Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14076 del 15/01/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14076 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: TADDEI MARGHERITA

SENTENZA
Sul ricorso proposto dal
Procuratore Generale presso la Corte d’appello di L’Aquila

Data Udienza: 15/01/2015

per Viola Antonello
nei confronti di
Lauriola Pasquale, nato il 25.05.1961
Biancone Maria Cristina nata il 24.12.1964
e
Lauriola Pasquale, nato il 25.05.1961
Biancone Maria Cristina nata il 24.12.1964

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avverso la sentenza 2143 del 2013 della Corte d’appello di L’Aquila, sezione
penale, del 27.3.2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Margherita B. Taddei;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
Carmine Stabile , che ha concluso per il rigetto del ricorso del RG. e
l’inammissibilità del ricorso di Lauriola e Biancome;
raccoglimento dei ricorsi;

RITENUTO IN FATTO
Leen la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di appello di L’Aquila , dopo
aver escluso l’aggravante di cui all’art.61 n 7 cod.pen. che il Tribunale aveva
ritenuto in fatto, confermava nel resto la sentenza del Tribunale di
Teramo,sezione di Giulianova , in data 20.10.2011 , rideterminando di
conseguenza la pena e la condanna al risarcimento dei danni in favore della
parte civile , per il reato di seguito indicato:
Biancone quale amministratore delegato ed Lauriola quale direttore
tecnico della ” Biotec Progetti” s.r.1, con artifici e raggiri consistiti nel
proporre a Viola Antonello l’acquisto di una villetta bifamiliare da
realizzare in Tortoreto per la somma di euro 328.929, redigevano e
controfirmavano accordo progettuale per il quale ricevevano pagamenti a
mezzo due assegni tratti su c/c acceso presso Banca Adriatico, redigevano
contratto di appalto per la costruzione ricevendo pagamenti a mezzo
assegno circolare ed altri assegni tratti su c/c acceso presso Banca
Adriatico e somma in contanti, successivamente chiedevano prestito di
20.000 euro asseritamente necessari per l’acquisto di terreni contigui a
quello ove doveva sorgere la villetta da realizzare ricevendo assegni tratti
su c/c acceso presso Banca Adriatico a fronte dei quali rilasciavano in
garanzia un assegno bancario di 22.000 euro ,tratto su c/c acceso presso
Tercas, che poteva essere incassato il 30.06.08 che sarebbe risultato
impagabile per mancanza di fondi, così traendo in errore il Viola atteso che,
altresì, il permesso di costruire rilasciato in data 26.09.08 era scaduto in
data 26.10.08 senza che la Biotec provvedesse ad iniziare i lavori di
costruzione.Così si procuravano l’ingiusto profitto dell’incasso della
complessiva somma di euro 82.000 ,con pari danno per la p.o.

La Corte di merito riassumeva i fatti nei termini di seguito riportati:”
.. in data 6 novembre 07 il dott Antonello Viola, medico veterinario, stipulava
un contratto di appalto progettuale con la Biotec Progetti s.r.1, in persona del
suo amministratore dott.ssa Maria Cristina Biancone, per il tramite di
Lauriola Pasquale, sedicente ingegnere e direttore tecnico di detta società,
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udito per gli imputati, l’avv. Mattia Di Mattia, che ha concluso per

per la realizzazione di una villetta bifamiliare in Tortoreto. 11 primo incontro
aveva luogo nell’ottobre 2007 con il Lauriola che era stato presentato al Viola
dal suo collega dott Mecoli Marco il quale aveva commissionato alla Biotec la
costruzione di due villette. A detto incontro erano presenti anche l’arch
Fazzini Maurizio e Poi-tu Cristiana, collaboratori esterni della Biotec, la
fidanzata del Viola, Pulsoni Lorena e Ciprietti Luigi, titolare della Euroedil
s.r.1, presso la cui sede di svolse l’incontro, il quale aveva messo in contatto
il Lauriola con il Mecoli.In detta occasione il Lauriola, che si qualificava

ingegnere, vantava le capacità tecniche dalla Biotec, che diceva utili2zare
solo propria manodopera e dicendo che il materiale sarebbe stato fornito da
Euroeclil.Era così firmato appalto progettuale ed il Viola versava a titolo di
acconto la somma di curo 5040 con assegno tratto di c/ c acceso presso San
Paolo Banca Adriatico. Successivamente versava come da contratto la
somma di euro 14.400 con altro assegno e dazioni in contanti. Il Lauriola
svolgeva quindi una pressante opera di convincimento per la immediata
conclusione del contratto di appalto, dicendo che l’anno seguente i prezzi
sarebbero stati di gran lunga superiori rispetto a quello, molto vantaggioso,
al momento richiesto e così convinceva il Viola che si determinava a
stipulare, il giorno 28 dicembre 07, il contratto di appalto con
l’amministratore delegato della Biotec Bianconi Maria Cristina al prezzo di
euro 328.929. Prezzo inteso “chiavi in mano” .Al momento della firma il Viola
versava la somma di euro 15.000 a mezzo assegno impegnandosi a versare
entro il 30.01.08 la somma di euro 40.429 ed il resto a stato di avanzamento
dei lavori, per cui in data 7 gennaio 08 rilasciava altri due assegni di euro
20.00 e 17.873 e dava la somma di euro 10.000 in contanti, nonché altro
assegno di euro 4773 Nel successivo mese di Aprile il Lauriola,
accampando varie ragioni, chiedeva ulteriore somma di denaro dicendo che
altrimenti i lavori non sarebbero iniziati. In data 15 maggio il Lauriola
modificava le sue richieste, che avevano iniziato a destare qualche dubbio
del Viola sulla serietà della Biotec.Infatti chiedeva al Viola un prestito di
20.000 euro dicendo che voleva acquistare dei terreni limitrofi alla
costruenda villetta per realizzate opere di bonifica di cui anche esso Viola
avrebbe beneficiato offriva un assegno postdatato che il Viola avrebbe
potuto incassare il 30 giugno, così recuperando la somma
prestata.Rassicurato da ciò il Viola accettava dando due assegni di 10.000

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euro ciascuno ricevendo un assegno a firma della amministratrice della
Biotec.Per giustificare contabilmente gli assegni la Biotec emetteva fattura di
acconto sul primo stato di avanzamento anche se i lavori non erano iniziati.
Prima della scadenza del termine per la restituzione del denaro il Lauriola
chiedeva altri 5000 euro per iniziare i lavori minacciando che in caso
contrario non potevano essere iniziati rassicurando che la società avrebbe
pagato la prima rata della Bucalossi, cosa peraltro mai avvenuta. Sconcertato
recuperare il denaro prestato ma il titolo veniva protestato per mancanza di
fondi. Per tutta risposta il Lauriola, a ciò delegato dalla amministratrice,
sporgeva querela nei confronti del Viola per appropriazione indebite
proponendo giudizio cautelare asserendo che l’assegno protestato era stato
dato in garanzia per i lavori da fare producendo scrittura che il Viola
disconosceva.La domanda cautelare era rigettata.A seguito di ciò il Lauriola
contattava il Viola al quale chiedeva di rilasciare dichiarazione di avvenuto
pagamento della somma portata dall’assegno onde evitare l’iscrizione al CAI
della Biotec ed alla risposta negativa assumeva atteggiamento ostile e
minaccioso. Lo stesso diceva che il prezzo dell’appalto doveva essere
aumentato perché era necessaria maggiore quantità di cemento ed adduceva
una serie di scuse a giustificazione del fatto che i lavori non erano ancora
iniziati.Accadeva così che il termine di un mese dal rilascio del permessi di
costruire per l’inizio dei lavori decorreva inutilmente, tra mille scuse del
Lauriola. Tutte le promesse fatte risultavano false, così come era chiaramente
falso quanto il Lauriola aveva detto circa le capacità tecniche dalla Biotec,
per come era emerso da quanto riferito con dovizia di particolari dal
collaboratore arc Fazzini e dall’altra collaboratrice arch Portu la quale in
particolare confermava che il Lauriola si spacciava per ingegnere. Cosa
peraltro documentalmente provata dal fax inviato dalla Biotec al Viola in
data 4.08.08 Aveva poi riferito la Portu che presso il Genio Civile era
presentato il progetto in cemento armato e ciò quando lei aveva già cessato i
rapporti con la Biotec e si accorgeva che i progetti recavano il timbro del suo
studio non autentico ed erano difformi da quelli da lei redatti. Era quindi
evidente l’ordito truffaldino, che era una costante dei prevenuti. Costoro,
trasferitisi dall’Emilia in Abruzzo, rilevavano la Biotec e quindi
pubblicizzavano se stessi come esperti in biotecnologie e vantavano una

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da tutto ciò il Viola portava all’incasso l’assegno ricevuto nella speranza di

struttura aziendale praticamente inesistente. La società non aveva alcuna
solidità finanziaria, tanto che subiva vari protesti e nel 2009 doveva essere
liquidata. La dura realtà era che nel giro diun anno i due imputati, che
agivano sinergicamente, aveva indotto il Viola ( così come altre persone
sentite a testi che avevano subito analoga sorte) a versare anticipi per
87.646 euro senza realizzare alcunchè ed anzi dando anche il prestito di cui
si è detto che veniva imputato ad un inesistente stato di
avanzamento

»

(s.redi le prime tre pagine della parte motiva della

sentenza)”
Avverso tale sentenza propongono ricorso il Procuratore Generale ,a ciò
sollecitato dalla parte civile Viola, che, con un unico motivo, lamenta
l’ingiustificata esclusione dell’aggravante di cui all’art.61 n.7 cod.pen.,
contestata nei fatti richiamati nel capo di imputazione con l’esatta
indicazione degli importi sborsati dalla parte civile, oggettivamente rilevanti,
sicchè era indubbio che gli imputati fossero stati messi in condizione di
articolare compiutamente le proprie difese.
Propongono, personalmente, ricorso i due imputati , con due distinti ricorsi
dal contenuto affatto analogo. Lamentano,in particolare la insussistenza
di profili penali del fatto contestato, che si sono contenuti
nell’ambito dell’inadempimento contrattuale ,non essendo emersi,
dal materiale probatorio raccolto, profili di illicietà penale dei fatti ;
ed essendo emersa,invece, la inconsistenza della motivazione della
sentenza appellata e la contraddittorietà della valutazione degli
elementi di prova acquisiti, che non giustificano la sussistenza della truffa
contrattuale. Lauriola, inoltre, lamenta la lesione del diritto di difesa , non
essendo stato presente all’udienza di discussione dell’appello ,i1 26.3.2014,
non per volontaria rinuncia ,come emerge dalla sua dichiarazione resa, il
15.3.2014, alla matricola della casa di reclusione di Opera,ove si trovava
ristretto , ma perché ricoverato presso il centro clinico di quella
struttura.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.11 ricorso del P.G. deve essere rigettato mentre vanno dichiarati
inammissibili i ricorsi dei due imputati.

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2.1 In ordine all’unico motivo di ricorso avanzato dal RG. in relazione
all’esclusione dell’aggravante di cui all’art.61n.7 cod.pen. deve rilevarsi che
se è pur vero che questa Corte ha più volte affermato che non è necessario
che le circostanze aggravanti vengano contestate con specifica indicazione
delle norme che le prevedono o con altra affermazione esplicita della
sussistenza della circostanza, essendo sufficiente la contestazione “in fatto”
della circostanza, è anche vero che questa Corte ha rilevato come sia
l’aggravamento devono essere indicati in modo palese e tale che l’imputato
possa averne chiara cognizione, ai fini della sua difesa. ( sent.n. 5678 del
1990 rv. 184088; sent. N. 47863 del 2003 rv. 227076).
2.2 Nel caso in esame , dalla lettura dell’imputazione, emerge che non vi
è stata esplicita contestazione dell’aver cagionato un danno patrimoniale di

rilevante entità, elemento fattuale che non può, in modo incontestabile
desumersi,nei connotati oggettivi, dalla descrizione della truffa contenuta
nell’imputazione che si sostanziano nella mera indicazione di cifre
sborsate dal Viola, ma non nell’indicazione precipua di quanto debba
ascriversi a titolo di danno patrimoniale causato,in modo da configurare
compiutamente i punti dell’accusa ai quali far riferimento, per il corretto
esplicarsi del diritto di difesa.
2.3 Ai fini della corretta contestazione dell’aggravante, non è ,in altri
termini, indispensabile una formula specifica espressa con enunciazione
letterale, né l’indicazione della disposizione di legge che la prevede, essendo
sufficiente che, conformemente al principio di correlazione tra accusa e
decisione, l’imputato sia posto nelle condizioni di espletare pienamente la
difesa sugli elementi di fatto integranti l’aggravante. (sent.n.38588 del 2008
rv 242027).E’ pertanto, necessario che nell’ambito della contestazione
del fatto siano contenuti in forma esplicita, elementi integranti la
circostanza aggravante in modo da dimostrare, e portare a conoscenza
dell’imputato, a garanzia del suo diritto di difesa, che tale circostanza è
compresa nella contestazione.
2.4 Sono manifestamente infondati i ricorsi degli imputati ,che si
sostanziano nella mera ricostruzione alternativa dei fatti, nel tentativo di
accreditare una semplice inadempienza contrattuale riconducibile,pertanto
ad illecito di natura civilistica, in ordine alla quale, peraltro,manca ogni
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comunque necessario che gli elementi di fatto che qualificano

indicazione circa la destinazione data alle somme sborsate dalla parte civile.
2.5 Del tutto infondata è,poi, la doglianza del Lauriola circa l’impossibilità
di presenziare all’udienza ,posto che dalla dichiarazione sottoscritta ed
allegata al ricorso emerge solo la volontà di rinunciare a presenziare
all’udienza.
2.6 I ricorsi degli imputati devono pertanto essere dichiarati inammissibili
:a i sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara

condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonché ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità – al pagamento a favore della Cassa delle ammende di una
somma che, alla luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n.
186 del 2000, sussistendo profili di colpa, si stima equo determinare in curo
1.000,00 (mille/ 00).

P.Q.M.
Rigetta il ricorso del P.G. e dichiara inammissibili i ricorsi di Lauriola
Pasquale e Biancone Maria Cristina ,che condanna al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di curo mille ,ciascuno, alla
Cassa delle Ammende.
Così d

4 iso Ri a, il 15 gennaio 2015

Il ConslgliercM e t nsore
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Il Presidente
( . Gentile )

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inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere

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