 al marzo 2010
aveva ricevuto un regolare stipendio dall’organizzazione mafiosa, per il che, collocandosi in tale
arco temporale la domanda di ammissione al gratuito patrocinio, non sussistevano i
presupposti per l’accoglimento dell’istanza.
Il ricorrente ha dedotto argomenti fondati su una sentenza della corte di cassazione ma non
ha allegato che i fatti esaminati dalla corte di cassazione e dalla corte d’appello di Catania
fossero gli stessi sicché non assume rilievo alcuno la circostanza che nella sentenza citata si sia
escluso che egli avesse percepito lo stipendio dopo il dicembre 2005, dato che non è dato
appurare se gli elementi probatori esaminati fossero gli stessi.
Non è dato, poi, ravvisare la dedotta illogicità del provvedimento impugnato nella parte in cui è
stato escluso che l’accertamento della Guardia di Finanza, la quale aveva accertato le
condizioni disagiate dell’Attanasio, avesse valenza di prova contraria, tenuto conto che
l’accertamento aveva avuto ad oggetto solo i proventi leciti. Inoltre, considerato che l’onere
della prova volta a vincere la presunzione di cui all’art. 76, comma quattro bis, d.p.r. 115/2002
grava sull’istante, come chiarito dalla corte costituzionale con la sentenza n. 139 del
14.04.2010, il tribunale di sorveglianza non era tenuto a compiere accertamenti ulteriori.
Infine nessun rilievo assume in questo procedimento il fatto che nel provvedimento impugnato
si sia fatto riferimento all’ordinanza del 28 febbraio 2014 del tribunale di sorveglianza benché
non fosse ancora definita, tenuto conto che detta ordinanza è stata citata al solo fine di
affermare che l’Attanasio era stato sottoposto al regime carcerario differenziato.
Il ricorso va, dunque, rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.
P. Q. M.
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 5.3.2015.

costituzionalmente obbligata, della prova contraria, non elimina dall’ordinamento la

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