Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14052 del 01/07/2014


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14052 Anno 2015
Presidente: BIANCHI LUISA
Relatore: VITELLI CASELLA LUCA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
LABRIOLA DAVIDE N. IL 24/08/1983
avverso la sentenza n. 1337/2009 CORTE APPELLO SEZ.DIST. di
TARANTO, del 18/11/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 01/07/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUCA VITELLI CASELLA
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Vi . “,
che ha concluso per
Ae..e
.

Udito, per la parte civile, l’Av
Uditi difensor Avv.

Data Udienza: 01/07/2014

Ricorrente LABRIOLA Davide

Ritenuto in fatto
Con sentenza 18 novembre 2013, la Corte d’appello di Lecce sezione staccata
di Taranto parzialmente riformava in punto pena ( riducendola ad UN anno,
mesi SEI di reclusione ed euro 2.700,00 di multa ) la sentenza emessa il 18
marzo 2009 dal Tribunale di Taranto nei confronti di

LABRIOLA Davide,

309/1990, di ricezione,detenzione illecita e cessione di sostanza stupefacente
verosimilmente tipo eroina, ingoiata dal correo, all’atto dell’intervento dei
Carabinieri (fatto commesso in Taranto il 15 dicembre 2003), concessa la
speciale attenuante prevista dall’art. 73, comma V° d.P.R. n. 309/1990.
La Corte d’appello, per quanto in questa sede rileva, condividendo le
argomentazioni del Giudice di prime cure, ha confermato sia l’affermazione di
penale responsabilità dell’imputato che il diniego delle attenuanti generiche.
Ricorre personalmente per cassazione il prevenuto deducendo un unico
motivo

per vizio della motivazione in punto alla mancata assoluzione

dall’addebito ascrittogli ed al diniego delle attenuanti generiche con
conseguente riduzione della pena.

Considerato in diritto

Rileva

preliminarmente il Collegio d’ufficio,

ex art. 129 codice di rito, la

sopravvenuta estinzione del reato per maturata prescrizione, difettando
conseguentemente evidenti ragioni di proscioglimento dell’imputato,a’ sensi
dell’art. 129 cpv. cod.proc.pen. A far tempo dalla sopraindicata data del
commesso reato ( 15 dicembre 2003 ) ed in difetto di periodi di sospensione,
deve invero ritenersi definitivamente compiuto – alla data del 15 giugno
2011 – il termine massimo di prescrizione di anni sette e mesi sei di cui
agli artt. 157, comma 2° e 161 cod. pen., nel testo novellato ed attualmente
in vigore, divenuti applicabili, nel caso di specie, per effetto del

novum

normativo sopravvenuto alla pronunzia della sentenza impugnata.
Ed invero l’art.2 del decreto legge 23 dicembre 2013 n.146 convertito, con
modificazioni, dall’art. 1 comma 1° della legge 21 febbraio 2014 n. 10 ha
sostituto integralmente, con effetto dal 24 dicembre 2013, il testo dell’art. 73
comma V° d.P.R. n. 309/1990,ridisegnando peraltro una fattispecie autonoma
di reato. Tanto manifestamente emergeva dalla nuova formulazione letterale
della norma, sulla base dell’inequivoca clausola di riserva o di sussidiarietà:

i

giudicato responsabile del delitto di cui agli artt.110 cod. pen., 73 d.P.R. n.

”Salvo che il fatto costituisca più grave reato…”

di guisa da delineare una

condotta materiale dotata di specifica ed autonoma rilevanza, relativamente
agli estremi oggettivi del reato integrati dalla condotta di

“chiunque

commette uno dei fatti previsti dal presente articolo ‘ qualificabili in termini di
“lieve entità” per mezzi, modalità o circostanze dell’azione, qualità, quantità
delle sostanze. Il delitto era punito con la pena della reclusione da UNO a
CINQUE anni e con quella della multa da euro 3.000 a 26.000,ferma restando

leggera” delle sostanze stupefacenti.
In seguito, per effetto del decreto legge 20 marzo 2014 n.36 ( in vigore dal
21 marzo 2014) convertito nella legge 16 maggio 2014 n. 74 – art. 1, l’art.73
comma V° d.P.R. n. 309/1990 ha subito ulteriori modifiche in relazione al
trattamento sanzionatorio. Riconfermata la qualificazione del fatto come reato
autonomo e ferma l’irrilevanza della diversa tipologia della sostanza
stupefacente, il reato risulta anche attualmente punito con la pena della
reclusione compresa tra SEI mesi e QUATTRO anni e con quella della multa da
euro 1.032 ad euro 10.329.
Ciò detto il

novum normativo,quale jus superveniens

rispetto all’assetto

normativo in vigore all’epoca del commesso reato per cui è processo,deve
essere valutato nell’ambito di un organico giudizio comparativo volto ad
individuare la disposizione in concerto più favorevole al reo ex art. 2 comma
40 cod. pen.

Atteso il riconoscimento all’imputato, nel caso di specie,

dell’attenuante,come prevista, all’epoca del fatto, dall’art. 73, comma 50
d.P.R. n. 309/1990: statuizione divenuta ormai irretrattabile, ritiene il Collegio
di individuare, in tale ottica, la disposizione più favorevole all’imputato nel
novum normativo introdotto dall’art. 1 del decreto legge 20 marzo 2014 n.36
( in vigore dal 21 marzo 2014) convertito nella legge 16 maggio 2014 n. 74
– art. 1, con cui non solo si sono sensibilmente ridotte le pene di genere
detentivo e pecuniario previste dall’art.73 comma V° d.P.R. n. 309/1990, ma
soprattutto si è confermata la qualificazione delle condotte ” di lieve entità ”
in termini di fattispecie autonoma di reato, come peraltro già stabilito
dall’art.2 del decreto legge

23 dicembre 2013 n.146 convertito,

con

modificazioni, dall’art. 1 comma 10 della legge 21 febbraio 2014 n. 10.
Osserva inoltre il Collegio che all’applicazione della causa estintiva in parola,
non ostano connotazioni di inammissibilità del ricorso essendo questo basato
su doglianze con le quali si sono censurate, ancorchè infondatamente, le
statuizioni della sentenza d’appello in punto responsabilità ed in punto al
diniego delle attenuanti generiche e della riduzione della pena,sotto il profilo
del vizio di violazione di legge e del vizio della motivazione. Per altro verso,

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l’esclusione di ogni differenziazione in rapporto alla natura “pesante ” o ”

non sussistono le condizioni di legge per la sussumibilità dei caso nella
previsione dell’art. 129, 2° comma codice di rito.
E’ ben noto, infatti, sotto un profilo d’ordine generale e sistematico, che in
presenza di una causa estintiva del reato, è precluso alla Corte di cassazione
un riesame dei fatti finalizzato ad un eventuale annullamento della decisione
per vizi attinenti alla sua motivazione (sia con riferimento alle valutazioni del
compendio probatorio, sia con riferimento al vaglio delle altre deduzioni). Il

dell’art. 129 cod.proc.pen. deve essere circoscritto all’accertamento della
ricorrenza delle condizioni per addivenire ad una pronuncia di proscioglimento
nel merito con una delle formule prescritte: la conclusione può essere
favorevole al giudicabile solo se la prova dell’insussistenza del fatto o
dell’estraneità ad esso dell’imputato risulti evidente sulla base degli stessi
elementi e delle medesime valutazioni posti a fondamento della sentenza
impugnata, senza possibilità di nuove indagini ed ulteriori accertamenti che
sarebbero incompatibili con il principio secondo cui l’operatività della causa
estintiva, determinando il congelamento della situazione processuale esistente
nel momento in cui è intervenuta, non può essere ritardata: qualora, dunque,
il contenuto complessivo della sentenza non prospetti, nei limiti e con i
caratteri richiesti dall’art. 129 cod.proc.pen., l’esistenza di una causa di non
punibilità più favorevole all’imputato, prevale l’esigenza della definizione
immediata del processo. Secondo il consolidato orientamento della
giurisprudenza di legittimità, qualora già risulti una causa di estinzione del
reato, addirittura la sussistenza di una nullità (e pur se di ordine generale)
non è rilevabile nel giudizio di cassazione, “in quanto l’inevitabile rinvio al
giudice di merito è incompatibile con il principio dell’immediata applicabilità
della causa estintiva” (in tal senso, ex plurimis: S.U. 28/11/2001, Cremonese;
S.U. n. 35490/2009, Tettamanti). E’ sufficiente richiamare succintamente,
nel caso concreto, la ineccepibile motivazione della sentenza impugnata
(fg1.4-5)

laddove si è evidenziato il quadro di indizi – grave preciso ed

univoco – da cui era raggiunto l’imputato, veduto dai Carabinieri,in

un

quartiere di Taranto notoriamente frequentato da spacciatori, mentre veniva
avvicinato da un giovane acquirente in sella ad un ciclomotore che,dopo
essersi rivolto al Labriola ed al correo Guida (che lo affiancava), aveva
consegnato danaro al primo ricevendo un ” qualcosa” da Guida. Sopraggiunti i
militi, il Labriola si era allontanato con atteggiamento indifferente;i1 Guida
aveva invece subito ingoiato dei piccoli involucri di colore bianco, il cui
contenuto era intuitivamente individuabile, atteso il contesto fattuale
dell’azione.I due imputati erano stati altresì trovati in possesso di danaro in

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sindacato di legittimità ai fini dell’eventuale applicazione del secondo comma

contanti: 195,00 euro, il Labriola; 59,00 euro. Il Guida, inoltre, condotto al
locale nosocomio, si era rifiutato di sottoporsi a lavanda gastrica.
L’impugnata sentenza deve essere pertanto annullata senza rinvio perché
estinto il reato per prescrizione.

PQM

prescrizione.
Così deciso in Roma,lì 1° luglio 2014.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per

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