Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14126 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14126 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

Data Udienza: 18/03/2015

SENTENZA
Sul ricorso proposto personalmente da Bastianello Paolo, n. a Venezia
il 23.02.1964, rappresentato e assistito dall’avv. Francesco Bertoli, di
fiducia, avverso l’ordinanza del Tribunale di Pisa, n. 37/2014, in data
13.10.2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
sentita la relazione della causa fatta dal consigliere dott. Andrea
Pellegrino;
udita la requisitoria del Sostituto procuratore generale dott. Roberto
Aniello che ha chiesto di dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
sentita la discussione del difensore, avv. Costantino Cambi, comparso
in sostituzione dell’avv.

Francesco Bertoli che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso.

RITENUTO IN FATTO

1

1. Bastianello Paolo, in proprio e quale amministratore unico delle
società “Alto International Holding” e “Arel Consulting”, entrambe con
sede in Londra (quest’ultima detentrice del 100% delle quote sociali
della prima) proponeva appello avverso l’ordinanza in data 13.06.2014
con la quale il Tribunale di Pisa aveva rigettato l’istanza di dissequestro
di alcuni fabbricati e terreni appartenenti alla “Alto International

Holding”.
1.1. Esponeva l’appellante come, nell’ambito di un procedimento penale
a carico di tali Tommasi Walter, Giarri Stefano e Dal Canto Riccardo,
indagati per il reato di usura, il giudice per le indagini preliminari presso
il Tribunale di Pisa aveva emesso in data 01.02.2012 un decreto di
sequestro preventivo finalizzato alla confisca ai sensi dell’art. 12 sexies
d.l. n. 306/1992 avente ad oggetto una serie di fabbricati e terreni
formalmente appartenenti alla “Alto International Holding” ma ritenuti
nella disponibilità di fatto e di diritto del Tommasi, all’epoca titolare del
100% delle quote e amministratore unico della predetta società.
1.1.1. Evidenziava l’appellante come la “Alto International Holding” era
stata nel frattempo interamente acquisita dalla “Arel Consulting” da lui
amministrata, circostanza che aveva fatto perdere ogni nesso tra la
persona indagata (il Tommasi) ed i beni sottoposti a cautela reale e non
essendovi altresì alcun indizio di un’ipotizzata collusione tra il Tommasi e
il Bastianello a scopi fittizi.
1.3. Con ordinanza in data 13.10.2014, il Tribunale di Pisa respingeva il
gravame.
2. Avverso detto provvedimento, il Bastianello propone ricorso per
cassazione lamentando violazione di legge, nello specifico degli artt. 321
cod. proc. pen., 12 sexies d.l. n. 306/1992, 1344 cod. civ. (motivo
unico).
2.1. Lamenta il ricorrente che qualificare il contratto traslativo delle
quote di Alto International Holding Ltd. tra l’imputato Tonnmasi e lo
stesso ricorrente come “in frode alla legge” costituisce palmare
violazione dell’art. 1344 cod. civ., non esistendo peraltro alcuna norma
che impedisca al proprietario di una società, i cui beni sono stati
sequestrati, di cederla a terzi: la questione della opponibilità
dell’acquisto è una vicenda successiva e non concerne la validità e liceità
della compravendita a monte. La stessa Suprema Corte (sent. n. 2860

2

del 1994, ric. Moriggi) ha confermato che il sequestro ex art. 12 sexies
d.l. n. 306/1992 non implica preclusioni alla circolazione dei beni, atteso
che gli stessi non sono incommerciabili perché non sono illeciti in sé,
potendo essere liberamente ceduti ancorchè sottoposti a cautela reale.
Non potendosi parlare di “negozio in frode alla legge”, è di tutta
evidenza come il contratto Tommasi-Bastianello abbia comportato il
venir meno del presupposto della “disponibilità giuridica” dei beni ai

aver violato anche quest’ultima norma.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso, che solleva censure in fatto oltre ad essere manifestamente
infondato, si profila inammissibile.
2.

Con riferimento al

thema decidendum,

vanno preliminarmente

rammentate le regole in tema di impugnazione del provvedimento di
sequestro preventivo. Innanzitutto va considerato che, con il ricorso per
cassazione ai sensi dell’art. 325 cod. proc. pen., può essere dedotta la
violazione di legge e non anche il vizio di motivazione. Ma, secondo la
giurisprudenza di questa Corte, ricorre violazione di legge laddove la
motivazione stessa sia del tutto assente o meramente apparente, non
avendo i pur minimi requisiti per rendere comprensibile la vicenda
contestata e

l’iter

logico seguito dal giudice del provvedimento

impugnato. In tale caso, difatti, atteso l’obbligo di motivazione dei
provvedimenti giurisdizionali, viene a mancare un elemento essenziale
dell’atto.
2.1. Va anche ricordato che, anche se in materia di sequestro preventivo
il codice di rito non richiede che sia acquisito un quadro probatorio serio
come per le misure cautelari personali, non è però sufficiente
prospettare un fatto costituente reato, limitandosi alla sua mera
enunciazione e descrizione. È invece necessario valutare le concrete
risultanze istruttorie per ricostruire la vicenda anche al semplice livello di
“fumus” al fine di ritenere che la fattispecie concreta vada ricondotta alla
figura di reato configurata; è inoltre necessario che appaia possibile uno
sviluppo del procedimento in senso favorevole all’accusa nonché
valutare gli elementi di fatto e gli argomenti prospettati dalle parti. A
tale valutazione, poi, dovranno aggiungersi le valutazioni in tema di

sensi dell’art. 12 sexies d.l. n. 306/1992, ed il Tribunale di Pisa risulta

periculum in mora che, necessariamente, devono essere riferite ad un
concreto pericolo di prosecuzione dell’attività delittuosa ovvero ad una
concreta possibilità di condanna e, quindi, di confisca (cfr., Sez. 6, sent.
n. 6589 del 10/01/2013, dep. 11/02/2013, Gabriele, Rv. 254893).
2.2. Come è noto, in forza del combinato disposto degli artt. 12-sexies
d.l. n. 306/1992 e 321, comma 2 cod. proc. pen., il legislatore ha
previsto che possa essere disposto il sequestro preventivo di cose di cui

beni o altre utilità di cui il condannato (per delitti tra i quali rientrano
quello oggetto di contestazione) non può giustificare la provenienza e di
cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare
o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al
proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria
attività economica”: trattasi di speciale ipotesi di confisca con la quale il
legislatore ha operato una presunzione di illecita accumulazione, senza
distinguere se i beni (di valore sproporzionato al reddito o all’attività
economica dell’imputato) siano o meno collegati da un nesso
pertinenziale con il reato per il quale si procede ed a prescindere
dall’epoca dell’acquisto, che però non deve risalire ad un’epoca
talmente precedente la commissione del reato da far venir meno, ictu
ocu/i, la presunzione che la loro disponibilità sia riconducibile all’attività
delittuosa (Sez. 1, sent. n. 11409 del 21/03/2001, Di Bella, Rv.
226051). Sotto tale profilo, la condizione di “confiscabilità” del bene a
norma degli artt. 12-sexies I. 356/1991, 321, comma 2 cod. proc. pen.,
consiste nella presenza di seri indizi di esistenza delle medesime
condizioni che legittimano la confisca, sia per ciò che riguarda la
sproporzione del valore dei beni rispetto al reddito o alle attività
economiche del soggetto, sia per ciò che attiene alla mancata
giustificazione della lecita provenienza dei beni stessi (Sez. U,
17/12/2003, Montella; Sez. 6, sent. n. 5452 del 12/01/2010).
2.3. L’oggetto della confisca è costituito non solo dai beni sui quali il
condannato sia titolare di diritti a lui facenti capo formalmente ovvero
attraverso lo schema simulatorio dell’interposizione fittizia, ma investe
anche i beni dei quali il “condannato” abbia la “disponibilità a qualsiasi
titolo”, con ciò intendendosi riferirsi a quella speciale relazione effettiva
con il bene connotata dall’esercizio di poteri di fatto in forza dei quali
l’indagato può autonomamente determinare la destinazione, l’impiego e

è consentita la confisca e, tra tali beni, rientrano certamente “denaro,

il godimento del bene stesso (Sez. 1, sent. n. 11732 del 09/03/2005, De
Masi).
3. Poste tali premesse, ritiene questo Collegio come le valutazioni e gli
apprezzamenti probatori operati dai giudici di merito, e nella specie
espressi nel provvedimento impugnato, trovino una giustificazione che
risulta completa nonché fondata su argomentazioni giuridicamente
corrette, adeguate e coerenti, il tutto in presenza di un ragionamento

3.1. Il Tribunale di Pisa ha preliminarmente rilevato come risultasse
ampiamente provato che l’atto traslativo della titolarità delle quote della
“Alto International Holding” ebbe luogo circa due mesi dopo che gli
immobili di questa erano stati vincolati all’esito del processo relativo al
reato di usura e che, inoltre, dell’esistenza di tale vincolo cautelare il
Bastianello fosse al corrente, tanto da parametrare il prezzo versato al
Tommasi per l’acquisto delle quote societarie (appena 500 sterline) alla
considerazione che il patrimonio immobiliare della “Alto International
Holding” dovesse considerarsi di valore nullo in quanto sottoposto a
sequestro da parte di un’autorità giudiziaria straniera e, come tale,
prevedibilmente avviato alla definitiva ablazione.
3.2. Fermo quanto precede, il Tribunale riconosce ed afferma come il
contratto con il quale il Bastianello acquistò il patrimonio della “Alto
International Holding” dovesse ritenersi stipulato in frode alla legge “in
quanto volto … a sottrarre i beni appartenenti a questa società (e
tramite questa, al Tommasi) ad una misura di prevenzione patrimoniale
validamente disposta dall’Autorità Giudiziaria”, deponendo in tal senso,
secondo le valutazioni del Tribunale:
-la stretta consecutività cronologica tra l’emissione del provvedimento
cautelare e la compravendita delle quote societarie;
-l’intrinseca ingiustificatezza dell’acquisto da parte del Bastianello di una
società già da tempo inattiva;
-l’assurdità economica rappresentata dal fatto che, per un prezzo del
tutto vile (500 sterline), il Tommasi si privasse di un patrimonio
immobiliare ingente, stimato dalla Guardia di Finanza in circa due milioni
di euro.
3.3. E – per il Tribunale – del tutto inconferenti, dovevano ritenersi
infine i rilievi avanzati dal Bastianello (ed oggi riproposti nel ricorso per
cassazione) in ordine:

probatorio indenne da vizi logici e giuridici.

a) al fatto che, allorquando il sequestro preventivo di cui all’art. 12
sexies d.l. n 306/1992, cada su beni intestati a terzi, la pubblica accusa
è tenuta a fornire la prova della divergenza tra la situazione formale e
quella reale, adducendo circostanze idonee a dimostrare la disponibilità
effettiva del bene in capo all’indagato;
b) al fatto che risulterebbe esclusa la possibilità della confisca di cui
all’art. 12 sexies d.l. n 306/1992 in danno degli eredi dell’imputato.

punto, il principio doveva trovare applicazione solo nella fase genetica
del provvedimento ablativo, non trovando invece applicazione in casi,
come il presente, nel quale il provvedimento cautelare “… fu ben emesso
in quanto avente ad oggetto immobili all’epoca effettivamente
appartenenti … all’indagato Tommasi nella sua qualità di titolare delle
quote e amministratore unico della “Alto International Holding”; e che,
in relazione al secondo, attesa la non assimilabilità della successione
mortis causa ad un negozio in frode alla legge.
4. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e, per il disposto dell’art.
616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle
ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal
ricorso, si determina equitativamente in euro 1000,00

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 alla Cassa delle
ammende.
Così deliberato in Roma, udienza in camera di consiglio del 18.3.2015

Il Consigliere estensore
Dott. Andret Pellegrino

Il Presidente
Dott. A

io Esposito

Conclusione che veniva assunta tenendo conto che, in relazione al primo

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