Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14110 del 12/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14110 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: CARRELLI PALOMBI DI MONTRONE ROBERTO MARIA

SENTENZA
Sul ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di
Catanzaro avverso l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro, in sede di appello
ex art. 310 cod. proc. pen. in data 23/10/2014 nel procedimento nei
confronti di:
Bevilacqua Cosimo nato a Spezzano Albanese il 11/1/1965
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Roberto Maria Carrelli Palombi di
Montrone;
udito il Pubblico Ministero in persona dell’Avvocato Generale dott. Carmine
Stabile, che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio del
provvedimento impugnato;
udito l’avv. Filippo Cinnante, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 30/7/2014 ed 1/8/2014 la Corte d’Appello di Catanzaro
rigettava l’istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare della
custodia in carcere con altra meno afflittiva avanzata da Bevilacqua Cosimo
imputato per delitto di cui all’art. 416 bis cod. pen., condannato alla pena di

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Data Udienza: 12/03/2015

anni sei di reclusione con sentenza confermata in grado di appello.
1.1. Avverso tale provvedimento proponeva appello l’indagato.
1.2. Il Tribunale di Catanzaro, in parziale accoglimento dell’impugnazione
proposta, sostituiva la misura cautelare della custodia in carcere con quella
degli arresti domiciliari.

2. Ricorre per Cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello

contraddittorietà ed illogicità della motivazione nonché violazione di legge,
ai sensi dell’art. 606 comma 1 lett. b) ed e) cod. proc. pen.; evidenzia, al
riguardo, che, essendo stato l’imputato condannato per il delitto di cui
all’art. 416 bis cod. pen., permane la presunzione legale di pericolosità
prevista dall’art. 275 comma 3 cod. proc. pen. per il reato associativo di
stampo mafioso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
3. Il ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di
Catanzaro risulta fondato e merita accoglimento. Difatti, rileva il Collegio,
che, la previsione contenuta nell’art. 275 comma 3 cod. proc. pen., all’esito
dei plurimi interventi della Corte Costituzionale culminati nella sentenza n.
57 del 2013, tuttora prevede, per il delitto di cui all’art. 416 bis cod. pen.,
una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari ed una
presunzione assoluta di adeguatezza della sola misura della custodia in
carcere ()sez. 1 n. 2946 del 17/10/2013, Rv. 257774; sez. 2 n. 2242 del
11/12/2013, Rv. 261701). Nel caso di specie, il Tribunale di Catanzaro, in
violazione dell’ora indicata previsione normativa, pur avendo ravvisato la
sussistenza di esigenze cautelari meritevoli di tutela, ha ritenuto, in
violazione appunto di quanto previsto dall’art. 275 comma 3 cod. proc.
pen., di potere applicare la misura più gradata degli arresti domiciliari.

4. Il provvedimento impugnato deve essere, quindi, annullato con rinvio al
Tribunale di Catanzaro per nuovo esame che dovrà necessariamente
includere una nuova verifica circa i presupposti applicativi della misura sia
con riferimento al periodo di detenzione già sofferto che con riguardo
all’attuale persistenza delle esigenze cautelari.

2

di Catanzaro, sollevando i seguenti motivi di gravame: mancanza,

P.Q.M

.

annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Catanzaro per
nuovo esame.

g

Il Consi ‘ r estensore

Il Presidente

Così deciso, il 112 marzo 2015

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