Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14117 del 12/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14117 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: ALMA MARCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
• PALANCA Lorenzo, nato a Padova il giorno 8/5/1981
avverso la ordinanza n. 62/14 in data 31/10/2014 del Tribunale di Vicenza in
funzione di giudice del riesame,
visti gli atti, l’ordinanza e il ricorso
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Marco Maria ALMA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Carmine STABILE, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore dell’indagato, Avv. Salvatore FRATTALLONE, che ha concluso
chiedendo l’accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
Con ordinanza in data 31/10/2014, a seguito di giudizio di riesame, il Tribunale
di Vicenza ha rigettato il gravame proposto nell’interesse di PALANCA Lorenzo e,
per l’effetto, ha confermato il decreto di convalida di sequestro probatorio
emesso in data 3/10/2014 dal Pubblico Ministero presso il Tribunale della stessa
città ed avente ad oggetto capi di abbigliamento di vari marchi (Burberry, Fred
Perry, La Martina, Gucci, Woolrich e Napapijri), targhette/cartoncini riportanti i
relativi loghi (nonché quelli di Diesel, Fiorucci, Cerrutti, Guess, D&G, Galliano e
molti altri) e due fatture di acquisto risalenti al 21/5/2012 e 16/10/2012, il tutto

Data Udienza: 12/03/2015

rinvenuto all’interno dell’esercizio commerciale Elysion di Montegalda del quale
l’indagato è il titolare.
Ricorre per Cassazione avverso la predetta ordinanza il difensore dell’indagato,
deducendo con un unico articolato motivo che la determinazione delle cose
sottoposte a sequestro quale corpo di reato è di esclusiva spettanza della
Pubblica Accusa e che nel caso di specie vi è difetto di motivazione da parte del
Pubblico Ministero nel decreto di convalida e nel corso del contraddittorio

Tribunale del riesame, con conseguente violazione di legge e nullità della
convalida del provvedimento ablativo.
Rileva, in particolare, la difesa del ricorrente che il Pubblico Ministero neppure
nell’udienza innanzi al Tribunale del riesame ha motivato in ordine alla
qualificazione quale corpo di reato dei beni in sequestro e che inammissibilmente
il Tribunale sarebbe intervenuto sul punto con una motivazione di tipo
integrativo.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è manifestamente infondato.
Va detto immediatamente che il ricorso verte esclusivamente su di un aspetto
meramente formale riguardante i profili motivazionali del provvedimento di
convalida di sequestro e della conseguente ordinanza confermativa del Tribunale
del riesame in quanto neppure il ricorrente pone in dubbio in questa sede il fatto
che ci si trova in presenza di merce contraffatta e, quindi, sottoponibile a
confisca obbligatoria.
Il Tribunale del riesame, con una motivazione congrua e rispondente ai canoni di
diritto nonché ai prevalenti orientamenti giurisprudenziali di questa Corte
Suprema ha evidenziato:
– che il Pubblico Ministero nel provvedimento impugnato ha fatto espresso
richiamo per relationem al verbale di sequestro della Guardia di Finanza di
Vicenza del giorno 1/10/2014 nel quale si da atto delle caratteristiche dei beni in
sequestro;
– che il Pubblico Ministero è intervenuto all’udienza camerale del 31/10/2014
evidenziando che i reati contestati all’indagato attengono alla violazione degli
artt. 648 e 474 cod. pen. in relazione all’acquisto ed alla successiva
commercializzazione dei beni stessi, individuando le esigenze probatorie nella
necessità di sottoporre i capi di abbigliamento a perizia, trattandosi di corpi di
reato (cfr. pag. 2 dell’ordinanza impugnata).

2

cautelare d’udienza, motivazione che non poteva essere integrata da parte del

In sostanza, ha osservato il Tribunale del riesame, la descrizione del fatto
contenuta nel verbale della Guardia di Finanza, la coerente individuazione delle
norme incriminatrici asseritamente violate con la sintetica indicazione della
condotta esplicitata dal Pubblico Ministero in udienza, la descrizione della merce
sequestrata anche mediante richiamo alle valutazioni tecniche effettuate su
alcuni capi e l’esplicitazione delle ragioni del vincolo consentono di ritenere il
provvedimento adeguatamente motivato.

D’altro canto non è dato comprendere nel ricorso su cosa si fonda la doglianza
del ricorrente relativa al fatto che il Pubblico Ministero anche in sede di
contraddittorio orale avrebbe omesso di “motivare in ordine alla qualificazione
quali corpo di reato delle res apprese” atteso che nel contenuto dell’ordinanza
impugnata si dà atto esattamente del contrario, che, del resto, è chiaramente
desumibile che beni indicati in atti come contraffatti e sui quali la Pubblica
Accusa ha manifestato l’esigenza di esperire ulteriori accertamenti di natura
probatoria sono “corpi di reato”, e che la difesa del ricorrente inottemperante al
principio giurisprudenziale dell'”autosufficienza” del ricorso non ha prodotto alcun
documento a sostegno delle proprie avverse affermazioni.
Infatti, tenuto conto dei principi e delle finalità complessivamente sottesi al
giudizio di legittimità, questa Corte Suprema ha già ritenuto che <

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