Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14123 del 18/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14123 Anno 2015
Presidente: ESPOSITO ANTONIO
Relatore: GALLO DOMENICO

SENTENZA
Sul ricorso proposto da
Casella Ciro, nato a Salerno il 23/5/1954
avverso la ordinanza 6/11/2014 del Tribunale per il riesame di Salerno;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Domenico Gallo;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
Roberto Aniello, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1.

Data Udienza: 18/03/2015

Con ordinanza in data 6/11/2014, Il Tribunale di Salerno, a seguito

di istanza di riesame avanzata nell’interesse di Casella Ciro, indagato per il
reato di cui all’art. 416 bis cod. pen. (capo A) e tentata estorsione (Capo B),
confermava l’ordinanza del Gip di Salerno, emessa in data 16/10/2014, con
la quale era stata applicata al prevenuto la misura cautelare della custodia in
carcere, limitatamente al reato di cui al capo A), riqualificando il fatto di cui
al capo B) in tentativo di esercizio arbitrario.
2.

Il Tribunale, pur avendo escluso che il fatto di cui al capo B) potesse

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t

qualificarsi come estorsione tentata, avendo gli indagati, fra cui Casella Ciro,
agito per recuperare un credito maturato da Squecco Roberto nei confronti di
Pisciottano Giovanni, riteneva sussistente il quadro di gravità indiziaria con
riferimento al reato di partecipazione ad associazione di stampo
camorristico, fondato su alcune intercettazioni telefoniche, fra le quali
risultava particolarmente significativa quella effettuata il 29 giugno 2014
all’interno dell’autovettura in uso a Cibelli Antonio, nonché sull’accertata

che rientrava nel raggio di azione dell’associazione camorristica facente capo
a Marandino Giovanni. Quanto alle esigenze cautelari, il Tribunale riteneva
sussistente il pericolo di reiterazione del reato, per cui la custodia cautelare
in carcere appariva una misura obbligata, in virtù del titolo di reato.
3.

Avverso tale ordinanza propone ricorso l’indagato, per mezzo del suo

difensore di fiducia, deducendo vizio di motivazione e violazione di legge per
mancanza di gravi indizi di colpevolezza ed erronea valutazione degli stessi.
Al riguardo eccepisce che gli elementi indiziari esaminati dal Tribunale non
sono idonei ad integrare il quadro della gravità indiziaria in ordine al delitto
contestato e che non è sufficiente la partecipazione ad un semplice reato fine
se non sussiste l’affectio societatis scelerunn, vale a dire la dimostrazione
della volontà dell’agente di entrare a far parte dell’associazione e apportare
un concreto contributo alla realizzazione del comune scopo criminoso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Il ricorso è inammissibile in quanto basato su motivi non consentiti

nel giudizio di legittimità e comunque manifestamente infondati.
2.

È anzitutto necessario chiarire i limiti di sindacabilità da parte di

questa Corte dei provvedimenti adottati dal giudice del riesame dei
provvedimenti sulla libertà personale.
Secondo l’orientamento di questa Corte, che il Collegio condivide,
“l’ordinamento non conferisce alla Corte di Cassazione alcun potere di
revisione degli elementi materiali e fattuali delle vicende indagate, ivi
compreso lo spessore degli indizi, ne’ alcun potere di riconsiderazione delle
caratteristiche soggettive dell’indagato, ivi compreso l’apprezzamento delle
esigenze cautelari e delle misure ritenute adeguate, trattandosi di
apprezzamenti rientranti nel compito esclusivo e insindacabile del giudice
cui è stata chiesta l’applicazione della misura cautelare, nonché del

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partecipazione del prevenuto al fatto intimidatorio di cui al capo B), azione

tribunale del riesame. Il controllo di legittimità sui punti devoluti è, perciò,
circoscritto all’esclusivo esame dell’atto impugnato al fine di verificare che il
testo di esso sia rispondente a due requisiti, uno di carattere positivo e
l’altro negativo, la cui presenza rende l’atto incensurabile in sede di
legittimità:
1) – l’esposizione delle ragioni giuridicamente significative che lo hanno
determinato;

rispetto al fine giustificativo del provvedimento”. (Cass. Sez. 6A sent. n.
2146 del 25.05.1995 dep. 16.06.1995 rv 201840).
Inoltre “Il controllo di legittimità sulla motivazione delle ordinanze di
riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale è diretto a
verificare, da un lato, la congruenza e la coordinazione logica dell’apparato
argomentativo che collega gli indizi di colpevolezza al giudizio di probabile
colpevolezza dell’indagato e, dall’altro, la valenza sintomatica degli indizi.
Tale controllo, stabilito a garanzia del provvedimento, non involge il giudizio
ricostruttivo del fatto e gli apprezzamenti del giudice di merito circa
l’attendibilità delle fonti e la rilevanza e la concludenza dei risultati del
materiale probatorio, quando la motivazione sia adeguata, coerente ed
esente da errori logici e giuridici. In particolare, il vizio di mancanza della
motivazione dell’ordinanza del riesame in ordine alla sussistenza dei gravi
indizi di colpevolezza non può essere sindacato dalla Corte di legittimità,
quando non risulti “prima facie” dal testo del provvedimento impugnato,
restando ad essa estranea la verifica della sufficienza e della razionalità
della motivazione sulle questioni di fatto”. (Cass. Sez. 1A sent. n. 1700 del
20.03.1998 dep. 04.05.1998 rv 210566).
3.

Tanto premesso, per quanto riguarda le censure in punto di gravità

del quadro indiziario con riferimento al delitto di associazione per delinquere
di stampo camorristico, gli elementi indiziari presi in esame dal Tribunale
sono idonei a comporre il quadro della gravità indiziaria. Particolarmente
significativa è l’intercettazione fra presenti effettuata all’interno
dell’autovettura in uso a Cibelli Antonio in data 29/6/2014, dalla quale
emerge che Casella Ciro partecipava alle azioni estorsive realizzate dal
sodalizio, per cui legittimamente il Tribunale ha desunto dalla partecipazione
del Casella all’azione intimidatoria commessa ai danni di Pisciottano
Giovanni, la conferma dell’inserimento del prevenuto nel sodalizio
criminoso. Del resto, in punto di diritto è assodato che in tema di

2) – l’assenza di illogicità evidenti, ossia la congruità delle argomentazioni

associazione per delinquere (nella specie, di stampo mafioso) è consentito
al giudice, pur nell’autonomia del reato mezzo rispetto ai reati fine, dedurre
la prova dell’esistenza del sodalizio criminoso dalla commissione dei delitti
rientranti nel programma comune e dalle loro modalità esecutive, posto che
attraverso essi si manifesta in concreto l’operatività dell’associazione
medesima (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2740 del 19/12/2012 Cc. (dep.
18/01/2013) Rv. 254233)
Ugualmente inammissibili risultano le censure in punto di fondatezza

delle esigenze cautelari, essendo le relative valutazioni del Tribunale del
riesame fondate su una motivazione congrua e priva di vizi logico-giuridici,
come tale incensurabile in questa sede.
5.

Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che

dichiara inammissibile il ricorso, la parte che lo ha proposto deve essere
condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonché ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità – al pagamento a favore della Cassa delle ammende di una
somma che, alla luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n.
186 del 2000, sussistendo profili dì colpa, si stima equo determinare in euro
1.000,00 (mille/00).
6.

Inoltre, poiché dalla presente decisione non consegue la rimessione

in libertà del ricorrente, deve disporsi – ai sensi dell’articolo 94, comma 1
ter, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale – che
copia della stessa sia trasmessa al direttore dell’istituto penitenziario in cui
l’indagato trovasi ristretto perché provveda a quanto stabilito dal comma 1
bis del citato articolo 94.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94 Disp. Att. Cod.
proc. pen.
Così deciso, il 18 marzo 2015

Il Consigliere estensore

4.

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