Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14139 del 12/11/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14139 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: ESPOSITO LUCIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DUMITRU PETER DAVID N. IL 19/10/1984
avverso la sentenza n. 114/2012 CORTE APPELLO di BARI, del
06/06/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/11/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Dittp- ,Q1,ejLto
che ha concluso per

Udito, per la parte e ile, l’Avv
Uditi difenso vv.

Data Udienza: 12/11/2014

Ritenuto in fatto

1.La Corte d’Appello di Bari confermava la sentenza del giudice di primo grado che aveva
ritenuto Dumitru Peter David responsabile del reato di cui all’art. 589 c. 2 c.p., perché, in
concorso con la contestuale condotta colposa della persona offesa, cagionava il decesso di
gurczak Marzena Urzsula. Al predetto era addebitato di aver percorso a bordo della propria
autovettura la SS. Adriatica in direzione da Foggia verso Candela alla velocità di 90-100 km
orari, superiore al limite di 40 km/h previsto, e comunque eccessiva avuto riguardo all’ora

tarda e all’assenza di illuminazione stradale, talché, a seguito di un’azione di disturbo posta in
essere dalla Jurczak, trasportata, la quale aveva messo le mani sul volante, l’auto sbandava
verso il margine sinistro della strada, andando a urtare violentemente contro il guard rail,
strisciando contro lo stesso e superandolo, per poi ribaltarsi sul tettuccio. La Jurczak era
deceduta per le lesioni riportate. Al contempo l’imputato era assolto dal reato di cui all’art. 189
c. 6 C.d.S. a lui pure contestato.
2. La ricostruzione dei fatti si fondava sulla deposizione di Balcanu Elena, che sedeva sul sedile
posteriore dell’auto insieme con il marito Balcanu Alexandru, secondo la quale la kirczak, che
sedeva sul sedile anteriore accanto al conducente, aveva iniziato a litigare con quest’ultimo,
toccando il volante. Il Dumitru aveva perso il controllo e l’autovettura, sbandando, si era
capovolta più volte. Rilevavano i giudici del merito che se la velocità fosse stata quella
consentita o inferiore a quella di marcia, il Dimitru avrebbe controllato la traiettoria, evitando
l’urto o, in ogni caso, le conseguenze rovinose dello stesso.
3. Con ricorso per cassazione l’imputato deduce: 1) mancanza o illogicità della motivazione.
Osserva che, pur ammettendo la circostanza del mancato rispetto del limite provvisorio di
velocità di 40 km/h, dalla dinamica dell’incidente era emersa chiaramente la gravità del
comportamento imprevedibile e imprudente della vittima, la quale si era resa unica
responsabile del fatto, sicché, anche se l’imputato avesse rispettato il limite di velocità,
l’incidente si sarebbe in ogni caso verificato; 2) inosservanza o erronea applicazione della legge
penale in relazione all’art. 606 c.1 lett. b), con riferimento al mancato annullamento
dell’ordinanza di acquisizione delle s.i.t. di Smietana 3oanna Danuta, teste al quale il P.M.
aveva rinunciato, posto che la rinuncia di un teste di lista comporta soltanto la sua esclusione.

Considerato in diritto

1.11 ricorso è infondato e va rigettato.

t

2.In ordine al primo motivo si evidenzia, in primo luogo, che al giudice di legittimità resta
preclusa – in sede di controllo della motivazione – la rilettura degli elementi di fatto posti a
fondamento della decisione o l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione
e valutazione dei fatti, preferiti a quelli adottati dal giudice del merito perché ritenuti
2

maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa: un tale modo di
procedere trasformerebbe, infatti, la Corte di legittimità in giudice del fatto. E’ da rilevare, poi,
che nel caso in disamina la Corte di legittimità offre una ricostruzione degli accadimenti
coerente con le risultanze istruttorie e dà conto, con argomentazioni logiche, della inidoneità
del contributo causale della vittima a determinare l’esonero del ricorrente dalla condotta
colposa contestualmente posta in essere.
3. In ordine al secondo motivo d’impugnazione, preme richiamare in questa sede il principio
giurisprudenziale in forza del quale “ai fini dell’applicazione dell’ultima parte dell’art. 511,

solo dopo l’esame della persona che le ha rese, a meno che l’esame non abbia luogo, in
quest’ultima espressione è compreso ogni caso in cui, per un qualsiasi motivo, l’espletamento
dell’esame non si sia svolto (per mancata comparizione dell’esaminando, per mancata
ammissione della testimonianza, per rinuncia da parte di chi l’aveva chiesto e così via), e non
solo il caso che l’esame non abbia luogo per sopravvenuta impossibilità di ripetizione (già
contemplato dal successivo art. 512)” (in tal senso Cass. Sez. 1, Sentenza n. 3491 del
31/01/2000 Rv. 215515, conformi). A ciò si aggiunga che, nel prospettare la doglianza, il
ricorrente non ha indicato le ragioni in forza delle quali la deposizione della predetta teste sia
rilevante, talché il rilievo non può ritenersi connotato dai caratteri delle decisività.
5. Per tutte le ragioni indicate il ricorso va rigettato. Ne consegue per il ricorrente l’onere del
pagamento delle spese processuali.

P. Q. M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma il 12/11/2014
Il Consigliere relatore

Il Presidente

comma secondo, cod. proc. pen., secondo cui la lettura dei verbali di dichiarazioni è disposta

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