Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14065 del 07/01/2015


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Penale Sent. Sez. 6 Num. 14065 Anno 2015
Presidente: CONTI GIOVANNI
Relatore: DI STEFANO PIERLUIGI

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
BALDETTI ROBERTO n. 9/2/1943
avverso l’ordinanza 3/2014 del 13/3/2014 del TRIBUNALE DEL RIESAME DI
CATANZARO
visti gli atti, l’ordinanza ed il ricorso
udita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERLUIGI DI STEFANO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. FRANCESCO MAURO
IACOVIELLO che ha concluso chiedendo l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata.
Udito l’avv. ALESSANDRO NOBILONI che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Presentata la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Baldetti Roberto,
imputato dei reati di corruzione, abuso di ufficio, falso, abuso edilizio ed
associazione per delinquere, il pubblico ministero richiedeva ed otteneva dal gip
del Tribunale di Catanzaro il sequestro conservativo della somma di euro 912000,
già oggetto di sequestro preventivo, a garanzia dei crediti e delle obbligazioni
derivanti dai reati ascritti. Tale decreto era confermato con ordinanza del 13
marzo 2014 dal Tribunale del Riesame di Catanzaro che, quando alla doglianza
riferita al periculum in mora, sostenendo Baldetti la propria adeguata capacità
economica non essendovi quindi rischio di depauperamento del suo atrimonio,
osservava che:

Data Udienza: 07/01/2015

- Ai fini del sequestro conservativo non è richiesta la specificazione della
somma che la misura cautelare è destinata a garantire, potendo la stessa essere
successivamente determinata dal giudice.
– Quindi, non essendo determinata la somma da garantire, non può ritenersi
allo stato la capacità economica del ricorrente idonea a garantire il pagamento dei
crediti.
Baldetti propone ricorso deducendo la violazione di legge rilevando la omessa
applicazione del principio che impone, al fine di applicare il sequestro conservativo,

necessari per potersi ritenersi sussistente il pericolo.
Rileva come, secondo la giurisprudenza di legittimità, si debba trattare di un
concreto pericolo di perdere le garanzie del credito, che richiede una seria
valutazione della composizione del patrimonio della parte e dei suoi atteggiamenti
nella gestione dei beni. Nel caso di specie, invece, non è stato neanche
considerato che il ricorrente ha disponibilità di un ampio patrimonio.
Inoltre, pur potendo non essere determinato in via specifica l’importo del
credito, questo deve essere determinabile in modo almeno approssimativo non
consentendosi, altrimenti, l’offerta di adeguata cauzione.
Il ricorso è fondato in quanto il provvedimento impugnato è del tutto privo di
motivazione sul profilo, contestato dal ricorrente, della sussistenza di pericolo di
dispersione della garanzia del credito.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte “Ricorre il “periculum in mora”,
presupposto del sequestro conservativo, se il rischio di perdita delle garanzie del
credito sia apprezzabile in relazione a concreti e specifici elementi riguardanti, da
un lato, l’entità del credito e la natura del bene oggetto del sequestro e, dall’altro,
la situazione di possibile depauperamento del patrimonio del debitore, da porsi in
relazione con la composizione del patrimonio stesso, con la capacità reddituale e
con l’atteggiamento in concreto assunto dal debitore medesimo. (Nella specie, la
Corte ha ritenuto non potesse il “periculum in mora” essere giustificato sulla sola
considerazione che la cosa sequestrata si identificasse in un’ingente somma di
denaro, per sua natura suscettibile di pericolo di dispersione). (Sez. 6, n. 20923
del 15/03/2012 – dep. 30/05/2012, Lombardi, Rv. 252865)”.
Tale regola non è stata applicata dal Tribunale del Riesame che, pur se il
ricorrente aveva espressamente basato la sua impugnazione sull’argomento che
non aveva affatto tenuto comportamenti indicativi del rischio di depauperamento
e che disponeva di un comprovato reddito di misura adeguata alla garanzia del
credito che il sequestro intendeva tutelare, ha ritenuto di non dover affatto
considerare la possibile condotta del debitore e non ha fatto alcuna delle
valutazioni sopra indicate come necessarie. Il Tribunale ha, anzi, ritenuto che non

di valutare la carenza di reddito ed il comportamento della parte, elementi

sia possibile effettuare alcuna valutazione di congruità del reddito dell’imputato,
quale possibile garanzia del credito, ritenendo di trovare giustificazione della
propria decisione nella sentenza Cass., S.0 . 26.6.2002-16.10.2002 n. 34623 nel
senso che, non essendo ancora quantificato il debito del Baldetti, non sarebbe
possibile effettuare alcuna valutazione di sufficienza del reddito.
Invero tale ultima affermazione denota una chiara violazione di legge laddove
ritiene ininfluente l’apprezzamento della sufficienza del reddito per la valutazione
della insussistenza del periculum in mora proponendo una lettura erronea della

In questa, difatti, si legge che “L’indicazione della somma per la quale viene
disposto il sequestro conservativo non costituisce perciò un requisito essenziale
della misura cautelare reale e la mancata indicazione dello stesso non è idonea a
determinare la caducazione della misura medesima, atteso che la precisazione
dell’ammontare della somma sino alla quale il sequestro risulta autorizzato, ai fini
della prestazione di idonea cauzione e ai fini del protrarsi ingiustificato del vincolo
oltre il tempo dovuto, può essere effettuata successivamente dal giudice
competente come nella fattispecie in esame è avvenuto”; ovvero, è certamente
possibile disporre il sequestro senza indicazione in via specifica del quantum del
credito ma ciò sul presupposto che tale credito sia determinabile, almeno in modo
tale da consentire la valutazione di proporzionalità e da consentire l’eventuale
offerta di cauzione.
La mancata quantificazione dell’ammontare dovuto, quindi, non può
giustificare il sequestro senza alcuna verifica della sua proporzionalità spettando
al giudice di merito determinare, ai fini richiesti dal ricorrente, anche solo in via
approssimativa, la grandezza del credito da garantire per poterne trarre le
necessarie conseguenze in termini di proporzionalità e sussistenza del pericolo di
dispersione rispetto alla disponibilità economiche indicate dalla parte.
Ritenuto quindi che vi sia stata rl’rviolazione di legge poiché, per le ragioni
dette, vi è carenza assoluta di motivazione, il giudice di rinvio dovrà procedere a
nuovo esame individuando la sussistenza di periculum in mora alla luce delle
regole sopra indicate tenuto altresì conto degli elementi concreti forniti dalla difesa
in ordine alla disponibilità di reddito in adeguata misura. Di tale valutazione il
Tribunale dovrà, poi, dare adeguata motivazione.
P.Q.M.
Annuii l’ordi nza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Catanzaro.
Roma

o nella camera di consiglio del 7 gennaio 2015

Il C

tensore

il Presidente

citata sentenza delle Sezioni Unite.

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