Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14146 del 20/02/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 4 Num. 14146 Anno 2015
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: ZOSO LIANA MARIA TERESA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GALBIATI AURELIO N. IL 18/03/1966
avverso la sentenza n. 5897/2013 CORTE APPELLO di MILANO, del
13/12/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 20/02/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LIANA MARIA TERESA ZOSO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. ilo t,z0
che ha concluso per .-e -.: F eLe- cp D-Le-e_
nAs c9-,L9
e , :-(–,\_* e_v’,. C,, _, 1….3 o L,,_..fz._
o (-R.– a…3-t–0.-Z -0 ‘N…..,
eQ_,
y…,..
/

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit:RdifensotAvv.
o

Data Udienza: 20/02/2015

RITENUTO IN FATTO

1.In data 3 gennaio 2007 l’operaio Elli Luigi, dipendente della società Tea S.r.l., incaricato di
eseguire lavori di sostituzione di lampadine esterne presso lo stabilimento della società
Italsempione S.p.A. sito in Arluno, trovandosi a dover sostituire una lampadina in prossimità di

scopo, avvalendosi dell’ausilio di un manovratore messo a disposizione dalla società Italsempione,
si era portato all’altezza di 9 m da terra utilizzando un muletto alle cui benne era stato agganciato
un cesto. Il lavoratore si era introdotto all’interno del cesto ma, una volta alzate le benne
all’altezza di 9 m, a causa del rovesciamento del muletto, era caduto a terra riportando lesioni
personali gravi. A Galbiati Aurelio, nella qualità di presidente del consiglio di amministrazione della
Tea s.r.I., era ascritto di non aver messo a disposizione del dipendente attrezzatura adeguata al
lavoro da svolgere, non essendo la piattaforma noleggiata utilizzabile per la sostituzione della
lampada posta sopra la porta dell’ufficio a causa della presenza della rampa per disabili; allo
stesso era ascritto, altresì, di non aver impartito al lavoratore una formazione adeguata sull’uso
dell’attrezzatura.
Il tribunale di Milano, con sentenza del 19.2.2013, lo condannava alla pena di mesi 4 di reclusione
ed al risarcimento del danno, in solido con il coimputato Rapuzzi Alberto, a favore della parte
civile.
2. La corte d’appello di Milano, con sentenza in data 13 dicembre 2013, riformava parzialmente la
sentenza pronunciata dal tribunale assolvendo Rapuzzi Alberto, revocando la pronuncia di
liquidazione del danno, rimettendo la stessa al giudice civile e liquidando la provvisionale di euro
50.000,00.
Rilevava la corte d’appello che il Galbiati non aveva impartito all’elettricista un’adeguata
formazione non unicamente in relazione alle generiche mansioni lavorative di elettricista cui era
addetto ma anche specificamente relative a quelle concrete lavorazioni che doveva eseguire
quel giorno presso lo stabilimento dell’Italsempione. Dalla deposizione della teste Montorfano era
emerso che la piattaforma concretamente utilizzata non era idonea allo scopo per la presenza
della rampa per i disabili che rendeva difficoltosa la sostituzione della lampadina posta sopra la
rampa stessa in quanto l’operaio avrebbe dovuto sporgersi dalla piattaforma con rischio di caduta.
Quanto al fatto che la piattaforma avrebbe potuto consentire la sostituzione della lampadina
venendo accostata al muro lateralmente alla rampa, la responsabilità del Galbiati in ordine
all’infortunio subito derivava in ogni caso dal fatto che egli non aveva provveduto ad una adeguata
1

una rampa per disabili che impediva l’accostamento al muro della piattaforma noleggiata allo

formazione del lavoratore con particolare riguardo alla piattaforma utilizzata che era stata messa
a disposizione dell’Italsempione poiché quella della Tea, presente in luogo, non era adeguata per
eseguire quelle lavorazioni; l’infortunato non aveva, quindi, dimestichezza con l’uso di quella
piattaforma, tanto che era stato affiancato da un manovratore della Italsempione e non risultava
che fossero state impartite al lavoratore stesso specifiche istruzioni di uso della medesima; inoltre

trattasse di lavori da esercitare in quota che presentavano notevoli indici di rischio infortunistico.
La richiesta rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, poi, non era necessaria in quanto era stato
accertato che all’Elli non era stata impartita alcuna specifica formazione su quel particolare lavoro
e neppure era stata effettuata alcuna attività di vigilanza sull’esecuzione di esso nonostante i
rischi infortunistici che presentava. Ne derivava che l’ammissione di consulenza di parte diretta a
dimostrare l’idoneità della piattaforma messa a disposizione dall’Italsempione per l’esecuzione di
quel lavoro era superflua alla luce del fatto che il Galbiati aveva omesso la formazione sul lavoro
da eseguire e la vigilanza su di esso. Quanto alle statuizioni civili della sentenza impugnata, la
valutazione dei danni e del conseguente risarcimento doveva essere rimessa al giudice civile, data
la carenza della documentazione concernente l’entità dei postumi permanenti subiti
dall’infortunato; in ogni caso andava liquidata una provvisionale di euro 50.000, salva la definitiva
quantificazione da svolgersi nel giudizio civile.
3. Avverso la sentenza della corte d’appello proponeva ricorso per cassazione Galbiati Aurelio, a
mezzo del suo difensore, svolgendo cinque motivi di doglianza.
3.1. Con il primo motivo riproduceva il motivo già svolto con l’appello afferente l’illegittimità
dell’ordinanza del 9 ottobre 2012 con cui era stata respinta l’istanza di restituzione in termini
perché il decreto di citazione a giudizio indicava la data dell’udienza dell’8 novembre 2012 e solo
nell’ultimo foglio era contenuto il provvedimento di anticipazione di udienza, in evidente contrasto
con quanto risultava dal decreto di citazione stesso. Egli, quindi, era stato tratto in errore circa
l’effettiva data di celebrazione dell’udienza.
3.2. Con il secondo motivo deduceva vizio di motivazione della sentenza impugnata nella parte in
cui la corte d’appello, senza alcuna valutazione tecnica, aveva ritenuto che la piattaforma
noleggiata per l’esecuzione dei lavori fosse inidonea alla sostituzione della terza lampadina perché
in corrispondenza della stessa si trovava una rampa per disabili; invero non aveva considerato che
la piattaforma avrebbe consentito l’operazione qualora fosse stata collocata lateralmente a ridosso
della parete interessata. E non rispondeva al vero che vi fosse stata la mancata formazione del
lavoratore poiché Galbiati Aurelio aveva prodotto la lettera 7 maggio 2007 che attestava la
formazione impartita al dipendente. Inoltre il teste Rigamonti aveva confermato la formazione
2

si doveva considerare che il Galbiati non era presente sul luogo della lavorazione benché si

lavorativa impartita all’Elli. Ed andava, in ogni caso, considerato che l’infortunio non si era
verificato a causa dell’utilizzo della piattaforma messa a disposizione ma solo per il mancato
utilizzo della stessa e per un fatto totalmente abnorme ed imprevedibile quale quello della scelta
dell’infortunato di utilizzare il muletto. Ne conseguiva che al Galbiati era stata ascritta una non
prevedibile iniziativa dell’Elli che non era ispirata dal buon senso perché, se mai avesse ritenuto

astenersi dal cercare di utilizzare un mezzo non autorizzato ed inidoneo allo scopo.
3.3. Con il terzo motivo deduceva violazione di legge in quanto la corte di appello aveva ascritto al
Galbiati di non aver esercitato un’adeguata vigilanza sul lavoratore; invero la corte territoriale non
aveva considerato che si trattava di un’operazione semplice qualora fosse stata svolta a mezzo
della piattaforma, sicché in tal caso non ci sarebbe stato bisogno di vigilanza alcuna, mentre il
sinistro si era verificato a causa dell’utilizzo del muletto e questa era circostanza del tutto
imprevedibile.
3.4. Con il quarto motivo deduceva vizio di motivazione nella parte in cui la corte non aveva
ammesso la rinnovazione istruttoria sotto forma di esperimento giudiziale onde verificare che la
piattaforma utilizzata era del tutto idonea alla sostituzione della lampadina posta sopra la rampa
per i disabili sicché non vi era alcuna ragione perché l’infortunato dovesse abbandonare l’utilizzo
della piattaforma che gli era stata messa a disposizione. Il teste Rigamonti Claudio aveva
dichiarato che la piattaforma utilizzata era uguale a quella che era stata utilizzata anni prima per
eseguire gli impianti dell’immobile e che egli stesso aveva chiesto ed ottenuto di usarla proprio per
questo lavoro in quanto sapeva che era idonea allo scopo. Inoltre il teste aveva puntualizzato
che l’infortunato aveva ricevuto una specifica formazione, che era un operaio specializzato ed
aveva già effettuato lavori di quel genere, particolarmente la sostituzione di quelle lampadine. La
corte d’appello non aveva in alcun modo esaminato la deposizione del teste Rigamonti liquidando
il motivo di gravame con il riferimento alla ritenuta irrilevanza delle circostanze addotte per la
mancata formazione del signor Elli.
3.5. Con il quinto motivo deduceva violazione di legge per la mancata concessione delle attenuanti
generiche con giudizio di prevalenza, avuto riguardo alla condotta dell’imputato ed al rilievo
causale determinante della condotta dell’infortunato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

3

inidonea *la piattaforma, avrebbe potuto e dovuto avvertire il datore di lavoro o comunque

4. Rileva la Corte che in relazione al reato ascritto all’imputato, commesso il 3.1.2007, è maturato il termine di
prescrizione. A questo punto il problema che si pone è se il giudizio civile e quello penale si debbano scindere al
punto tale che, pur risultando in ipotesi dall’approfondimento a fini civilistici l’innocenza, si debba pronunciare
declaratoria di improcedibilità per la causa estintiva o ritenere la pregiudizialità interna invertita, per cui
l’approfondimento civilistico influisce sulla decisione penale imponendo la assoluzione con una formula di

28/05/2009, Tettamanti, Rv. 244273; Sez. 6, n. 1748 del 17/1/2006, Bisci, n.m. ) nel senso che all’esito del
giudizio, il proscioglimento nel merito, in caso di contraddittorietà o insufficienza della prova, non prevale
rispetto alla dichiarazione immediata di una causa di non punibilità, a meno che il giudice, per la presenza della
parte civile, non sia chiamato a pronunciarsi sulla azione civile e, quindi, non sia legato ai canoni di economia
processuale che impongono la declaratoria della causa di proscioglimento quando la prova della innocenza non
risulti ictu oculi. Ne deriva che nel giudizio di appello il proscioglimento nel merito, in caso di contraddittorietà
o insufficienza della prova, prevale rispetto alla dichiarazione immediata di una causa di non punibilità, quando
il giudice sia chiamato a valutare, per la presenza della parte civile, il compendio probatorio ai fini delle
statuizioni civili, oppure ritenga infondata nel merito l’impugnazione del P.M. proposta avverso una sentenza di
assoluzione in primo grado ai sensi dell’art. 530, comma secondo, cod. proc. pen.. Nel giudizio di legittimità,
invece, la questione si pone in termini diversi perché, essendo precluso il giudizio di merito in caso di
insufficienza o contraddittorietà della motivazione ed imponendosi, qualora tali vizi siano ritenuti sussistenti, il
giudizio di rinvio, prevale il principio, ispirato a ragioni di economia processuale, per cui occorre dichiarare
l’estinzione del reato ed esaminare i motivi di ricorsi ai soli fini civilistici, a meno che l’imputato non dichiari
espressamente di voler rinunciare alla prescrizione.
La sentenza impugnata va, perciò, annullata ai fini penali per essere il reato contestato estinto per prescrizione
ed i motivi di ricorso vanno esaminati ai soli fini civili.
5.

In ordine al primo motivo di ricorso, si osserva che

esso è infondato. Invero, come

correttamente rilevato dalla corte territoriale, l’imputato era stato messo nelle condizione di
conoscere il provvedimento di anticipazione dell’udienza perché esso era stato spillato al decreto
di citazione a giudizio per il che, sol che avesse letto tutti i fogli anziché limitarsi alla lettura del
decreto, non sarebbe incorso nell’errore.
6. In ordine al secondo motivo di ricorso, si osserva che la suprema corte ha più volte affermato il principio
secondo cui nessuna valenza causale, per escludere la responsabilità del datore di lavoro, può essere attribuita
al comportamento negligente del medesimo lavoratore infortunato, che abbia dato occasione all’evento,
4

merito se risulti la innocenza. La questione è già stata affrontata dalla corte di legittimità ( Sez. U, n. 35490 del

quando questo sia da ricondurre comunque alla insufficienza di quelle cautele che, se adottate, sarebbero valse
a neutralizzare proprio il rischio derivante dal richiamato comportamento imprudente. Sul punto, si è pure
precisato che le norme antinfortunistiche sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro,
anche in considerazione della disattenzione con la quale gli stessi lavoratori effettuano le prestazioni. Dunque
non ha valenza esimente la condotta colposa posta in essere dal lavoratore rispetto al soggetto che versa in

rispetto alla possibilità che il lavoratore si dimostri imprudente o negligente verso la propria incolumità e si può
escludere l’esistenza del rapporto di causalità tra la condotta omissiva del datore di lavoro e l’infortunio
unicamente nei casi in cui sia provata l’abnormità del comportamento del lavoratore infortunato e sia provato
che proprio questa abnormità abbia dato causa all’evento. E si deve considerare abnorme il comportamento
che, per la sua stranezza e imprevedibilità, si ponga al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte delle
persone preposte all’applicazione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro mentre è esclusa
l’abnormità della condotta nel caso in cui l’azione del lavoratore rientra nei compiti a lui attribuiti
(Sez. 4, sentenza n. 7364114/01/2014 dep. 1117.02.2014, Rv. 259321; Sez. 4, sentenza n. 3580 del
14.12.1999, dep. il 20.03.2000, Rv. 215686; Sez. 4, Sentenza n. 10121 del 23.01.2007, dep. 9.03.2007, Rv.
236109).
Nel caso che occupa l’infortunio si è verificato in quanto l’Elli, con l’ausilio del dipendente della
Italsempione, ha utilizzato, per accedere alla lampadina posta sopra la rampa per i disabili, un
muletto alle cui benne era stato agganciato un cestello. Ora, l’infortunato ha ritenuto di avvalersi
di tale mezzo di fortuna per l’inadeguatezza della piattaforma messagli a disposizione e
correttamente la corte d’appello non ha ravvisato in ciò un comportamento imprevedibile e
abnorme tale da recidere il nesso causale tra l’evento e l’omissione colposa del datore di lavoro
poiché era del tutto prevedibile che l’operaio, impossibilitato a sostituire la lampadina con l’utilizzo
del mezzo a sua disposizione, si avvalesse di altri mezzi elevatori presenti in cantiere che, seppure
non deputati allo scopo specifico, gli avrebbero consentito di portarsi al’altezza utile per effettuare

la sostituzione della lampadina.
7. Il terzo motivo è infondato in quanto l’inadeguatezza della piattaforma fornita avrebbe dovuto
indurre il datore di lavoro a vigilare, direttamente o con delega a terzi, affinché venisse
salvaguardata l’incolumità del lavoratore.
8. Il quarto motivo è inammissibile in quanto la corte territoriale, con valutazione di merito
incensurabile in questo giudizio in quanto sorretta da motivazione logica, ha ritenuto, attingendo
alla deposizione della teste ispettrice del lavoro Montorfano, che la piattaforma a disposizione del
5

posizione di garanzia. Invero gli obblighi di vigilanza che gravano sul datore di lavoro risultano funzionali anche

lavoratore non fosse idonea a consentirgli di sostituire in sicurezza la lampadina posta sopra la
rampa di accesso per i disabili.

E la censura relativa alla mancata rinnovazione istruttoria è

ammessa nel giudizio di legittimità qualora si dimostri l’esistenza, nell’apparato motivazionale
posto a base della decisione impugnata, di lacune o manifeste illogicità, ricavabili dal testo del
medesimo provvedimento e concernenti punti di decisiva rilevanza, le quali sarebbero state

appello. Quanto, poi, al profilo della adeguata formazione che il datore di lavoro avrebbe impartito
al lavoratore infortunato, per il che si assume che la corte d’appello non avrebbe dato risalto alla
deposizione del teste Rigamonti, mette conto osservare che la prova relativa alla formazione
specifica dell’elettricista non equivale alla prova di aver impartito allo stesso la formazione in
ordine ad operazioni da effettuarsi in posizione sopraelevata da terra. Ne consegue che
correttamente la corte d’appello ha ritenuto l’irrilevanza della deposizione del teste indicato.
9. Il quinto motivo, in quanto attiene alla dosimetria della pena, rimane assorbito dalla
declaratoria di estinzione del reato per prescrizione.
La sentenza impugnata va, dunque, confermata ai fini civili.
P.Q.M.

annulla senza rinvio la sentenza impugnata, ai fini penali, per essere il reato estinto per
prescrizione. Conferma la sentenza impugnata ai fini civili.
Così deciso il 20.2.2015.

presumibilmente evitate provvedendosi all’assunzione o alla riassunzione di determinate prove in

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA