Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14170 del 20/01/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14170 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: D’ISA CLAUDIO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
CUTRUNEO SALVATORE n.1’11.08.1949

avverso l’ordinanza n. 30/2012 della Corte di Appello di Catania del
11.10.2013.
Visti gli atti, l’ordinanza ed il ricorso
Udita all’udienza camerale del 20 gennaio 2015 la relazione fatta dal
Consigliere dott. Claudio D’Isa
Lette le richieste del Procuratore Generale nella persona del dott. Vito
D’Ambrosio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Data Udienza: 20/01/2015

FATTO E DIRITTO
Con l’ordinanza, indicata in epigrafe, la Corte d’Appello di Catania ha
rigettato la richiesta, presentata da CUTRUNEO SALVATORE, di riparazione
per ingiusta detenzione, in riferimento al procedimento penale che lo aveva
visto imputato dei reati di partecipazione ad associazione criminale di stampo
mafioso, e di associazione dedita al traffico di stupefacenti, dai quali era stato
assolto, con la formula per non aver commesso il fatto, ai sensi dell’art. 530,
comma 2° c.p.p., con sentenza del Tribunale di Caltagirone.

e prima ancora, al contenuto del provvedimento cautelare, la Corte di Appello
i
ha evidenziato che l’applicazione della misura cautelare restrittiva era stata
disposta, tra l’altro, sulla base di elementi probatori emersi nella fase delle
indagini e rimasti provati con certezza nel giudizio, sintomatici della contiguità
del COTRUNEO con l’associazione criminale contestata.
Ì dati processualmente acquisiti evidenziati dalla Corte si riferiscono ad
intercettazioni telefoniche ed ambientali, a dichiarazioni rese dai collaboratori
di giustizia Celona Luigi, Celona Emanuele, Celona Sergio e Celona Angelo e
dell’imputato Pitrolo Antonino, a servizi di osservazione e di controllo da parte
della P.G.. Difatti l’istante, rileva la Corte della riparazione, è stato
direttamente osservato in più occasioni dalla P.G. operante in compagnia degli
altri imputati in esito a servizi di appostamento, documentati da video-riprese,
presso un’abitazione in Via Niscemi, al cui interno era esercitata una bisca
clandestina, dove i Carabinieri facevano irruzione in data 29.07.2002, cogliendo
nella flagranza di reato, tra gli altri, il COTRUNEO. Quindi, venivano eseguiti
altri due controlli negli altri locali dove veniva spostata la casa da gioco, che
evidenziavano gli assidui contatti con alcuni degli associati.
Con il proposto ricorso per Cassazione, a mezzo del difensore, avv.
Giuseppe D’Alessandro, l’istante denuncia vizi di motivazione dell’atto,
consistenti in una errata valutazione della condotta del ricorrente,
apoditticamente ritenuta integrare l’ipotesi di colpa grave, gravità sulla quale
manca una convincente ed analitica motivazione, che possa superare la
valutazione della sentenza di assoluzione, per la quale gli indicati elementi sono
stati ritenuti inconsistenti o insufficienti per una affermazione di penale
responsabilità. In particolare si denuncia per manifesta illogicità le affermazioni
della Corte distrettuale : “..non può non considerarsi il fatto che alcuni
coimputati hanno subito condanna”, “…che i soggetti indagati mantenevano

Rifacendosi alle risultanze istruttorie esaminate nella sentenza di merito

contatti estremamente assidui finalizzati alla commissione di reati”, e che
sussiste la prova che il CUTRUNEO “..era organizzatore di una bisca
clandestina”. Tale ragionamento per il ricorrente è privo di logica:il fatto che
altri coimputati abbiano subito condanna dimostra solo che “altri coimputati”
erano colpevoli e non si vede a quale titolo tale colpevolezza debba essere
estesa anche al CUTRUNEO per il sol fatto di essere coimputato. Del tutto
neutra è poi la circostanza che il ricorrente avesse organizzato una bisca
clandestina. Altra argomentazione illogica è quella che fa riferimento al c.d.

della discolpa idonea a neutralizzare i gravi indizi di colpevolezza. Trattasi di
una mera scelta processuale che non si può ritenere come comportamento
colposo che impedisce l’accoglimento della domanda.
Con il parere scritto il P.G., nel chiedere di rigettare il ricorso ha
evidenziato che l’impugnata ordinanza appare adeguatamente motivata in
quanto in essa vengono specificati, con riferimento al caso concreto, i
comportamenti del ricorrente caratterizzati da spiccata leggerezza o
macroscopica trascuratezza o evidente imprudenza. Il provvedimento,
dunque, era stato emesso in un quadro gravemente indiziario cui aveva dato
luogo anche il ricorrente con un comportamento gravemente colposo che
aveva reso credibili le accuse mosse nei suoi confronti.

Il ricorso va rigettato essendo i relativi motivi infondati.
Alcuna argomentazione significativa

è stata apportata alle

argomentazioni della Corte d’Appello, come indicate nella parte narrativa e
riportati dallo stesso ricorrente; ci si limita ad evidenziare una errata
valutazione delle condotte addebitate all’istante.
Appare conferente il richiamo alla giurisprudenza di questa Corte
secondo cui (cfr. fra tutte Cass. Pen., IV” sez., n. 2830, del 12.5.2000) “il
sindacato del Giudice di legittimità sull’ordinanza che definisce il procedimento
per la riparazione dell’ingiusta detenzione è limitato alla correttezza del
procedimento logico giuridico con cui il giudice è pervenuto ad accertare o
negare il presupposti per l’ottenimento del beneficio indicato. Resta invece nelle
esclusive attribuzioni del giudice di merito la valutazione sull’esistenza e la
gravità della colpa o sull’esistenza del dolo restando al giudice di legittimità
soltanto il compito di verificare la correttezza logica del ragionamento”.

consapevole silenzio avendo l’istante omesso di dimostrare ragioni plausibili

Per il caso che ci occupa, l’iter argomentativo, sia pure sintetico, seguito
dalla Corte d’Appello, resiste alle censure di cui al ricorso in quanto, gli
elementi probatori già sussistenti nella fase delle indagini che, se da un lato
non sono stati ritenuti, successivamente all’esito del giudizio, sufficienti per
un’affermazione di responsabilità penale del CUTRUNEO in ordine ai delitti a
lui addebitati, costituiscono, per altro verso, condotte rilevanti una eclatante
e macroscopica negligenza ed imprudenza; presupposto che ha ingenerato la
falsa apparenza della loro configurabilità come illecito penale e dando luogo,

Il dato significativo posto in evidenza nella impugnata ordinanza è la
accertata contiguità tra il ricorrente ed altri personaggi dello stesso processo
poi condannati per il delitto associativo, e, di fronte alla condotta volontaria del
ricorrente su descritta, sussistevano, dunque, concrete probabilità che egli
potesse essersi reso responsabile dei reati contestatigli e, comunque, ad aver
colpevolmente indotto l’Autorità giudiziaria a credere nel suo coinvolgimento e
a procedere all’applicazione della misura cautelare personale.
Ed appare evidente che il GIP, nella valutazione complessiva della
condotta criminosa del ricorrente, in relazione alla verifica dei presupposti per
emettere il provvedimento cautelare, ha tenuto senz’altro conto dei dati
oggettivi ma anche del comportamento dell’indagato, e di tanto ne ha tenuto
in conto la Corte territoriale, nell’esaminare la richiesta de qua, sotto il profilo
della colpa, indipendentemente dalla relativa valutazione di non valenza
criminale operata dalla sentenza del Tribunale.
Il rigetto del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese processuali
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma all’udienza camerale del 20 gennaio 2015.

così, alla detenzione con rapporto di causa ed effetto.

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