Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14055 del 01/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14055 Anno 2015
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
OFRIA SANTINO N. IL 23/08/1963
avverso l’ordinanza n. 156/2014 TRIB. LIBERTA’ di MESSINA, del
31/03/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCA VITELLI
CASELLA;
let4e/5entite le conclusioni del PG Dott.

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Data Udienza: 01/07/2014

Ricorrente OFRIA Santino

Ritenuto in fatto
Con ordinanza pronunziata in data 31 marzo 2014, il Tribunale di Messina Sezione del riesame,decidendo quale giudice di rinvio a seguito di
annullamento disposto dalla Sezione Terza di questa Corte con sentenza

Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto,
applicava ad OFRIA Santino ( indagato dei reati di cui all’art. 44,comma 1
lett.c) d.P.R. n. 330/2001 – capo A-: agli artt. 93,94 e 95 dello stesso d.P.R.
– capo B -; all’art. 468 cod. pen. – capo C -; all’ art. 482 – capo D ; agli artt.
48, 479 cod. pen. – capo E – ) la misura interdittiva della sospensione
dall’esercizio della professione di architetto.
Ricorre per cessazione l’indagato, per tramite del difensore, deducendo un
unico motivc per vizio della motivazione. Il Tribunale avrebbe
apoditticamente formulato una prognosi di pericolosità nei confronti del
professionista, a giustificazione dell’applicazione della misura, travisando
totalmente i fatti ed imputando illogicamente alla difesa di non aver offerto
elementi di prova atti ad escludere la sussistenza delle esigenze cautelari.

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato e deve quindi esser respinto con ogni conseguente
effetto a carico dell’imputato, ex art. 616 cod. proc. pen.
Il Tribunale del riesame di Messina, in veste di giudice di rinvio, ad onta delle
capziose obiezioni del ricorrente, ha adeguatamente ed esaustivamente
motivato in ordine alla sussistenza del pericolo di reiterazione dei reati
commessi dall’indagato con specifico riferimento alle più gravi condotte di
contraffazione di pubblici sigilli e di falso materiale ed ideologico finalizzate
all’indebito conseguimento di titoli autorizzativi dal comune di Malfi per un
manufatto abusivo di sua proprietà. Si è peraltro puntualmente sottolineato
che l’ aver strumentalizzato “l’esercizio della propria professione di architetto
al perseguimento di interessi esclusivamente personali ”

non poteva

assolutamente escludere che nello stesso modo l’indagato si sarebbe
comportato anche a beneficio di propri clienti, essendo logicamente intuitivo
che solamente grazie all’esercizio della suddetta professione ed a causa di
essa l’indagato si era venuto a trovare nelle condizioni “favorevoli ” per porre

n.9642 del 2014, in parziale accoglimento dell’appello proposto dal

in atto gli illeciti contestatigli.

Inconferente ed irrilevante va giudicata la

censura ( ‘uni re concretamente articolata in ricorso )
ricorrente provato alcunché a smentita

per non avere il

delle acclarate esigenze cautelari,

trattandosi, nell’ottica dell’assolvimento all’obbligo motivazionale imposto
dalla legge, di ulteriore argomento di “chiusura ” chiaramente volto a
consolidare il già adeguato e concreto iter argomentativo adottato, sul rilievo
comunque delle insussistenza di elementi di convincimento di segno contrario,

PQM

Rigetta

il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese

processuali.
Così deciso in Roma,lì

1° luglio 2014.

offerti dal ricorrente.

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