Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14155 del 05/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14155 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
VIDALI SUNNY N. IL 13/09/1988
RIVIERA GABRIELE N. IL 12/09/1991
BILLI MARCO N. IL 31/05/1993
avverso la sentenza n. 391/2014 TRIBUNALE di VERCELLI, del
16/04/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 05/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 05/03/2015

RITENUTO IN FATTO

Il tribunale di Vercelli, con sentenza in data 16 aprile 2014, su concorde richiesta delle parti
applicava a Vidali Sunny, Riviera Gabriele e Billi Marco la pena di mesi otto di reclusione ed
euro 400 di multa, con la sospensione condizionale della pena, per il reato di cui agli articoli
110, 624 bis, 625 numero 5 e 61 numero 5 del codice penale perché, in concorso tra loro, al
fine di trarre profitto si impossessavano di vari flaconi di diserbanti e di una scatola

che detenevano tali beni all’interno del magazzino della loro azienda agricola, coincidente con
l’abitazione di Tomatis Aldo, dopo essersi introdotti nella stessa. Il fatto era stato commesso il
15 aprile 2014 in Rovasenda.
Avverso la sentenza proponevano distinti ricorsi per cassazione gli imputati deducendo tutti i
medesimi motivi, ovvero vizio di motivazione con riferimento alla carenza dei presupposti per il
proscioglimento dell’imputato ai sensi dell’articolo 129 cod.proc.pen. e vizio di in ordine alla
ritenuta congruità, da parte dell’organo giudicante, della pena concordata fra le parti.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Osserva la Corte che i ricorrenti, ai qual ci è stata applicata, ai sensi dell’art. 444 c.p.p., la pena
1…0u, o

che era stata concordemente richiesta dalle parti, si 4 linnitabb ad affermare che il tribunale non
ha motivato adeguatamente in ordine alla sussistenza dei presupposti per la pronuncia di
condanna ed in ordine alla insussistenza delle ragioni che avrebbero dovuto indurre al
proscioglimento ex art. 129 c.p.p..
I ricorrenti hanno formulato una doglianza generica che non contiene alcuna effettiva critica
alla decisione impugnata. Come questa Corte ha ripetutamente affermato (cfr. ex plurimis
Cass. S.U. 27 settembre 1995, Serafino), l’obbligo della motivazione della sentenza di
applicazione concordata della pena va conformato alla particolare natura della medesima e
deve ritenersi adempiuto qualora il giudice dia atto, ancorché succintamente, di aver proceduto
alla delibazione degli elementi positivi richiesti (la sussistenza dell’accordo delle parti, la
corretta qualificazione giuridica del fatto, l’applicazione di eventuali circostanze ed il giudizio di
bilanciamento, la congruità della pena, la concedibilità della sospensione condizionale della
pena ove la efficacia della richiesta sia ad essa subordinata) e di quelli negativi (che non debba
essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell’art. 129 c.p.p.).
In particolare, il giudizio negativo in ordine alla ricorrenza di una delle ipotesi di cui all’art. 129
c.p.p., deve essere accompagnato da una specifica motivazione soltanto nel caso in cui dagli
atti o dalle deduzioni delle parti emergano concreti elementi circa la possibile applicazione di
cause di non punibilità, dovendo, invece, ritenersi sufficiente, in caso contrario, una
motivazione consistente nell’enunciazione, anche implicita, che è stata compiuta la verifica
richiesta dalla legge e che non ricorrono le condizioni per una pronuncia di proscioglimento ai
1

antischiuma sottraendoli ai titolari dell’azienda agricola Tomatis Peppino i figli Aldo e Roberto

sensi della disposizione citata. Nel procedimento speciale di applicazione della pena su richiesta
delle parti il giudice decide, invero, sulla base degli atti assunti ed è tenuto, pertanto, a
valutare se sussistano le anzidette cause di proscioglimento soltanto se le stesse preesistano
alla richiesta e siano desumibili dagli atti medesimi.
Non è consentito, dunque, all’imputato, dopo l’intervenuto e ratificato accordo, proporre
questioni in ordine alla mancata applicazione dell’art. 129 c.p.p., senza precisare per quali
specifiche ragioni detta disposizione avrebbe dovuto essere applicata nel momento del giudizio.

Ed inammissibile è, altresì, il motivo di ricorso afferente il difetto di motivazione in ordine alla
ritenuta congruità della pena concordata dalle parti.
Invero il tribunale ha dato atto che la pena concordata dalle parti nei limiti legali era congrua,
valutati i criteri indicati dall’art. 133 cod. pen. in relazione all’entità del fatto ed alla personalità
degli imputati, con ciò dando esaustiva motivazione della decisione secondo il rito al quale le
parti avevano prestato il consenso.
Alla inammissibilità dei ricorsi, riconducibile a colpa dei ricorrenti (Corte Cost., sent. 7-13
giugno 2000, n. 186), consegue la condanna dei ricorrenti medesimi al pagamento delle spese
processuali e di una somma, che congruamente si determina in mille —euro, in favore della
cassa delle ammende.
P. Q. M.
dichiara inammissibile i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e
della somma di euro 1.500,00 ciascuno in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 5.3.2015.

Il motivo è, perciò, inammissibile.

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