Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14166 del 06/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14166 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: MARINELLI FELICETTA

Data Udienza: 06/03/2015

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MUGELLI MASSIMILIANO N. IL 14/03/1974
avverso la sentenza n. 1142/2013 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
16/01/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. FELICETTA MARINELLI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
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Con sentenza del 12/06/2012 il Tribunale di Firenzesezione distaccata di Pontassieve- dichiarava Vicino
Romeo e Mugelli Massimiliano responsabili in ordine
al reato di cui all’art.9 ter commi primo e secondo
del Codice della Strada e in ordine al reato di cui
all’art.590 c.p. e li condannava rispettivamente, il
primo, alla pena di anni due e mesi sei di
reclusione, il secondo alla pena di anni due e mesi
due di reclusione, oltre al pagamento pro quota delle
spese processuali.
Avverso tale sentenza il difensore degli imputati ha
proposto appello.
La Corte di appello di Firenze, con sentenza del
16.01.2014, in parziale riforma della sentenza emessa
nel giudizio di primo grado, concesse a Mugelli le
attenuanti generiche e a Vicino l’attenuante di cui
all’art.62 n.6 c.p., attenuanti dichiarate
equivalenti all’aggravante prevista dall’art.9 ter
comma 2 C.d.S., esclusa la recidiva contestata a
Mugelli, rideterminava la pena irrogata agli imputati
in mesi 10 di reclusione ed euro 10.000,00 di multa
ciascuno.
Avverso tale sentenza Mugelli Massimiliano, a mezzo
del suo difensore, proponeva ricorso per cassazione
per ottenerne l’annullamento e la censurava per i
seguenti motivi:
l) Nullità
della
sentenza
per
mancanza
della
motivazione e violazione di legge ex art.606 co.1
lett.e) c.p.p.. Lamentava la difesa che la Corte
territoriale non si era pronunciata sui motivi di
appello in cui era stata sostenuta l’erronea
interpretazione della fattispecie di cui all’art.9
ter commi l e 2 del Codice della Strada e in cui
era stato affermato che nella fattispecie che ci
occupa sarebbe stata sussistente la fattispecie
amministrativa di cui all’art.141 commi 5 e 9 del
Codice della Strada.
2) Violazione di legge ex art.606 comma 1 lett.b
c.p.p. con riferimento agli articoli 9 ter, commi l
e 2 del Codice della Strada. Sosteneva la difesa
che l’art.9 ter del Codice della Strada sanziona
tutte quelle “competizioni” che non siano
caratterizzate da un previo accordo tra i
partecipanti, “competizioni” non autorizzate, né
programmate, ma che possono nascere spontaneamente
tra utenti della strada a bordo di veicoli a
motore. E pertanto necessaria la sussistenza del
dolo in tutti i partecipanti. Invece, secondo la
difesa, nella fattispecie che ci occupa, sarebbe
applicabile l’art.141, comma 5, del Codice della

Ritenuto in fatto

Considerato in diritto
Il ricorso è infondato.
Non meritano accoglimento il primo e il secondo
motivo.
La difesa lamenta l’erronea qualificazione della
condotta del ricorrente nell’ambito di operatività
dell’articolo 9 ter del Codice della Strada, anziché
in quello dell’art.141 C.d.S., comma 9.
Tanto premesso si osserva che è necessario stabilire
in primo luogo se i due illeciti possano concorrere.
Analogamente a quanto previsto dall’art.9, comma 8
(fuori dei casi_ ), che consente l’irrogazione della
sanzione amministrativa a chi organizzi competizioni
sportive su strada non autorizzate purchè la condotta
non concreti violazione dell’art.9 bis, il tenore
letterale dell’art. 141, comma 9 (salvo quanto
previsto_), consente di escludere il concorso tra
l’illecito amministrativo ivi sanzionato e l’illecito
penale contemplato dall’art.9 ter, nel caso in cui la
gara si svolga tra veicoli a motore.
In quest’ultima ipotesi infatti la condotta, la cui
pericolosità è desumibile in generale anche per
l’illecito amministrativo dal fatto che chi gareggia
in velocità utilizza la sede stradale in maniera
impropria rispetto alla finalità di circolazione, è
stata configurata dal legislatore come ipotesi
delittuosa, non potendosi escludere che tale condotta
sia assistita, oltre che dalla consapevolezza
dell’agente di porsi in una situazione pericolosa per

Strada, norma che proibisce al “conducente” di
gareggiare in velocità, la cui violazione è punita
solo con una sanzione amministrativa, dal momento
che l’intenzione di gareggiare non era condivisa da
tutti i partecipanti, ma era propria di un solo
soggetto.
3) Mancanza, contraddittorietà e/o manifesta
illogicità della motivazione ex art.606 co.1
lett.e) c.p.p.. Secondo la difesa il Mugelli non
aveva aderito all’invito del Vicino di partecipare
alla competizione. Né, come ritiene la sentenza
impugnata, le dichiarazioni dei testi Barzagli e
Cantini portavano a tale conclusione. Anzi la
manovra posta in essere dal Mugelli tesa ad
ostacolare
il sorpasso da parte del Vicino
evidenzierebbe una condotta di guida, probabilmente
imprudente e inopportuna, ma tesa piuttosto a
scoraggiare le velleità di gareggiare del
coimputato.

la sicurezza stradale, anche dalla volontà di
assumere tale rischio.
Secondo la condivisibile giurisprudenza di questa
Corte, infatti,(cfr, Cass., sez. 4, sent. N.17811 del
21.03.2014, Rv.258911) in tema di circolazione
stradale, la configurabilità del reato previsto
dall’art.9 ter C.d.S., che punisce la violazione del
divieto di gareggiare in velocità con riferimento a
conducenti di veicoli a motore, esclude
l’applicazione della disposizione sanzionatoria
amministrativa di cui all’art.141, comma nono, del
Codice della Strada per effetto del principio di
specialità, posto che la fattispecie incriminatrice
presenta, rispetto a quella costitutiva dell’illecito
amministrativo, l’elemento specializzante
dell’utilizzo di n veicolo a motore.
Correttamente quindi i giudici della Corte di appello
di Firenze hanno ritenuto applicabile alla
fattispecie che ci occupa l’articolo 9 ter del Codice
della Strada.
Infondato è poi il secondo motivo di ricorso in punto
di responsabilità.
Si osserva (cfr. Cass., Sez.4, Sent. n.4842 del
2.12.2003, Rv. 229369) che, nel momento del controllo
della motivazione, la Corte di Cassazione non deve
stabilire se la decisione di merito proponga la
migliore ricostruzione dei fatti, né deve condividerne
la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se
questa giustificazione sia compatibile con il senso
comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di
apprezzamento; ciò in quanto l’art.606, comma l,
lett.e) c.p.p. non consente a questa Corte una diversa
lettura dei dati processuali o una diversa
interpretazione delle prove, perché è estraneo al
giudizio di legittimità il controllo sulla correttezza
della motivazione in rapporto ai dati processuali.
Tanto premesso la motivazione della sentenza impugnata
appare logica e congrua e supera quindi il vaglio di
questa Corte nei limiti sopra indicati. I giudici
della Corte di appello di Firenze hanno infatti
chiaramente evidenziato gli elementi da cui hanno
dedotto la sussistenza della responsabilità del
Mugelli in ordine al reato ascrittogli. In particolare
hanno evidenziato che era emerso, sulla base delle
dichiarazioni rese dai testi Barzagli e Cantini, che i
due imputati (sia il Mugelli che il Vicino), dopo
essersi per caso trovati sulla medesima strada alla
guida di due autovetture sportive dello stesso tipo,
hanno ingaggiato una “gara” di velocità, sia pure in
modo del tutto estemporaneo e senza che sussistesse un
preventivo accordo. A tal proposito i giudici della
Corte territoriale hanno osservato che il Barzagli

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Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma il 6.03.2015

aveva potuto vedere le due autovetture guidate da
Vicino e da Mugelli che si allontanavano a forte
velocità perché la strada era rettilinea ed egli si
trovava in una posizione favorevole perché lievemente
sopraelevata, come emergeva dalle fotografie in atti.
Quindi le manovre con chiarezza riferite dal Barzagli
potevano spiegarsi solo con una competizione, alla
quale entrambi gli imputati volevano partecipare. Tale
gara di abilità era compatibile anche con momenti di
lieve rallentamento. In tal modo, contrariamente a
quanto sostenuto dalla difesa, veniva spiegata la
manovra del Mugelli (consistente nel
“toccare”leggermente i freni) che aveva ostacolato il
sorpasso da parte del Vicino. Secondo i giudici di
appello non si trattava tanto di ostacolare
l’occasionale avversario, quanto di dimostrare di
essere in grado di controllare l’autovettura meglio di
lui e di restare sempre davanti rispetto a lui, anche
con manovre rivolte ad impedire il sorpasso.
D’altra parte, osservavano i giudici di appello, era
ben difficile sostenere che il Mugelli, pilota
professionista, non sarebbe stato in grado di
spostarsi sulla destra e lasciare che il Vicino lo
superasse, in considerazione anche della larghezza
della strada che entrambi stavano percorrendo.
Il proposto ricorso deve essere, pertanto, rigettato e
il ricorrente condannato al pagamento delle spese
processuali.

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