Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14148 del 03/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14148 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: SERRAO EUGENIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BALZARINI ANTONIO N. IL 27/09/1962
avverso la sentenza n. 5618/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
21/01/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 03/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. EUGENIA SERRAO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.

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Francesco Mauro Iacoviello, che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso;

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Data Udienza: 03/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1. La Corte di Appello di Milano, con sentenza del 21/01/2013, ha
confermato la pronuncia di condanna emessa in data 2/03/2013 dal Giudice per
le indagini preliminari presso il Tribunale di Voghera, che aveva ritenuto Balzarini
Antonio responsabile del reato di furto aggravato in concorso, condannandolo
alla pena ritenuta di giustizia, per essersi impossessato di energia elettrica di
proprietà di Sanacore Alessandro mediante abusivo allacciamento al relativo

2. Secondo quanto si legge nella sentenza, il Tribunale aveva accertato che
dal contatore della luce di Sanacore Alessandro partivano due fili che lo
collegavano al contatore di tale Merlini; gli agenti accertatori, accompagnati da
Sanacore Alessandro, avevano suonato all’appartamento del Merlini, la cui porta
era stata aperta da Balzarini Antonio, che aveva esclamato ; Sanacore Alessandro aveva riferito che Balzarini
Antonio occupava abusivamente la casa del Merlini, che da tempo non viveva più
lì; il contatore di quest’ultimo, sigillato dalla società fornitrice dell’energia
elettrica, era stato collegato al contatore del vicino di casa a cui, quindi, era
stata sottratta energia elettrica.

3.

Antonio Balzarini ricorre per cassazione consurando la sentenza

impugnata con unico, articolato, motivo per travisamento della prova, manifesta
illogicità della motivazione e mancata assunzione di una prova decisiva. Il
ricorrente contesta l’affermazione contenuta nella sentenza impugnata, secondo
la quale la deposizione della persona offesa può essere assunta, senza necessità
di riscontri, come prova della responsabilità dell’imputato, deducendo che le
dichiarazioni rese dal Sanacore avrebbero dovuto essere corroborate da quelle
dei vicini di casa e da quelle del proprietario dell’abitazione asseritamente
occupata dal Balzarini, onde fondatamente affermare che quest’ultimo occupasse
abusivamente l’immobile.
3.1. Nel ricorso si assume l’illogicità della sentenza, sia nel punto in cui il
giudice di merito ha ritenuto irrilevante che il Balzarini non fosse stato visto
provvedere materialmente all’allaccio illecito, sia nel punto in cui ha ritenuto
ininfluente conoscere le ragioni per le quali il proprietario Merlini non fosse
presente; la sentenza sarebbe illogica, si assume, nel punto in cui ha desunto da
alcune affermazioni fatte dall’imputato agli agenti, riportate solo parzialmente,
dunque travisate nel loro effettivo significato, che il Balzarini avesse ammesso di
aver manomesso i fili della corrente.
2

contatore.

3.2. Il ricorrente si duole, altresì, del fatto che non sia stata effettuata
alcuna indagine tecnica sul contatore e che non si sia verificato se l’abitazione in
cui si trovava il Balzarini fosse dotata di un generatore autonomo, trattandosi di
ulteriori aspetti di indagine che avrebbero consentito una più compiuta
conoscenza della vicenda, che non si sarebbe cristallizzata sulle sole dichiarazioni
della persona offesa.

1. Preliminare è la considerazione che la giurisprudenza della Corte di
Cassazione ha elaborato il principio interpretativo secondo il quale, in caso di
conforme affermazione di colpevolezza dell’imputato in primo grado ed in grado
di appello, è inammissibile il ricorso per vizio della motivazione basato sul
travisamento della prova. Tale vizio può essere dedotto solo nell’ipotesi di
decisione di appello difforme da quella di primo grado, in quanto nell’ipotesi di
doppia pronuncia conforme il limite del devolutum non può essere superato
ipotizzando recuperi in sede di legittimità, salva l’ipotesi in cui il giudice di
appello, al fine di rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame,
richiami atti a contenuto probatorio non esaminati dal primo giudice
(Sez. 4, n. 44765 del 22/10/2013, Buonfine, Rv. 256837; Sez.4, n.19710
del 03/02/2009, Buraschi, Rv. 243636). Occorre, in ogni caso, rimarcare che le
doglianze esposte nel ricorso si sostanziano, a ben vedere, nella prospettazione
di una diversa valutazione delle prove esaminate dai giudici di merito per
l’asserito travisamento del loro reale significato, senza tuttavia che vengano
addotti argomenti che possano assumere rilievo dirimente nell’economia della
sentenza, fondata essenzialmente sul puntuale e congruo raffronto tra la
deposizione della persona offesa e lo stato di fatto riscontrato in loco dagli agenti
accertatori.

2. Va, dunque, evidenziato che, con l’atto di appello, l’imputato aveva
chiesto che il giudice dell’impugnazione sottoponesse a rigoroso vaglio critico le
dichiarazioni della persona offesa, lamentando che il giudice di primo grado
avesse tralasciato di rilevare che alcun approfondimento investigativo fosse stato
svolto per verificarne l’attendibilità e che il contatore manomesso era accessibile
a tutti i condomini, per cui chiunque avrebbe potuto operarvi; l’appellante aveva,
quindi, sminuito la valenza indiziaria della presenza di una lampadina accesa
nell’alloggio, secondo quanto riferito dall’agente di polizia giudiziaria, in difetto di
accertamenti tecnici sull’allacciamento del contatore e di verifiche circa la
presenza di fonti di energia diverse nell’alloggio medesimo.
3

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. In replica ai motivi di gravame, la Corte di Appello ha richiamato l’esito
dell’istruttoria dibattimentale esaminato dal Tribunale, facendo proprie le
valutazioni del primo giudice, ed ha ritenuto che le dichiarazioni della parte
offesa, ove non costituita parte civile, come nel caso concreto, possano essere
sottoposte al vaglio riservato alle dichiarazioni di qualsiasi altro testimone, con
l’opportuno riscontro con altri elementi, senza necessità di particolari riscontri
esterni in assenza di elementi che inducano a dubitare della loro attendibilità.

allaccio abusivo di due fili che dal contatore del Sanacore recavano energia
elettrica all’appartamento del Merlini costituisse idoneo riscontro alla
testimonianza della persona offesa, dalla quale era stata, altresì, acquisita la
prova che l’imputato occupasse da tempo l’alloggio. Che egli fosse consapevole
dell’abusivo allaccio è stato, quindi, desunto dal riferimento che lo stesso
Balzarini vi aveva fatto alla vista degli operanti, lamentandosi di essere stato
disturbato per .

5. Si tratta di motivazione esente da vizi, perché conforme ai principi
interpretativi enunciati dalla Corte di legittimità a proposito della valenza
probatoria della deposizione della persona offesa, che può essere assunta, anche
da sola, come prova della responsabilità dell’imputato, purché sia sottoposta a
vaglio positivo circa la sua attendibilità e senza la necessità di applicare le regole
probatorie di cui all’art. 192, commi 3 e 4, cod. proc. pen., che richiedono la
presenza di riscontri esterni (Sez.1, n.29372 del 24/06/2010, Stefanini,
Rv.248016; Sez. 3, n. 22848 del 27/03/2003, Assenza, Rv. 225232).

6. Le considerazioni che precedono conducono al rigetto del ricorso. In
applicazione dell’art.616 cod. proc. pen., segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.

Così deciso il 3/03/2015

4. La Corte ha ritenuto, quindi, che il dato di fatto della presenza di un

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