Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14164 del 06/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14164 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SICIGNANO STANISLAO N. IL 18/04/1969
avverso la sentenza n. 3431/2012 CORTE APPELLO di FIRENZE, del
31/03/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. 11-o”r o
che ha concluso per
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Udito, per la parte civile, l’Avv
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Data Udienza: 06/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1.La corte d’appello di Firenze, con sentenza in data 31 marzo 2014, confermava la sentenza
del tribunale di Livorno del 15 febbraio 2012 con cui Sicignano Stanislao era stato condannato
alla pena di mesi 2 e giorni 20 di arresto ed euro 800 di ammenda, con la sospensione della
patente di guida per la durata di anni due, in quanto ritenuto colpevole del reato di cui
all’articolo 186, commi 1, 2 e 7 del codice della strada perché, trovandosi alla guida di
autovettura ed essendovi motivo di ritenere che si trovasse in stato di ebbrezza, aveva

2010. Il tribunale aveva valutato il vizio parziale di mente ed aveva riconosciuto la diminuente
del rito abbreviato.
2. Avverso la sentenza della corte d’appello proponeva ricorso per cassazione Sicignano
Stanislao, a mezzo del suo difensore, svolgendo quattro motivi di doglianza.
2.1. Con il primo motivo deduceva il vizio derivante dalla mancata assunzione di una prova
decisiva. Invero l’imputato aveva richiesto il rito abbreviato subordinato all’acquisizione di
certificati medici ed all’espletamento di perizia psichiatrica onde far accertare l’incapacità di
partecipare coscientemente al processo ed anche l’incapacità di intendere e volere al momento
del fatto. La corte d’appello aveva rilevato che l’imputato aveva subordinato la richiesta di
giudizio abbreviato all’acquisizione documentale mentre aveva meramente sollecitato la perizia
psichiatrica. Sosteneva il ricorrente che, in realtà, egli non aveva mai rinunciato alla richiesta
di perizia.
2.2. Con il secondo motivo deduceva vizio di motivazione in relazione alla valutazione della
prova documentale. Ciò in quanto dalla certificazione del dottor Vincenzo Falabella, che,
diversamente da quanto affermato dalla corte d’appello, risultava acquisita agli atti come da
verbale dell’udienza del 15 febbraio 2012, emergeva che l’imputato era in cura dal 1999 con la
diagnosi di schizofrenia cronica ed, invece, la corte territoriale aveva ritenuto la capacità di
intendere di volere dell’imputato, ancorché ridotta, sulla base della mera impressione riportata
dagli agenti operanti e dal medico che lo aveva visitato dopo il fatto per cui è processo senza
conoscere la documentata patologia psichica cronica dell’imputato.
2.3. Con il terzo motivo deduceva vizio di motivazione in ordine alla misura della pena inflitta.
2.4. Con il quarto motivo deduceva illogicità della motivazione in ordine al diniego della
sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Rileva la corte che il primo motivo di ricorso è inammissibile. Invero la corte d’appello ha
dato atto che l’imputato era stato ammesso al giudizio abbreviato all’udienza del 28.9.2011 a
seguito della richiesta del difensore volta all’ammissione del rito abbreviato subordinato
all’acquisizione documentale mentre lo svolgimento di perizia psichiatrica aveva costituito
1

rifiutato di sottoporsi all’accertamento. Il fatto era stato accertato in Piombino il 30 marzo

oggetto di mera sollecitazione; di poi, richiamando un principio già espresso dalla corte di
legittimità (Sez. 5, n. 5931 del 07/12/2005 – dep. 16/02/2006, Capezzuto, Rv. 233845), ha
rilevato che la mera sollecitazione probatoria non era idonea a far sorgere in capo all’istante il
diritto alla prova. Ciò posto, il motivo dedotto è inammissibile in quanto la sentenza con cui il
giudice respinge la richiesta di una perizia, ritenuta decisiva dalle parti, non è censurabile ai
sensi dell’art. 606, comma primo, lett. d), cod. proc. pen., in quanto costituisce il risultato di
un giudizio di fatto che, se sorretto da adeguata motivazione, è insindacabile in cassazione (

4. Il secondo motivo di ricorso è infondato. Invero, benché la corte territoriale non abbia
tenuto conto della certificazione del dottor Vincenzo Falabella, ha dato congrua ed esaustiva
motivazione delle ragioni che inducevano a ritenere che l’imputato fosse in grado di
partecipare coscientemente al processo, giusta la norma di cui all’art. 70 cod. proc. pen., e che
egli avesse, ancorché in forma ridotta, la capacità di intendere e volere al momento della
commissione del fatto, avendo preso in considerazione la documentazione di una visita
psichiatrica effettuata il 28.7.2011, quindi in epoca prossima all’udienza, che attestava una
normale capacità processuale dell’imputato, nonché altra documentazione sanitaria
proveniente da strutture sanitarie pubbliche e medici psichiatri che attestavano un disturbo di
personalità borderline con episodi di aggressività che lasciavano permanere una residua
capacità lavorativa e, dunque, anche di intendere e volere.
5. Il terzo ed il quarto motivo di ricorso sono inammissibili per manifesta infondatezza, avendo
la corte territoriale motivato in maniera ampia ed esaustiva le ragioni, basate sulla ricorrenza
dei comportamenti di tale genere, che inducevano alla conferma ella pena irrogata, nonché
delle ragioni, consistenti nella mancanza assoluta di reddito in capo al prevenuto, che ostavano
alla sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria sicché non sussisteva la prognosi
favorevole in ordine all’adempimento.
Il ricorso va, dunque, rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P. Q. M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 6.3.2015.

Sez. 4, n. 7444 del 17/01/2013, Sciarra, Rv. 255152).

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