Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14158 del 06/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14158 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
MARTINI MARIA GIOVANNA N. IL 20/03/1939
avverso la sentenza n. 6009/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
12/12/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 06/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. t-0 ,,1\0
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che ha concluso per Q”..4
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ce—e92-7

Data Udienza: 06/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1.La corte d’appello di Milano, con sentenza in data 12 dicembre 2013, confermava la sentenza
del tribunale di Como, sezione distaccata di Menaggio, del 15 maggio 2013 con cui Maria
Giovanna Martini era stata condannata alla pena di un mese di reclusione, con il beneficio della
sospensione condizionale della pena della non menzione della condanna, per il reato di cui
all’articolo 590, commi 1,2 e 3, in relazione all’articolo 583, comma 1 numero 1, cod. pen.

Maria Giovanna e C., aveva cagionato lesioni personali, consistite in frattura diafisaria
composta terzo e quarto metacarpo della mano sinistra, al dipendente Cavalli Giancarlo.
Secondo l’imputazione, in data 6 marzo 2009 il dipendente Cavalli, dovendo rifornire di
carburante un mezzo escavatore cingolato, apriva il cofano dello stesso tenendo la mano
sinistra appoggiata sul mezzo sotto il cofano aperto; il cofano si era richiuso improvvisamente
e con violenza urtando la mano del lavoratore e causandogli le lesioni. All’imputata era ascritto
di non aver adottato le misure necessarie affinché la macchina fosse oggetto di idonea
manutenzione al fine di garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza previsti
dalla normativa vigente, con particolare riguardo all’efficienza del dispositivo di sicurezza
installato sul pistoncino di apertura del cofano laterale della macchina stessa che aveva la
funzione di evitarne la chiusura improvvisa. Inoltre era ascritto all’imputata di avere messo a
disposizione del lavoratore la macchina non idonea ai fini della sicurezza in quanto, in
particolare, il dispositivo di sicurezza installato sul pistoncino di apertura del cofano laterale
della macchina non assicurava la posizione di apertura dello stesso.
Il tribunale aveva rilevato che doveva escludersi la responsabilità dell’imputata sotto il profilo
della carenza di manutenzione in quanto il teste Mainetti, manutentore esterno specializzato,
aveva confermato di aver svolto periodicamente le manutenzioni più rilevanti mentre quelle più
minute erano state svolte dalla stessa Fratelli Biacchi s.a.s..
Invece sussisteva la responsabilità del datore di lavoro sotto altro profilo, poiché dalle
fotografie era emersa la differenza tra il meccanismo di blocco di sicurezza originale del
macchinario ed il sistema di blocco che era alterato da una riparazione posticcia e tutt’altro che
regolare; si trattava, infatti, di una saldatura e dell’inserimento di un perno filettato con due
bulloni alle estremità. Tale riparazione artigianale non era idonea a svolgere la funzione di
blocco di sicurezza del meccanismo di tenuta in apertura del cofano. Il manutentore
specializzato Mainetti aveva escluso di aver effettuato tale riparazione in quanto egli operava
solo sostituzioni con pezzi originali. Peraltro l’imputata aveva prospettato l’ipotesi che la
riparazione posticcia fosse stata fatta dopo la caduta violenta del cofano che aveva causato
l’infortunio ma non aveva provato in alcun modo di avere effettuato tale intervento dopo il
verificarsi dell’infortunio e, dato che era provata l’alterazione del macchinario, sarebbe stato
suo onere dimostrare l’assunto della posteriorità dell’intervento rispetto all’infortunio.

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perché, in qualità di socio accomandatario della ditta impresa Fratelli Biacchi s.a.s. di Martini

2. Nel giudizio d’appello l’appellante aveva sostenuto che non vi era correlazione tra accusa e
sentenza in quanto nel capo d’imputazione la causa dell’infortunio era stata indicata nel fatto
che il dispositivo di sicurezza installato sul pistoncino di apertura del cofano laterale della
macchina non assicurava la posizione di apertura dello stesso mentre il tribunale aveva
ricondotto l’infortunio al sistema di blocco alterato con una riparazione posticcia e irregolare
ovvero alla realizzazione di una saldatura ed all’inserimento di un perno filettato con due
bulloni alle estremità. Ed il teste Marelli Giuseppe della Asl aveva spiegato che ciò che aveva

apertura favorita dal dispositivo indicato nel capo di imputazione bensì la rottura del perno di
sostegno alla base dell’asta che sosteneva il cofano. Aveva chiesto l’appellante la rinnovazione
dell’istruttoria dibattimentale al fine di provare che la manutenzione irregolare riscontrata sul
sistema di blocco in questione era stata effettuata dopo l’infortunio. Invero la modifica avrebbe
potuto essere ritenuta causa dell’evento solo se essa fosse stata ad esso antecedente mentre
sarebbe stata irrilevante se effettuata dopo. Ne derivava che l’originale sistema di blocco
avrebbe potuto essersi rotto naturalmente per caso fortuito, così escludendosi ogni
responsabilità del datore di lavoro, essendosi trattato di una rottura del perno fisiologica e non
prevedibile.
La corte d’appello rilevava che dalla lettera della ditta produttrice Komatsu del 23 giugno 2009
risultava che il sistema presente sull’escavatore rilevato al momento del sopralluogo
presentava molteplici difformità rispetto a quello originale, ovvero:
a)la saldatura del bullone della staffa era diversa da quella originale;
b)all’estremità inferiore dell’asta mancava il dado orizzontale;
c)l’asta oleodinamica era diversa da quella originale;
d)al termine del bullone, al posto della coppiglia, vi erano due dadi accoppiati;
e)il pulsante di sicurezza posto sull’asta era diverso da quello originale.
Quindi non si trattava soltanto di singoli pezzi diversi da quelli originali ma di un intero sistema
di apertura difforme e tale da non garantire la sicurezza del lavoratore; inoltre il funzionario
Marelli aveva dichiarato che solo per una parte del percorso il pistone riusciva a reggere
impedendo al cofano di abbassarsi; oltre tale punto, in prossimità della massima apertura del
cofano, il sistema non funzionava più. Ciò induceva a ritenere che, quand’anche le riparazioni
posticce – effettuate con la saldatura del bullone della staffa, con la mancanza del dato
orizzontale all’estremità inferiore dell’asta e con la sostituzione della cupidigia con due dadi
accoppiati – fossero state effettuate dopo l’infortunio, tuttavia era certo che il mancato
funzionamento del sistema di sicurezza nel momento in cui l’apertura del cofano era massima
aveva provocato la brusca caduta e lo schiacciamento della mano. Dunque nessuna
rinnovazione dell’istruttoria era necessaria in quanto il profilo di colpa del datore di lavoro era
proprio quello contestato, ovvero l’aver messo a disposizione del lavoratore un apparecchio
privo di un efficace sistema di sicurezza nella posizione di apertura ed il mancato

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determinato la caduta del cofano non era stata la mancata assicurazione della posizione di

funzionamento di esso, constatato ancora dopo l’infortunio, era un grave difetto che
preesisteva.
3. Avverso la sentenza della corte d’appello proponeva ricorso per cassazione Martini Maria
Giovanna, a mezzo del suo difensore, svolgendo due motivi di doglianza.
3.1. Con il primo motivo deduceva vizio di motivazione derivante da travisamento della prova.
Ciò in quanto la corte d’appello aveva ritenuto che, quand’anche la riparazione posticcia consistita nella saldatura e nell’inserimento di un perno filettato con due bulloni all’estremità

causale con esso, era l’intero sistema di apertura che non era funzionante poiché, oltre alla
saldatura del bullone alla staffa diversa da quella originale, alla mancanza del dado orizzontale
all’estremità inferiore dell’asta ed ai due dadi accoppiati al posto della coppiglia, sarebbe stato
riscontrato, altresì, che l’asta oleodinamica ed il pulsante di sicurezza posto su di essa erano
diversi da quelli originali. Sosteneva il ricorrente che, nell’affermare ciò, la corte d’appello
aveva travisato la prova dato che il teste Marelli aveva riferito che l’escavatore presentava un
pistone di sollevamento del cofano che era ancorato ad una staffa posta alla base del pistone
nella quale era stato inserito di recente un nuovo perno. Inoltre nella parte opposta alla
saldatura, invece di inserire la coppiglia originale, erano stati messi due bulloni accoppiati per
evitare che il perno uscisse dalla sua sede e che, quindi, il pistone non rimanesse in posizione.
Il funzionario della Asl aveva, dunque, attribuito la caduta del cofano alla rottura del perno, da
cui era derivato il distacco del pistone e nulla aveva detto sulla diversità dell’asta oleodinamica
da quella originale né sul pulsante di sicurezza posto sull’asta stessa.
Inoltre non rispondeva alla realtà che la lettera inviata dalla Komatsu il 23 giugno 2009
facesse riferimento all’asta oleodinamica ed al pulsante di sicurezza indicandoli come diversi
dall’originale in quanto nella missiva era stato fatto generico riferimento alle modifiche che non
corrispondevano all’impianto originale. Quindi la lettera del costruttore Komatsu non
dimostrava la difformità di tutto il sistema di sicurezza ma confermava che l’unica difformità
rilevata riguardava proprio la cosiddetta riparazione posticcia posta alla base dell’asta che la
corte d’appello aveva riconosciuto essere stata realizzata dopo l’evento. Inoltre la corte stessa
aveva affermato che il pistone non riusciva a reggere nella sua massima estensione, ovvero
quando il cofano era aperto, ma ciò era contrario a quanto affermato dal teste Marelli, il quale
aveva dichiarato che, provando a chiudere il cofano, fino ad un certo punto il pistone aveva
tenuto abbastanza bene sicché, se fosse sceso d’improvviso da tale punto, non avrebbe
provocato danni di quel tipo. Dunque il teste aveva detto l’esatto contrario di quanto affermato
dalla corte d’appello poiché aveva verificato che il pistone non cedeva nella sua massima
estensione ma che per una parte di discesa teneva adeguatamente.
3.2. Con il secondo motivo deduceva la ricorrente illogicità della motivazione perché non si
comprendeva come il pistone potesse non tenere nella prima fase di chiusura e tenere nella
seconda parte, dato che la brusca caduta iniziale non avrebbe potuto arrestarsi.

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dell’asta – fosse stata effettuata dopo l’infortunio e, dunque, non si fosse posta in rapporto

Inoltre la sostituzione dell’intero sistema di sicurezza ipotizzata dalla corte d’appello e
costituita, anche, dalla sostituzione dell’asta oleodinamica e dalla modifica del pulsante di
sicurezza posto su di essa costituiva un’affermazione illogica poiché era risultato pacificamente
che l’impresa Biacchi s.a.s. provvedeva ad effettuare regolare manutenzione dei suoi mezzi
facendo ricorso al supporto del meccanico autorizzato Mainetti, tanto che il giudice di prime
cure aveva assolto l’imputato dal contestato profilo di colpa specifica. Invero l’intera
sostituzione dell’asta e di tutto il sistema di sicurezza aveva caratteristiche di straordinarietà e

manutenzione ordinaria e straordinaria ricevuta dalla macchina.

CONSIDERATO IN DIRITTO

4. Osserva la corte che, in tema di travisamento della prova, si è imposto nella giurisprudenza
di legittimità l’orientamento secondo cui il relativo vizio può essere dedotto, nel caso di
cosiddetta “doppia conforme”, sia nell’ipotesi in cui il giudice di appello, per rispondere alle
critiche contenute nei motivi di gravame, abbia richiamato dati probatori non esaminati dal
primo giudice, sia quando entrambi i giudici del merito siano incorsi nel
medesimo travisamento delle risultanze probatorie acquisite in forma di tale macroscopica o
manifesta evidenza da imporre, in termini inequivocabili, il riscontro della non corrispondenza
delle motivazioni di entrambe le sentenze di merito rispetto al compendio probatorio acquisito
nel contraddittorio delle parti (Sez. 4, n. 44765 del 22/10/2013, Buonfine e altri, Rv. 256837 ).
Tale orientamento ha superato quello più restrittivo, già espresso dalla corte di legittimità ( cfr.
ex pluribus, Sez. 4, n. 19710 del 03/02/2009, P.C. in proc. Buraschi, Rv. 243636 ), secondo
cui il vizio derivante da travisamento della prova, per l’utilizzazione di un’informazione
inesistente nel materiale processuale o per l’omessa valutazione di una prova decisiva, poteva
essere dedotto con il ricorso per cassazione quando la decisione impugnata avesse riformato
quella di primo grado, non potendo, nel caso di cosiddetta “doppia conforme”, essere superato
il limite costituito dal “devolutum” con recuperi in sede di legittimità, salvo il caso in cui il
giudice d’appello, per rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame, avesse
richiamato dati probatori non esaminati dal primo giudice.
Nel caso che occupa, peraltro, la questione involge il travisamento della prova in cui sarebbe
incorsa la corte d’appello per aver posto alla base della conferma della sentenza di primo grado
nuovi elementi di prova rispetto a quelli esaminati dal tribunale. Invero il tribunale ha ritenuto
che la causa della caduta del cofano andava ravvisata nelle riparazioni che avevano riguardato
l’asta ed, in particolare, la saldatura del bullone della staffa, il dado orizzontale all’estremità
inferiore dell’asta ed i due dadi accoppiati al termine del bullone al posto della coppiglia.
L’imputata aveva asserito che tali riparazioni erano intervenute dopo l’infortunio sicché non
erano in rapporto causale con esso, ma non aveva fornito la prova dell’assunto.

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di specificità tali da considerarsi incompatibili logicamente con la comprovata regolare

La corte d’appello, invece, prescindendo dal fatto che le menzionate riparazioni potessero
essere state fatte dopo l’infortunio, ha ravvisato che sussisteva comunque la colpa del datore
di lavoro perché anche altre parti del sistema di chiusura non funzionavano e tali parti erano
l’asta oleodinamica ed il pulsante di sicurezza posto su essa.
La ricorrente ha dedotto che, nell’affermare ciò, la corte è incorsa in travisamento della prova,
il che impone a questa corte di legittimità di analizzare gli atti processuali che asseritamente si
pongono in contrasto con quanto affermato e che la ricorrente ha indicato: a) nel confronto tra

del costruttore della macchina Komatsu del 23.6.2009; c) nella deposizione del teste Marelli,
funzionario della Asl.
Orbene, dalla deposizione del teste Marelli si evince che egli ebbe ad inviare al produttore
Komatsu la fotografia n. 3 che raffigura il sistema di apertura e bloccaggio del cofano all’atto
dell’ispezione effettuata a distanza di alcuni giorni rispetto all’infortunio ed il produttore stesso
ha risposto con la lettera del 23.6.2009 affermando che la modifica effettuata sulla macchina
non corrispondeva al progetto originale. Il progetto originale ricavato dal manuale d’uso è ben
raffigurato nella foto n. 2 e le differenze riscontrate corrispondono a quelle rilevate dalla corte
d’appello, ovvero la saldatura del bullone della staffa diversa da quella originale, la mancanza
del dado orizzontale all’estremità inferiore dell’asta, la diversità dell’asta oleodinamica rispetto
a quella originale, i due dadi accoppiati al termine del bullone al posto della coppiglia e la
diversità del pulsante di sicurezza posto sull’asta era diverso da quello originale.
Dunque il dedotto travisamento della prova non sussiste, avendo correttamente la corte
d’appello rilevato che, a prescindere dalle modifiche riguardanti la coppiglia ed il dado
orizzontale, il sistema di apertura del cofano presentava pezzi non originali, ovvero il pistone
ed il pulsante di sicurezza; inoltre ha rilevato la corte territoriale l’inefficacia del sistema di
sicurezza nella posizione di apertura ed il mancato funzionamento di esso, avendo costatato il
teste Marelli che il difetto persisteva anche dopo l’infortunio dato che il pistone teneva
abbastanza bene fino ad un certo punto mentre dopo tale punto non teneva più e, dunque, non
poteva assolvere la funzione di rallentare la chiusura del cofano.
Infine non si ravvisa illogicità alcuna nella motivazione della sentenza impugnata – laddove la
corte territoriale ha rilevato che era stata effettuata la sostituzione dell’intero sistema di
sicurezza ovvero anche dell’asta oleodinamica e del pulsante di sicurezza posto su di essa considerato che il fatto che l’impresa Biacchi s.a.s. provvedesse ad effettuare regolare
manutenzione dei suoi mezzi facendo ricorso al supporto del meccanico autorizzato Mainetti,
tanto che il giudice di prime cure aveva assolto l’imputato dal contestato profilo dì colpa
specifica, non escludeva che la sostituzione dei pezzi di cui si tratta fosse stata effettuata da
persona diversa e non abilitata.
Il ricorso va, dunque, rigettato, con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle
spese processuali.
P. Q. M.
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la fotografia n. 3 ed il disegno riportato sul manuale d’uso e manutenzione; b) nella missiva

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso il 6.3.2015.

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